LUCA DESIATA

Gli scacchi, palestra ideale per manager
L’ad di Sogin: «Insegno le mosse giuste per gestire le scorie radioattive italiane»

Francesco Gerardi
ROMA

QUANDO, dove e per mano di chi siano nati, con certezza nessuno lo sa. Le loro origini sprofondano nella notte dei tempi, in Oriente, avvolte da una coltre impenetrabile di mistero. Da millenni, però, sapienti e intellettuali sanno con certezza che questo mirabile concentrato di filosofia e scienza, arte e logica, poesia e matematica che chiamiamo scacchi, non è soltanto un gioco. E se vittoria e sconfitta, e forse la vita stessa, hanno un banco di prova, di certo è un tavoliere con 64 caselle.

Lei tiene lezioni sugli scacchi ai dirigenti d’azienda. Perché?

«Sono il gioco dell’intelletto per eccellenza. Non c’è alea, solo strategia. Nessun alibi se si perde: non si può incolpare la sorte o l’arbitro. E se si vince, è solo perché si induce l’avversario all’errore. Sulla scacchiera ognuno è artefice del proprio destino. Ed è per questo che saper giocare a scacchi è fondamentale per i manager e aiuta a migliorare i processi decisionali nelle imprese: sono l’ambiente di test ideale per sperimentare il proprio stile manageriale».

A PARLARE è uno scacchista, certo, ma che di giorno è impegnato a muovere tutt’altri pezzi su ben altra tavola: quella di una grande compagnia di Stato. Luca Desiata è infatti l’amministratore delegato di Sogin, la società incaricata del decommissioning degli impianti nucleari e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Ingegnere diplomato al Sant’Anna di Pisa, 46enne, ha alle spalle una fulminea carriera da manager internazionale. Ma non sono studi e incarichi prestigiosi a stupire. Semmai, è l’eclettismo da uomo rinascimentale redivivo. Scacchista, cultore del latino, enigmista e curatore d’arte, Desiata, con lo pseudonimo di Lucas Cupidus, è il direttore-ideatore delle riviste di cruciverba Hebdomada Aenigmatum in latino e Onomata Kechiasmena in greco antico. Racconta con rammarico di non essere riuscito solo per un cavillo a tenere un cda in latino fra manager di lingue diverse. Ma non finisce qui. È il curatore del programma ‘Mecenati del XXI secolo’ e del progetto di crowdsourcing ‘pptArt’. Un vulcano. Insieme al mitico ex campione del mondo russo, Anatolij Karpov, ha pubblicato il libro ‘Scacchi e strategie aziendali’. Oggi divide il suo tempo fra impegno istituzionale e quello di organizzatore di corsi meravigliosamente singolari, come quello di ‘Business Latin, il latino per il manager moderno’.

Desiata, quando ha iniziato a giocare?

«A 12 anni. In biblioteca trovai un libro. Giocavo contro me stesso: nel paesino in Molise dove sono cresciuto non c’era nessun altro che giocasse. A 17 anni giocai una simultanea contro Garry Kasparov e, anni dopo, vinsi il torneo europeo di studenti del master in business administration».

Scacchi e business. Come nasce il connubio?

«Ha notato che i set di re e regine abbondano sulle brochure delle principali scuole di business internazionali? Come metafora del fare impresa sono perfetti. Però, poi, mi sono accorto che il parallelo rimaneva solo uno slogan o veniva travisato. Nessuno si era cimentato ad approfondirlo. Nel 2008 ero responsabile delle strategie internazionali di Enel e, insieme a scacchisti di valore mondiale e professori universitari, ho iniziato a studiarlo seriamente. Le ricerche sono state lunghe, ma il libro è un distillato comprensibile a tutti».

Qualche esempio?

«Il capitolo più affascinante è sui meccanismi del pensiero strategico che un manager segue quando prende decisioni. Poi parlo delle strategie di marketing, che negli anni Settanta andava di moda affrontare con ‘L’Arte della guerra’ di Sun-Tsu. Ho recuperato questo approccio con gli scacchi per le strategie aziendali. Parlo anche di negoziazione e teoria dei giochi. Quando nasceva questa teoria, durante la Guerra Fredda, si giocò l’incontro del secolo tra il sovietico Spasskij e l’americano Fischer».

Una partita a scacchi complessa è quella del deposito nazionale delle scorie radioattive. Il tema è tornato attuale, si è parlato della Sardegna e ci sono state polemiche…

«Le decisioni finali spettano alla politica. Ma giudico l’accelerazione degli ultimi mesi positiva. È stato riportato all’attenzione un progetto infrastrutturale di grande importanza per il Paese e riaperto un dossier fermo dal 2015. Mi aspetto dal nuovo governo un dibattito sereno e trasparente per la messa in sicurezza del territorio».

Di |2018-06-12T10:31:22+00:0012/06/2018|Imprese|