Un grido dagli Usa: viva l’Italia
Le strategie di Philip Morris
«Bologna punta di diamante»

dall’inviato
Luca Bolognini
WASHINGTON

«VIVA L’ITALIA». Per Marc Firestone, presidente delle relazioni esterne di Philip Morris International, il Belpaese ha un ruolo chiave nelle strategie del colosso Usa. E per farlo capire ancora più chiaramente pronuncia queste tre parole nella lingua di Dante. «Quando abbiamo lanciato Iqos, il nostro dispositivo che riscalda il tabacco, siamo partiti da Milano e Nagoya, in Giappone. A Bologna – prosegue in un incontro con la stampa italiana a margine del Global Tobacco and Nicotine Forum di Washington – abbiamo la nostra punta di diamante per quanto riguarda la produzione degli Heets (le cartucce che vanno inserite nel dispositivo per poter usare Iqos, ndr). Ora siamo presenti in 48 Paesi e i nuovi prodotti rappresentano circa il 14% dei ricavi netti dell’azienda».

Quali sono le sfide che state affrontando, sia da un punto di vista legislativo che di comunicazione?

«Per noi la parola chiave è innovazione. Vogliamo offrire agli adulti che non hanno alcuna intenzione di smettere di fumare una valida alternativa rispetto ai prodotti tradizionali. In Italia, ad esempio, circa 12 milioni di persone utilizzano sigarette regolarmente. I dati medi a livello mondiale dicono che solo il 10% dei fumatori smette da un anno all’altro. Iqos è diretto proprio a chi non vuole abbandonare il tabacco e cerca una soluzione che non preveda la combustione. Come per qualsiasi settore, la sfida principale per le innovazioni è riuscire a operare in un contesto regolamentare che sia al passo con i tempi».

In che senso?

«Le sigarette sono più o meno le stesse che c’erano nel 1935. Negli ultimi dieci anni, invece, abbiamo fatto passi da gigante sui prodotti alternativi. Grazie alla ricerca, siamo in grado di fornire alle persone che vogliono continuare a usare tabacco alternative che generano un vapore con livelli di sostanze chimiche significativamente ridotte rispetto a quelle presenti nel fumo di sigaretta. Le proiezioni dell’Oms dicono che il numero dei fumatori da qui al 2025 non è destinato a calare, anche per effetto dell’aumento della popolazione: se queste nuove tecnologie vengono rallentate, ai tabagisti che non smettono non resterà altro che la sigaretta». Che cosa significa per voi avere ottenuto l’autorizzazione a commerciare Iqos negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration, l’ente che si occupa di regolamentare il mercato dei prodotti alimentari e farmaceutici? «È stato fondamentale. Nella relazione è scritto nero su bianco che l’introduzione di Iqos sul mercato statunitense è appropriata alla tutela della salute pubblica (perché rilascia meno tossine rispetto alle sigarette combustibili, ndr)». Negli Usa le malattie polmonari e le morti legate ai composti che vengono utilizzati nelle e-cig stanno sollevando un polverone. Queste polemiche stanno danneggiando anche voi? «Ovviamente in America c’è molta preoccupazione per quanto sta accadendo con le sigarette elettroniche che, a differenza di Iqos, devono ancora ottenere un via libera formale alla commercializzazione da parte dell’Fda. Questi prodotti potranno restare nei negozi almeno fino al 2020 per ottemperare agli obblighi. Se non ci riusciranno, dopo un anno dovranno essere tolti dagli scaffali». Come pensate di scoraggiare i giovani a iniziare a fumare Iqos? «Abbiamo adottato rigidi protocolli per quanto riguarda la commercializzazione e la comunicazione, per assicurare che Iqos sia rivolto esclusivamente a maggiorenni che siano già fumatori. Non vogliamo che i minorenni utilizzino i nostri prodotti. L’autorizzazione Fda pone una serie di paletti per evitarne un uso indesiderato. E posso garantire in prima persona che i commessi nei nostri negozi lo sanno bene». Cosa vuole dire? «Ho partecipato personalmente a una delle sessioni di formazione per il personale commerciale. Mi sono fatto inserire nel corso di formazione e ho visto come si comportavano i colleghi. A tutti viene spiegato di allontanare i minori e di chiedere sempre ai potenziali clienti maggiorenni se sono già fumatori. Se non lo sono, anche loro vengono invitati a non comprare Iqos».