LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE

«Il Balsamico è solo di Modena»
Crociata contro i pirati dell’aceto
per difendere tradizione e qualità

Valerio Gagliardelli
MODENA

IL DILAGARE delle contraffazioni, insieme alle battaglie legali intraprese negli ultimi anni a difesa della propria autenticità, sono senz’altro gli argomenti che più agitano il sonno del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena Igp. Che è anche un protagonista attivo nel sistema di vigilanza italiano, dove l’azione sanzionatoria del ministero, l’unico a poterla esercitare, è spesso indirizzata dalle segnalazioni dello stesso Consorzio, costantemente impegnato anche nel monitoraggio commerciale in Europa, negli Stati Uniti e sulle principali piattaforme di e-commerce.

«ABBIAMO ottenuto una serie di successi incoraggianti – spiega a riguardo Federico Desimoni, direttore generale del Consorzio di Tutela – ma la battaglia è lontana dall’essere conclusa. Oggi siamo anche impegnati in una lotta contro l’uso evocativo del termine ‘Balsamico’ nei condimenti: i primi provvedimenti, sia a livello civile che amministrativo, sono molto positivi in quanto riconoscono la fattispecie dell’evocazione in prodotti diversi dall’Igp. Ora però stiamo affrontando il caso più importante, quello portato di fronte alla Corte di Giustizia Ue dalla Suprema Corte Federale tedesca». Una procedura, quest’ultima, che nelle previsioni dovrebbe concludersi entro la fine del 2020 con un esito definitivo, che senz’altro nel settore inciderà parecchio sul tema della lotta alle contraffazioni negli anni successivi.

«DOBBIAMO difendere quei produttori – continua Desimoni – che sono costretti a confrontarsi con la concorrenza sleale di soggetti che, attraverso l’uso ambiguo di espressioni che richiamano la denominazione registrata, vogliono agganciarsi e approfittare della reputazione secolare dell’Aceto Balsamico di Modena. Ma in questo modo difendiamo pure i consumatori, che rischiano di esser ingannati o semplicemente condizionati tramite strumenti di comunicazione illeciti ed illegittimi».

DECISIVA in questo senso anche la collaborazione tra il Consorzio e la pubblica amministrazione locale, finalizzata alla salvaguardia di tutto il territorio modenese e della sua economia. Così come sta dando i suoi frutti anche la strategia coordinata dal Consorzio di Tutela dell’Igp assieme al suo omologo dell’Aceto Balsamico Tradizionale Dop: sempre più spesso i due enti condividono le stesse sfide ai prodotti evocativi. Negli ultimi anni, ad esempio, si sono moltiplicati i tentativi di creare nuovi condimenti cosiddetti ‘balsamici’, che hanno cercato di inserirsi nel segmento di mercato della Dop. Alcuni procedimenti sono pendenti in Italia, in Germania e in Francia, altri si sono chiusi con i primi provvedimenti positivi, altri ancora – sempre all’estero – si sono risolti in via extragiudiziale.

«SONO precedenti importanti anche questi – conclude Desimoni – perché stanno a significare che i soggetti coinvolti nelle contestazioni hanno riconosciuto le ragioni del Consorzio e la solidità giuridica delle argomentazioni presentate. Il messaggio che stiamo veicolando è che esiste un solo autentico Aceto Balsamico di Modena, ed è quello che viene dall’Italia. Da Modena». Inoltre nei Paesi extra Ue non ci sono norme specifiche a tutela delle Igp, quindi in quei casi il Consorzio deve ricorrere allo strumento della registrazione del marchio: l’ultimo esempio di questa strategia arriva dall’iter concluso di recente negli Stati Uniti.

La curiosità In America spopola l’insalata che fa fare figli

LOS ANGELES

LA CHIAMANO «The salad», la si può trovare al Caioti Pizza Cafè di Los Angeles e in tanti in città e in tutti gli Stati Uniti la conoscono come l’insalata che induce il travaglio e quindi il parto. Un momento che le donne che sono arrivate al termine della gestazione, timore a parte, vorrebbero a un certo punto accelerare.

CONTIENE lattuga romana, crescione, noci, gorgonzola e una vinaigrette al balsamico, poi una miscela segreta di erbe, una ricetta di famiglia, che i proprietari non vogliono rivelare e che sarebbe proprio quella che produce l’effetto di indurre il travaglio: la credenza (perché non esistono dati scientifici a supporto al momento) ha decisamente conquistato le future mamme in decenni, convinte che mangiarla sia stato il fattore scatenante della rottura delle acque, per alcune avvenuta ad appena quattro ore di distanza dal pasto.

I NOMI dei bimbi nati dopo il consumo dell’insalata sono annotati mensilmente su una lavagna e in questi giorni, il caffè ospita almeno 15 donne gravide al giorno: qualche giorno fa anche l’attrice e cantante Hilary Duff (nella foto), in attesa del suo secondo figlio che sarà un maschietto. «Questa insalata si suppone faccia andare in travaglio. Caioti Cafè non mi deludere» ha scritto su Instagram l’attrice (anche se nel suo caso non pare aver funzionato). Un post che ha riacceso l’attenzione, anche mediatica. La dottoressa Donnica Moore, ginecologa, spiega a Today.com che «non ci sono prove cliniche che alcuni cibi o erbe possano dare il via al travaglio», ma si dice anche convinta che «la maggior parte delle donne – in gravidanza o meno – dovrebbe godere dei benefici per la salute dati dal mangiare più insalate».

Di |2018-10-29T15:54:50+00:0029/10/2018|Focus Agroalimentare|