LUCA PATANÈ, PRESIDENTE DI UVET

Uvet, il big dei viaggi batte il ’fai da te’
«E con Blue Panorama voleremo in alto»

Luca Balzarotti
MILANO

«SAPEVO POCO, ma ho capito subito due cose: volevo fare l’imprenditore e non sarei mai diventato un manager per conto di altri proprietari ». Il primo giorno di lavoro: era il 1989. Due anni prima Luca Patanè aveva ricevuto a sorpresa «la cartolina del militare accompagnata da quel ‘Oh, finalmente tocca anche a te’ del portiere del condominio ». Lo racconta nell’ufficio del quartier generale di Milano (Bastioni di Porta Volta) «con l’orgoglio di chi ha trasformato un’ottima agenzia viaggi in un gruppo internazionale che fornisce un’offerta verticale di servizi legati al turismo » sottolinea il presidente di Uvet. Un gruppo da 36 aziende e 38 sedi operative, con un giro d’affari di 2,9 miliardi di euro, 1.641 addetti, più di mille agenzie viaggio a cui si è aggiunta le gestione diretta di quattro hotel e resort e 11 aeromobili dopo l’acquisizione delle compagnia aerea Blue Panorama.

Torniamo a quel primo giorno…

«Un giorno particolare, purtroppo. Mio padre si è ammalato mentre facevo il militare. Ho dovuto capire chi sarebbe stato il capo di Uvet e fare alcune scelte. Il primo giorno di lavoro in azienda sono entrato in punta di piedi. Era un mondo che non conoscevo, prima del militare ero uno studente e mio padre mi ha tenuto lontano dall’azienda: voleva che mi concentrassi sugli studi. Poi, per la serie ‘se li conosci li eviti’, ho eliminato i vari soci, ho liquidato anche alcuni parenti e ho capito che sarei stato io a dare l’impronta all’azienda. Un’impronta basata sulla tecnologia e la globalizzazione che ha rivoluzionato quel piccolo negozio dove si respirava l’odore della carta delle brochure turistiche e si sentiva il rumore assordante di timbri che pesavano mezzo chilo l’uno».

Nel 1995 diventa Ad, poi presidente fino a oggi. Qual è stata la svolta per diventare un colosso del turismo?

«L’accordo con American Express nel 2000. Uvet aveva bisogno di un partner internazionale per aprirsi al resto del mondo. Con quell’intesa, l’azienda ha smesso di essere un’ottima agenzia viaggio di Milano con una rete di qualche filiale e una quarantina di dipendenti e ha iniziato nuovi business. Anche l’atteggiamento è cambiato: inizialmente mi relazionavo con American Express con un atteggiamento di inferiorità, poi alla pari e ora i rapporti di forza si sono rovesciati ».

Quali sono stati i passi successivi per l’internazionalizzazione?

«Mi piace ricordare alcune scelte strategiche come l’apertura di un ufficio a Bucarest nel 2005 che si è occupato del back office. Quest’operazione ha permesso al gruppo di abbassare le spese di gestione. Ora la tecnologia consente di razionalizzare diverse attività, tra cui il back office, che potrà tornare in Italia. Un’altra scelta felice è stata l’acquisizione di una società in Francia con pochi giorni di vita: ho imparato a interloquire con il sindacato francese, non è semplice».

L’anno scorso si è chiuso con l’acquisto del tour operator Settemari e della compagnia Blue Panorama. Cosa risponde a chi l’ha giudicata un azzardo?

«Siamo un’azienda sana, pronta a cogliere le opportunità del mercato. Settemari è stata un’occasione per ampliare il business e diventare da distributori a tour operator. Abbiamo inserito la gestione diretta di alcuni hotel, ma ci mancava ancora un tassello: ho partecipato all’asta e ho rilevato Blue Panorama diventando presidente della compagnia aerea. Posso dire con orgoglio di essere uno dei pochi imprenditori ad aver tirato fuori i soldi di tasca mia in un comparto difficile: ora abbiamo un vettore che trasporta i turisti».

Quali sono i primi risultati della sua gestione di Blue Panorama?

«L’anno scorso è andata abbastanza bene, quest’anno meglio. Nel 2017 la compagnia ha servito 54 destinazioni di cui 16 intercontinentali e ha trasportato 1,5 milioni di passeggeri impiegando 500 persone. Nel 2018 tra le nuove destinazioni introdotte ci saranno anche Cina e Capo Verde».

Uvet è pronto per la Borsa?

«È un obiettivo da raggiungere tra due o tre anni. Oggi siamo ancora una società di famiglia, è importante raccogliere capitali anche in Borsa ».

È previsto l’ingresso della terza generazione?

«Mia figlia sta completando gli studi in Hospitality a Boston, e poi sarà pronta. Mio figlio lavora già nell’ufficio in Svezia dedicato all’online. Entrambi sono appassionati di turismo».

Lo sviluppo di una divisione dedicata a internet è la risposta alla concorrenza dei viaggi ‘fai da te’ organizzati senza la mediazione delle agenzie?

«La concorrenza del fai da te si è sentita. L’abbiamo assorbita e abbiamo sviluppato una sezione dedicata all’e-commerce dove, per ora, si possono acquistare solo biglietti, come per esempio Flyuvet. Presto metteremo a disposizione pacchetti con biglietti e strutture alberghiere. D’altronde, l’e-commerce in Italia è nato con l’acquisto dei biglietti online di aerei, treni e traghetti ».

Uvet a parte, dove investe il Patanè risparmiatore?

«Credo che un imprenditore oggi debba investire in due campi. Nell’innovazione e nel sociale. Ho scelto di investire in Digital Magics, un incubatore di startup quotato all’Aim. Lo ritengo utile perché ci sono idee che possono essere decisive per lo sviluppo della propria azienda. A livello sociale, nel 2011 ho avviato la Fondazione Atlante che sostiene la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale ed eventi di solidarietà».

Si rivede nella definizione di imprenditore mecenate?

«Credo che tutti lo debbano essere, a seconda delle proprie possibilità, a favore della comunità dove l’impresa ha sede o opera. Tra i progetti sostenuti dalla nostra Fondazione ricordo il restauro di tre sale di Palazzo Ducale di Mantova dopo il terremoto in Emilia, il restauro della Pala di Pigello Portinari, due opere di Francesco Hayez, un’opera di Marino Marini del Museo del Novecento di Milano. Quest’anno stiamo trattando con Brera per il restauro di un’opera di De Chirico. Atlante ha raccolto anche donazioni per le popolazioni colpite dal terremoto di Haiti. E in Kenya, dove Uvet è presente per turismo, vuole dotare la regione di un dispensario farmaceutico per la popolazione locale».

Di |2018-10-02T09:24:26+00:0026/06/2018|Primo piano|