Snam scommette sulle rinnovabili
«Saremo leader nel gas verde»

Alessia Gozzi
MILANO

Come sarà il mondo nel 2050? L’Europa punta a emettere zero CO2 e Snam «getta i semi » per poter guidare la transizione energetica e diventare un «leader anche nei gas rinnovabili». Innovazione, sostenibilità e gas verde sono le parole d’ordine di Marco Alverà e della Snam del futuro. Appena riconfermato alla guida del colosso dell’energia (Luca Dal Fabbro è stato nominato presidente), il manager spinge sull’acceleratore. Archiviato un 2018 brillante, con utili in crescita del 7,4% a oltre un miliardo di euro e titolo ai massimi storici, il piano industriale prevede un programma di investimenti che punta anche a disegnare la «Tomorrow’s energy company» (Snamtec), la Società energetica del domani.

Avete messo sul piatto 5,7 miliardi al 2022, una fetta dei quali andranno ai nuovi business della transizione energetica. Quali sono?

«Questi investimenti – 850 milioni in Snamtec – sono dei semi: da azienda infrastrutturale tradizionale vogliamo arrivare ad essere un leader nel trasporto e stoccaggio di rinnovabili, sempre più vicini al territorio e più digitali. In concreto, le tipologie di investimento seguono quattro direttrici: biometano e gas rinnovabile, mobilità sostenibile, efficienza energetica e nuove tecnologie».

Avete appena avviato la prima sperimentazione dell’immissione di idrogeno nella rete gas: quali sono i vantaggi?

«Se l’obiettivo è arrivare a zero emissioni di CO2 nel 2050, il tema è come gestire l’intermittenza delle fonti rinnovabili come l’eolico e il solare. È la grande questione della stagionalità e dello stoccaggio di energia, di cui si parla troppo poco. L’energia rinnovabile può essere trasformata in idrogeno tramite l’elettrolisi, quindi trasportata e stoccata grazie alle nostre infrastrutture. Siamo partiti inserendo in una parte della rete di metano un 5% di idrogeno, è un esperimento iniziato a Contursi, nel Salernitano, e durerà un mese. Siamo i primi in Europa a farlo sulla rete di trasporto, servendo dei clienti industriali ».

Il gas verde può essere la chiave della transizione energetica?

«Diventerà un settore importante. Oggi siamo solo all’inizio e noi vogliamo essere leader. L’Europa ha un potenziale al 2050 di 270 miliardi di metri cubi di gas rinnovabile (circa 170 miliardi di metri cubi di idrogeno e 100 miliardi di biometano), in grado di facilitare il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione con un risparmio annuo di 217 miliardi di euro. Questa è la transizione più radicale: il gas verde è una fonte rinnovabile nuova, conveniente e disponibile quando serve».

Il futuro della mobilità punta sempre più sull’elettrico. C’è spazio anche per il metano?

«Nel settore auto le stime prevedono al 2030 una quota ambiziosa del 20-25% di elettrico. Ci sarà quindi spazio anche per il gas, che costa la metà di benzina e diesel e sostanzialmente non ha emissioni di polveri. Ma non ci sono solo le auto. Ad esempio, molte navi del futuro saranno a metano. E recentemente abbiamo firmato un accordo con FS Italiane e Hitachi per lo sviluppo dei treni a metano per sostituire vecchi motori diesel».

Quale è il modello nei nuovi business?

«Stiamo acquisendo nuovo know how rilevando piccole e medie imprese italiane, una sorta di venture capital. Nel biometano, ad esempio, abbiamo comprato la società di Pordenone Ies».

In tema di efficienza energetica come vi state muovendo?

«Operiamo principalmente su condomini e uffici. Attraverso la controllata TEP abbiamo elaborato una soluzione che punta ad autofinanziarsi con il risparmio sui consumi e la cessione del credito d’imposta. Finora gli interventi (cappotto, infissi e centrali termiche) sono stati proposti a 300 condomìni in tutta Italia, aiutando i proprietari a finanziare la riqualificazione energetica dei loro edifici».

Cosa significa Industria 4.0 nel settore energetico?

«Significa digitalizzare la rete, utilizzare droni e sensori. Ma anche aggregare competenze per innovare e spingere i nostri fornitori a farlo. Ogni nostro operaio è dotato di iPad. Adottiamo sistemi di machine learning per la previsione dei consum i . A n – c h e g r a z i e alla digitalizzazione otterremo 60 milioni di risparmi entro il 2022 con un organico in crescita per i nuovi business ».

Snam punta a espandersi anche all’estero. Dopo lo sbarco in Grecia, siete stati apripista in Cina: avete stretto accordi già nel 2018 e poi anche durante la visita di Xi Jiping.

«Il mercato gas cinese era più piccolo di quello italiano fino a poco fa, tra vent’anni sarà grande circa 10 volte: significa che in questi anni Pechino deve fare quello che Snam partendo da Enrico Mattei ha fatto in 75 anni. Il Paese dovrà realizzare gasdotti, terminali di rigassificazione, stoccaggio. Basti pensare che oggi l’Italia ha stoccaggi per il 20% dei fabbisogni mentre la Cina solo del 3%. Questo sul business tradizionale, poi c’è tutta la transizione energetica. Noi vogliamo vendere servizi preservando il nostro know-how, far crescere i business di Snamtec e, con la giusta cautela, valutare se ci sono le condizioni per fare di più».

È ottimista sul futuro dell’azienda Italia?

«Sono ottimista di natura e lo sono anche sull’Italia, perché abbiamo un’enorme ricchezza di capacità imprenditoriale e di inventiva. Penso che sul fronte delle infrastrutture ci sia molto da fare, ma vedo dei movimenti nella giusta direzione. Ogni euro investito in Italia da una società infrastrutturale come Snam ha un effetto tre volte superiore sul Pil».