LUCA COLOMBO

Facebook, lezioni di economia
«Uno specialista digitale nei cda
per utilizzare al meglio il web»

Daniela Laganà
MILANO

«LA MISSIONE di Facebook è fare in modo che l’insieme di tecnologie e competenze che possiamo accomunare sotto il termine ‘digitale’ sia sempre più al centro dell’agenda del Paese, delle aziende e delle persone». Luca Colombo, 48 anni, di cui gli ultimi otto trascorsi come Country director Italia del social network fondato da Mark Zuckerberg, non ha dubbi sul valore aggiunto di una maggior presenza della sfera digitale nella nostra società.

L’Italia cresce meno di altri Paesi, quanto pesano in questo le scarse o minori competenze digitali nelle nostre aziende?

«In Italia tendiamo sempre a estremizzare, ma io non sarei così drastico. Il ritardo digitale non è l’unica causa, esistono altri fattori che impattano sul ritmo di crescita dell’economia. Tuttavia, implementare l’ambito digitale può aiutare a ridurre questo gap. Basti pensare che internet espande il tuo potenziale mercato di riferimento permettendoti di valicare i confini nazionali. E in questo senso è indirizzato anche l’impegno di Facebook per le imprese».

In che modo?

«I numeri parlano da soli: ogni mese in Italia oltre 31 milioni di persone utilizzano Facebook e 14 milioni Instagram, senza contare il bacino di utenza di Google, Amazon o LinkedIn, per citare qualche altro player del web. Il nostro impegno è proprio spiegare alle aziende come utilizzare al meglio i nostri strumenti e, al tempo stesso, quale grande opportunità possano essere per raggiungere nuovi potenziali clienti e aumentare il proprio business».

Qualcuno vi ha seguito in questa direzione?

«Creare una pagina Facebook è gratuito e non ha nessun ritorno in termini monetari per noi, ma è un primo step che fa aprire gli occhi. Due settimane fa, al Forum dell’economia digitale, di cui siamo promotori insieme ai Giovani imprenditori Confindustria, abbiamo presentato alcune storie di successo come quella di Lanieri. In quel caso l’azienda si è mossa da sola, studiando e imparando a usare la nostra piattaforma in maniera innovativa. In situazioni simili finisce che impariamo qualcosa anche noi».

In passato ha lanciato l’idea di introdurre un Chief digital officer nel board di ogni azienda. Una proposta concreta o solo una provocazione?

«Diciamo un suggerimento, che in alcuni casi è stato anche recepito. Il nodo per le aziende non è solo quello di acquistare tecnologia, ma di possedere le conoscenze per sfruttarne a pieno tutte le potenzialità. Ecco, la presenza di un Cdo all’interno di cui consiglio di amministrazione serve a tutto questo».

E come?

«Sedere in un cda significa poter dialogare con le sfere alte dell’azienda, quelle che prendono le decisioni strategiche, e ciò permette al Chief digital officer di incidere sulla diffusione delle attività funzionali a questo tipo di sapere. Insomma, nelle aziende occorre qualcuno che non solo conosca e comprenda la materia in tutte le sue sfaccettature, ma che abbia un peso tale affinché questo ‘verbo digitale’ penetri nei vari settori e arrivi a tutte le figure».

Facebook e i social network hanno finito per influenzare o cambiare radicalmente anche la comunicazione aziendale…

«Il mondo è cambiato in questi anni e, piaccia o non piaccia, continua a farlo sempre più rapidamente proprio grazie al digitale. Le opportunità sono mutate e le imprese hanno acquisito conoscenza ed esperienza per massimizzare l’utilizzo di questi nuovi strumenti. Valuto positivamente quanto è avvenuto».

È un trend che continuerà?

«Se posso azzardare una previsione, sì. Il cambiamento è all’ordine del giorno. Ad esempio, noi di Facebook ci siamo orientati verso il mobile perché abbiamo rilevato che l’accesso ora avviene soprattutto tramite cellulare. Se le esigenze e le necessità dei consumatori mutano, bisogna adeguarsi. Essere un’azienda che ha il cliente al centro significa questo, perché solo ascoltandolo e capendo cosa vuole si può offrire davvero un prodotto vincente».

Insomma bisogna restare vigili per capire cosa chiede il mercato e non restare indietro rispetto ai propri clienti. Ma esiste una ricetta vincente da seguire?

«Purtroppo no. Oggi non solo si deve trovare la formula giusta per il proprio business, ma far sì che questa formula si adatti nel tempo per continuare a essere vincente. Esiste poi un’ulteriore complicazione: una volta ciò che non funzionava veniva abbandonato e dimenticato, ora invece seguire questa logica non paga più perché, se magari sono cambiate le condizioni, il fallimento di un tempo più diventare un successo nel presente. Quindi non solo non esiste un’unica ricetta vincente, ma nemmeno una ricetta vincente che valga per sempre».

Quali sono i prossimi step di Facebook?

«Abbiamo delineato una strategia a 3, 5 e 10 anni. Nel breve periodo i nostri investimenti sono rivolti ad alcuni prodotti/servizi già maturi come Facebook e Instagram, che oggi rappresentano un po’ la nostra offerta centrale e che le aziende conoscono e usano. Nel medio periodo però vediamo una grande opportunità di crescita nella messaggistica istantanea (WhatsApp e Messenger), nei video e soprattutto nei gruppi, un universo che mostra alti livelli di aggregazione. Basti pensare che 1 miliardo e 400 milioni di persone nel mondo utilizzano un gruppo almeno una volta al mese».

E nel lungo periodo?

«Da qui a 10 anni gli obiettivi sono intelligenza artificiale, realtà aumentata e connettività per i Paesi in via di sviluppo. Nei primi due stiamo investendo molto e ci aspettiamo grandi ritorni».

Di | 2018-07-16T16:13:58+00:00 16/07/2018|Imprese|