L’affare del retroporto a Santo Stefano Magra
Sbloccati 40 milioni per trattare le merci

Enzo Millepiedi

LA SPEZIA

L’ ANTIDOTO ai corridoi doganali che spingono la merce dal porto direttamente verso le aree lontane di destinazione, sottraendo ricchezza ai territori di arrivo dei container, per gli operatori spezzini, pubblici e privati, non è solo nel Centro unico di controllo doganale che velocizzerà ancora di più i tempi della sosta (entrerà in funzione dalla prossima primavera). Ma è anche nel piano di potenziamento dell’area retroportuale di Santo Stefano Magra e nella razionalizzazione degli spazi dove potranno insediarsi aziende specializzate nella lavorazione delle merci dentro i container per smistarli e avviarli alle rispettive destinazioni. Il messaggio lanciato dagli stati generali di spedizionieri, agenti marittimi e doganalisti è al porto che si fa sfuggire troppa ricchezza se limitato alla sua funzione di scalo. La port authority ha risposto velocizzando il piano di investimenti sull’area di Santo Stefano in base all’accordo con l’ente Ferrovie e con l’impiego di 40 milioni di euro, risorse già sbloccate. C’è chi chiama Santo Stefano la banchina lunga del porto, chi la individua come centro retroportuale. Ma al di là delle definizioni, questo polmone a 7 chilometri di distanza dallo scalo, servito dal raccordo che immette nella Spezia-Parma e nella Livorno-Genova, e da binari diretti a quello che è il nodo Fs nord-sud, è una formidabile infrastruttura che aspetta solo di essere attivata in tutta la sua potenzialità. Ed è appunto quello che sta accadendo nella convinzione che il vero valore aggiunto di un porto commerciale come quello spezzino, secondo porto nazionale per i servizi di destinazione finale, non si può limitare allo sbarco e all’imbarco dei container ma risiede nella lavorazione delle merci. Come dire: Santo Stefano deve diventare il perno, il motore non solo del trasporto ma anche e soprattutto della logistica. E i numeri ci sono tutti. A cominciare dalla concordanza di intenti tra enti pubblici e operatori privati che ha già realizzato il pre-clearing, cioè il controllo in mare sulle navi in arrivo per avviare subito a destinazione l’80 per cento delle merci. Controllo che con il nuovo Centro che unifica tutte le competenze, da quelle doganali a quelle igienico-sanitarie e di sicurezza, ridurrà anche i costi di stazionamento.

Federica Montaresi, responsabile studi e sviluppo dell’Authority, cosa significa strategicamente l’area di Santo Stefano Magra?

«Il punto di forza del sistema portuale e logistico del porto della Spezia».

Con quali spazi a disposizione?

«88.000 metri quadrati nei quali è prevista la riorganizzazione del layout dei binari per la realizzazione di una piattaforma intermodale attrezzata con mezzi di sollevamento idonei al carico dei convogli ferroviari, offrendo la possibilità di spostare su rotaia le merci riducendo il traffico su gomma».

Il potenziamento consentirà un notevole sviluppo.

«Si prevede la trasformazione dello scalo merci con 8 binari di 650 metri di lunghezza in terminal ferroviario portuale attraverso una nuova infrastrutturazione delle aree che permetta arrivi e spedizioni di treni completi come accade nei binari portuali. La modalità ferroviaria già oggi rappresenta oltre il 30% della domanda di traffico container con l’obiettivo di incrementarla fino al 50% nel medio periodo. Fondamentale intanto è la realizzazione del nuovo fascio di binari fino 750 metri di lunghezza. I lavori partiranno nei primi mesi del 2018».

La sfida prioritaria è dunque lo sviluppo del sistema ferroviario?

«Il sistema ferroviario del Porto della Spezia è costituito da tre scali che permettono l’inoltro dei treni verso il Nord Italia diretto ai principali mercati inland, passando dalla linea Pontremolese o dalla linea Pisa–Firenze–Bologna (per Toscana, Emilia Romagna e Veneto) e dalla tratta La Spezia– Genova–Milano (per Lombardia e Piemonte). In media ora vengono operati circa 200 treni la settimana».


Il segreto di Porto Lotti
club esclusivo per gli yacht
Nuova darsena 20 anni dopo
per attirare barche da sogno

LA SPEZIA

ALL’INIZIO fu Porto Lotti, pionieristico risultato della prima, ardita e riuscita conversione da cantiere di demolizioni navali in Marina per gli yacht, scelti alla fine al posto di un terminal da destinare ai traghetti passeggeri. Mente e realizzatore di un progetto che all’alba degli anni Novanta sembrava fin troppo avveniristico fu l’industriale Luciano Lotti. L’idea vincente è stata quella di sfruttare due caratteristiche della location: la vicinanza all’immediato retroterra emiliano e lombardo e un golfo naturale super protetto e navigabile anche in inverno. Inaugurato nel 1996 il porto turistico non solo si è sviluppato in maniera straordinaria imponendosi con la formula del «vivere la nautica in un club esclusivo», ma ha anche «aperto» il Golfo della Spezia, che ospita la base navale della Marina Militare, un porto commerciale ad altissima efficienza e la grande cantieristica navale, ai brand mondiali che negli anni si sono installati alla sua destra e alla sua sinistra: San Lorenzo, Ferretti, Perini Navi, Baglietto e Fincantieri Yacht come divisione del grande gruppo italiano.

A VENTUNO ANNI dall’inaugurazione, Porto Lotti, che è in procinto, in sinergia con un marchio come il Parco delle Cinque Terre, di partecipare al Boot di Dusseldorf, il maggior salone europeo di terra, si è presentato al mercato con una nuova, elegante e funzionale darsena per super yacht in risposta tempestiva all’evoluzione di questo mercato in forte espansione nel Mediterraneo. La sua offerta è così ad amplissima gamma con 520 posti barca per yacht dai 12 ai 90 metri, e con possibilità di attracco per barche da oltre cento metri, con nessun limite per il pescaggio. È così che Porto Lotti è entrato ancora una volta in quel futuro che ha sempre anticipato proprio grazie alla nuova Darsena, bella, elegante, funzionale, protesta sul golfo e forte di un Marina con i servizi al top – piscina, tennis, beauty farm, ristorante, bar, supermarket, palestra, cinema, sala convegni, tennis, eliporto – che vedono aumentare il ruolo di un porto che si conferma «cuore del Mediterraneo». Emblematici sono stati i primi tre arrivi, visto che si è trattato della Motonave Yersin, della Stella Maris e poco dopo dell’avveniristico Exuma di Perini Navi.

PASSEGGIANDO sulle ortogonali composizioni del pagliolato in cotto sulla imponente banchina della Nuova Darsena avverti – d’ altronde – immediata la sensazione di trovarti in un salotto in prima fila sul mare. E avverti anche la forza e la potenza delle strutture sovradimensionate per garantire la massima sicurezza sia in manovra sia in sosta, quanto la ricca dotazione dei servizi di un Marina di classe internazionale, dotato anche di un cantiere per le manutenzioni piccole e importanti.

L’OFFERTA di servizi esclusivi rendono ora il Marina ideale luogo di residenza anche per superyachts oltre i 60 metri, con 14 ormeggi, fino a 90 metri, incluso un posto transito da 180 metri, uno dei pochi disponibili nel Tirreno. E si rafforza così lo standard a 5 Stelle, certificato dal RINA «MaRina Excellence» conseguito nel 2013 con il punteggio massimo, a testimonianza della qualità dei servizi e la sostenibilità ambientale delle opere a terra e a mare. e. m.