Macchine agricole, un affare italiano
Assalto ai mercati del Mediterraneo

Il supporto di FederUnacoma

Marocco, Algeria, Tunisia ed Egitto possono lanciare la nostra industria a livello globale

di Gabriele Tassi
ROMA

Il tesoro che sta al di là del mare. Potrebbe essere più vicino di quanto si pensi la El dorado (la città d’oro) del settore agricolo. Il Mediterraneo la separa dalle nostre coste: Paesi come il Marocco, l’Algeria, la Tunisia, l’Egitto possono assumere ruoli sempre più importanti nella geografia dei mercati per la nostra Penisola, oggi uno dei principali produttori a livello mondiale di macchine e attrezzature per l’agricoltura. Forte di un tessuto produttivo composto da numerose aziende distribuite sull’intero territorio nazionale ma con una presenza più massiccia in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, questo specifico settore della meccanica copre ogni segmento merceologico, da quello delle trattrici e mietitrebbiatrici a quello delle macchine per i trattamenti alle colture, fino a quello vastissimo della componentistica .
Un ruolo fondamentale già l’export lo gioca: l’industria italiana di settore – rappresentata in seno a Confindustria da FederUnacoma – infatti realizza un fatturato annuo di oltre 11 miliardi di euro, dei quali una quota prossima al 70% proviene dalle esportazioni. Francia, Germania e Stati Uniti sono i tre principali Paesi verso i quali le industrie italiane indirizzano la propria produzione, ma proprio i nuovi mercati che stanno emergendo possono rappresentare, in un prossimo futuro, un importante sbocco. Aree del nord Africa che negli ultimi dieci anni sono stati frenate soprattutto dall’instabilità politica, mostrano nel 2019 tassi crescenti d’investimento nella meccanica agricola e promettono incrementi che possono essere un’ulteriore rampa di lancio dell’industria italiana già presente in questi Paesi.
Questo avviene, peraltro, nel contesto di un’evoluzione della domanda di prodotti alimentari, che vede diminuire la quota coperta dai cereali a vantaggio dei prodotti ortofrutticoli che stanno entrando in modo sempre più consistente nella dieta alimentare dei vari Paesi e che richiedono, in fase di produzione, tecnologie meccaniche specifiche.
Tra i mercati emergenti per il made in Italy ci sono anche quelli dell’America Latina, dell’Europa orientale, dell’India e dell’Estremo Oriente. L’India si è affermata in questi anni come il maggior mercato al mondo, con un assorbimento di circa 800 mila trattrici nel solo anno 2018, e se la stessa Cina esprime una domanda imponente di macchinario agricolo che può essere in parte coperta da prodotti made in Italy. Per seguire l’evoluzione dei mercati nelle varie aree del mondo, FederUnacoma, realizza iniziative promozionali ed eventi fieristici di livello internazionale.
Oltre a organizzare EIMA International , la seconda più grande rassegna al mondo dopo l’Agritechnica di Hannover, che si terrà a Bologna nel novembre 2020, FederUnacoma organizza Agrilevante (nella foto l’edizione 2019), la rassegna internazionale dedicata alla meccanizzazione per i Paesi del Mediterraneo, che si tiene negli anni dispari alla fiera di Bari, mentre per presidiare il mercato indiano organizza EIMA Agrimach, dicui dal 3 al 5 dicembre prossimo si terrà la sesta edizione a New Delhi. Strategiche rispetto ai mercati emergenti sono nuove fiere che la federazione dei costruttori italiani sta progettando in diversi Paesi. Un progetto in corso è quello di un’esposizione a Mendoza in Argentina da realizzare nel 2021.

Coltiviamo il futuro

Il settore chiede Gps e software
Ma i contributi sono un calvario

di Davide Gaeta

Tra i termini che periodicamente entrano ed escono dalle classifiche di ciò che va di moda quando si parla del settore primario, ultimamente ricorre con sempre più frequenza la citazione dell’agricoltura 4.0. Ma cos’è in realtà? In pratica, nasce a metà anni ‘90 sfruttando tecnologie satellitari, Gps e software sui macchinari finalizzati a eseguire interventi agronomici mirati ed efficienti. Il suo successo è dovuto al fatto di rappresentare la sommatoria tra agricoltura di precisione e web, ovvero l’uso interconnesso di diverse tecnologie finalizzate a migliorare resa, qualità produttiva e le condizioni di lavoro. Pur avendo ancora una ridotta incidenza in termini economici rispetto al potenziale che potrà sviluppare e nonostante gli indubbi vantaggi che offre in termini di riduzione dei costi ed i benefici in termini qualitativi che apporta incide, infatti, appena il 3 % circa della superficie coltivata ed è stimata per un valore intorno ai 100 milioni di euro.
Cosa fare per potenziarne lo sviluppo con un sistema produttivo agricolo che ha forte necessità di rinnovare il suo parco mezzi? La questione si sposta sul problema dei contributi per la meccanizzazione. Si tratta di contributi economici erogati dalle Regioni provenienti da fondi Europei secondo una percentuale di massima intorno al 40%. Sin qui si direbbe un ottimo aiuto. Peccato che dal momento dell’emissione del bando all’utilizzo del mezzo acquistato intercorra un calvario che solo gli agricoltori sanno quanto posso fortemente minare l’equilibrio psichico oltre che finanziario del titolare dell’impresa. Tonnellate di carta, preventivi, sottoboschi di fornitori di servizi per accedere al bando, graduatorie, iva persa e quindi 22% in meno del contributo sul valore dell’acquisto da rimborsare, interpretazione dei funzionari a macchia di leopardo. Insomma, il risultato è che spesso si preferisce accedere ad un sano mutuo bancario, se concesso, rinunciando ai contributi.

Davide.gaeta@univr.it