L’orgoglio della tradizione

«Non siamo scappati
noi puntiamo sull’Italia»

La sfida di NeroGiardini

L’ ITALIA CHE VA e ci crede anche: Enrico Bracalente, per tutti NeroGiardini, entro fine anno chiude una operazione da 40 milioni di euro che porterà al raddoppio della sua azienda «perché contiamo di crescere da qui al 2020, e cioè nell’arco di tre anni, toccando i 300 milioni di fatturato. E sono prudente». Altri 11-12mila mq per la nuova sede. Un anticipo sui tempi, uno sguardo nel futuro, per questo gruppo che conta 400 dipendenti diretti e altri 2.500 di indiretti.

Crescere come e dove?

«Soprattutto sull’estero dove stiamo rafforzando tutta la nostra rete vendita attraverso 22 agenti, quattro dei quali nella sola Germania».

Perché così ottimista?

«Perché quando tutti delocalizzavano negli anni Novanta, noi abbiamo scelto di restare a produrre in Italia. E adesso questa scelta sta pagando e stiamo vedendo un ritorno della clientela che sceglie le cose fatte bene, che durano e al giusto prezzo».

Tradotto?

«Qualità, buon rapporto sul prezzo ed anche design. Finito il tempo della scarpa che dura una stagione. Le nostre le porti per anni».

A che fascia di mercato punta Nero Giardini?

«Target medio, diciamo che il nostro cliente è quello che viaggia tra i 1.300 euro e i 1.500 euro e che può spendere intorno alle 200 euro per acquistare una scarpa».

Buon rapporto qualità-prezzo?

«Dico una cosa: è arrivata da noi in fabbrica un signora tedesca che aveva visitato anche fabbriche in Vietnam ed è rimasta stupefatta nel vedere come si lavora. Traduco: noi abbiamo lo 0,26% di resa e cioè di scarpe che hanno difetti e che vengono restituite contro una media del 2% a livello nazionale. Con le scarpe fatte in Cina arriviamo anche al 12%. Queste sono cose che pagano».

Ha creato qualche dissenso la sua decisione di non partecipare più alle fiere del settore. Perché?

«Sono dell’idea che le fiere per aziende come la mia siano superate. A Milano fra l’altro abbiamo terminato di ristrutturare un immobile a corso Venezia dove riceveremo lì i nostri clienti. Con i soldi spesi in Fiera apriremo fra l’altro punti vendita anche a Parigi e Londra».

Va di moda la digitalizzazione: lei cosa fa?

«Noi abbiamo fatto grandi investimenti con lo scoppio della crisi: nuove tecnologie e quindi digilitalizzione, strategie di marketing, ricerche di mercato e soprattutto assistenza ai clienti. Tutte cose che abbiamo iniziato a fare nel 2009, quando è scoppiata la crisi».

Rapporto con i clienti?

«Abbiamo puntato sulla qualità più che sulla quantità: siamo passati nel corso degli anni dal 27 per cento di insoluti al 7 per cento. Fattore questo che ci dà una grande tranquillità»

Export Ascoli la provincia regina nelle Marche

STANDO ad uno studio di Confartigianato-Cna regionale la provincia marchigiana che ha ottenuto la miglior performance sotto il profilo della esportazione è quella di Ascoli Piceno che ha messo a segno un +25,5 per cento di crescita nei primi nove mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un balzo forte (l’export italiano ha fatto segnare un + 0,6%) grazie alla produzione dei medicinali, un effetto trascinamento che ha avuto effetto benefici sull’ambito di tuttas la regione.

Al secondo posto dietro Ascoli, c’è la provincia di Ancona che ha fatto segnare un più 1,8%, seguita da Pesaro che sale dell’1,3%. Sui livelli dello scorso anno la provincia di Macerata, mentre ha avuto un crollo molto sensibile (3,7 per cento), la provincia di Fermo che ha un tessuto economico quasi esclusivamente legato al settore calzaturiero e che ha pagato la crisi russa.

Di | 2018-05-14T13:15:01+00:00 21/12/2016|Focus Distretti|