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È il momento di ristrutturare casa
La bussola di MutuiOnline
per trovare il finanziamento giusto

MILANO

I SEGNALI DI RIPRESA dell’economia insieme con l’ampia liquidità a disposizione delle banche sta spingendo al rialzo il mercato dei finanziamenti per l’acquisto dell’auto o i mobili e soprattutto per approfittare dei robusti sconti fiscali e ristruttura la propria casa.

COSÌ i prestiti hanno riconquistato la fiducia dei consumatori e nel primo trimestre dell’anno hanno registrato l’ennesimo aumento degli importi medi richiesti ed erogati. Si domandano in media 11.427 euro, un dato che non ha mai smesso di crescere dal lontano 2012, mentre le banche hanno concesso in media in questa prima parte dell’anno 11.833 euro, la somma più importante dal secondo semestre del 2015. Il buon momento del mercato dei prestiti emerge dall’ultima indagine dell’Osservatorio di Prestitionline.it (aggiornato al 31 marzo 2018), il sito di comparazione di prodotti di credito al consumo in Italia che fa capo al gruppo MutuiOnline.

«IN GENERALE – commenta Roberto Anedda, direttore marketing del gruppo Mutuionline –la disponibilità di liquidità a basso costo ha permesso di trasferire sui consumatori offerte a tassi interessanti dopo i mutui anche al settore dei prestiti». Nella classifica della domanda di finanziamento (sul portale Prestitionline.it, che compara in particolare le offerte di istituti specializzati nel credito al consumo e delle nuove piattaforma del cosiddetto social lending, il prestito tra privati, le richieste sono arrivate a quota 200-300 al giorno) spicca quella relativa alle ristrutturazioni edilizie. L’attaccamento alla casa, lo stato di salute non proprio buono degli immobili residenziali e gli incentivi fiscali, hanno spinto al primo posto i prestiti con questa finalità con una quota del 23,4% sulle richieste totali di finanziamento e del 32,2% sul totale delle erogazioni da parte delle banche.

LA FIDUCIA ha portato gli italiani anche ad allungare le durate dei finanziamenti. Il 21,1% dei prestiti richiesti ha una durata di 60 mesi, seguita dai 48 mesi con il 15,4%. Guadagnano qualche decimo di punto i 72 mesi (12,9%), i 96 mesi (3,8%) e la durata più lunga, 120 mesi (6%). In aumento, aggiunge Anedda, sono anche gli importi. Quasi un terzo delle richieste (30%) è per una somma compresa tra i 5.000 e i 10.000 euro, seguito dall’intervallo dei 2.500-5.000 (25,9%).

AUMENTANO di qualche decimo di punto le fasce superiori e uguali ai10.000 euro, in special modo l’ammontare dai 15.000 ai 20.000 euro che tocca il 15,4% del totale. A richiedere i finanziamenti sono soprattutto gli abitanti del Nord Italia (36,4%), la fascia d’età tra i 36 e i 45 anni (33,6%), i dipendenti a tempo indeterminato (74,4%) e chi ha un reddito compreso fra i 10 e i 20.000 euro (46,5%). Dal lato delle erogazioni, due dati si discostano maggiormente dalla domanda: il primo è quello professionale, con l’85,7% dei prestiti effettivamente concessi a chi ha un impiego a tempo indeterminato, l’altro riguarda il reddito del richiedente, che nella metà dei casi è ricompreso fra i 20.000 e i 30.000 euro. Segno in entrambi i casi che banche e finanziarie danno evidentemente maggiore credito e fiducia a chi ha una posizione lavorativa e di reddito più solida.

MA TRA le offerte degli istituti specializzati e quella delle piattaforme, sono più convenienti queste ultime? «Si tratta di una convenienza da valutare attentamente – conclude Anedda -. L’offerta diretta è in genere più trasparente e più semplice per i criteri e i tempi di erogazione. Le piattaforme, che intermediano i prestiti tra privati, hanno tempi di erogazione più lunghi, spesso richiedono garanzie aggiuntive e spese di istruttoria e gestione pratica che incidono sul Taeg e spesso a una maggiore componente di rischio del richiedente vengono applicati tassi più alti rispetto a quelli inizialmente pubblicizzati».

 

Contro corrente di ERNESTO PREATONI

IL TEDESCO PENTITO: L’ITALIA SI RIBELLI

NON CAPITA tutti i giorni di trovare un economista tedesco che è stato anche vice ministro delle Finanze dire che l’Italia, se vuole salvarsi, deve compiere un atto di ribellione contro lo strapotere della Germania. Queste affermazioni, che condivido in pieno, sono contenute in un’intervista a Heiner Flassbeck (nella foto), l’uomo che fra il 1998 e il 1999 insieme a Lafontaine e al cancelliere Schroeder trattava la nascita dell’euro. Con grande onestà intellettuale, riconosce che tutta l’operazione venne fatta seguendo la scia del marco. Era il modello considerato più virtuoso in Europa, per i partner era difficile proporre alternative. «L’euro è stato costruito come voleva la Germania», rivela Flassbeck. All’Italia furono imposte condizioni penalizzanti, a cominciare dal cambio a 1936,27. Le conseguenze non tardarono. La nostra bilancia commerciale che registrava attivi record (40 miliardi di dollari nel 1996) diventò sempre più fragile fino al rosso del 2002 (primo anno dell’Euro). Quella tedesca, che aveva fatto registrare pesanti disavanzi per la forza del marco, cambiò verso.

OGGI L’ATTIVO TEDESCO, pari a 289,1 miliardi, è superiore a quello della Cina di 193,3 miliardi. L’attenzione politica (a cominciare da quella del presidente Trump) è concentrata su Pechino, mentre il vero problema è la Germania. E l’Italia? In queste condizioni è un cavallo azzoppato. Che cosa dovrebbe fare? La ricetta di Flassbeck è molto diretta: «Il governo di Roma deve andare a Bruxelles a battere i pugni sul tavolo, minacciando l’uscita dall’euro». Solo così, secondo l’ex vice ministro, sarà possibile scuotere la rigidità dei tedeschi. Bisogna spingere il governo tedesco (dove la componente di sinistra pesa più di prima) a promuovere una legislazione che faccia salire i salari. Si otterrebbe così un doppio risultato: migliorare le condizioni di vita dei lavoratori tedeschi e, a causa della minore competitività, abbattere il surplus commerciale della Germania. E se il tentativo fallisse? Non resterebbe, dice Flassbeck, che seguire le ricette degli economisti che hanno studiato le procedure per abbandonare l’euro

Di |2018-05-02T11:13:57+00:0002/05/2018|Dossier Mutui|