L’ITALIA BIO NELLA RICERCA DI NOMISMA

Boom di negozi in dieci anni
Ma ora è la grande distribuzione
la portaerei del mercato biologico

Francesco Gerardi
MILANO

CHE L’ITALIA sia sempre più ‘bio’ e ‘verde’ non è solo una percezione soggettiva: lo dicono chiaramente i risultati delle ultime indagini e ricerche scientifiche. Certo, le file dei visitatori ai grandi eventi come il Sana o delle famiglie alle casse dei negozi specializzati, in passato così rari e oggi presenti praticamente ovunque, anche nei piccoli centri, sono un indizio inequivocabile che molto è cambiato nei gusti e nei giudizi dei consumatori sul mondo dell’agricoltura biologica e della salute naturale.

LA SENSAZIONE trova però conferma nell’indagine condotta da Nomisma per l’Osservatorio 2018 del Sana di Bologna, che ha preso in analisi 200 punti vendita specializzati in prodotti bio. Iniziamo allora a vedere i numeri. La rete di punti vendita specializzati ha raggiunto, nel 2017, quota 1.437 unità (+13% rispetto al 2013 e addirittura +111% rispetto al 1993); oltre la metà (il 60%) si trova nel Nord Italia, il 23% nel Centro e il resto, la quota minore, nel Sud.

CHE IL BOOM sia recente è spiegato da un dato: quasi la metà dei negozi ha aperto solo nell’ultimo decennio. Il 27% dei punti vendita, inoltre, aderisce a un’insegna, e a questa quota va aggiunta una rilevante componente di negozi affiliati con contratti di tipo commerciale (oltre il 30% del totale). NON solo bio: l’indagine di Nomisma ha poi evidenziato che la maggior parte dei negozi propone anche il ‘non-food’. Tra gli scaffali si trovano anche prodotti naturali e con certificazione bio per l’igiene della persona (nell’81% dei casi), cosmetici (76%), prodotti erboristici (63%). Presenti anche i prodotti per l’igiene e la cura della casa, proposti dal 73% dei punti vendita.

PER QUANTO riguarda le motivazioni, nell’indagine emerge che il motivo principale che spinge ad aprire un negozio di alimentari biologici è quello di offrire prodotti salutari (indicato dal 51% dei negozi), il 38% è motivato dallo scopo di offrire una scelta etica, mentre solo l’8% indica come primo motivo la crescente domanda dei consumatori.

VENIAMO ora all’aspetto economico. Il canale specializzato bio, si parla della categoria ‘food & beverage’, nel 2017 ha realizzato vendite per 865 milioni di euro, segnando per la prima volta una battuta d’arresto (-3% rispetto al 2016). MA la frenata si spiega con il rafforzamento della grande distribuzione nel segmento bio, in precedenza appannaggio esclusivo dei negozi specializzati. La novità degli ultimi quindici anni, infatti, è il forte ampliamento degli assortimenti bio nelle grandi catene (+330%), in cui si segnala la notevole capacità di innovazione nei prodotti a marca del distributore.

A SOFFRIRE maggiormente sono le vendite di prodotti confezionati (-3,6% rispetto al 2016), mentre la categoria fresco e freschissimo (-1,8%) mostra maggiori capacità di tenuta, rappresentando inoltre un’ancora importante per i punti vendita del canale (il 34% del giro d’affari si riferisce al mondo del fresco).

LA LETTURA dei trend delle vendite ha differenti dinamiche anche per tipologia di negozio: sono gli indipendenti a mostrare una frenata più brusca nelle vendite (-4,4% rispetto al 2016) rispetto a quanto registrato tra i negozi appartenenti a catene (-2,7%). Il trend delle vendite per area geografica mostra un rallentamento più forte al Centro (-4,4%) e meno intenso al Nord (-2,5%) e al Sud (-1,9%). TRA i tanti aspetti interessanti della ricerca di Nomisma c’è anche quello relativo ai clienti: il clientetipo è donna (si scopre che nel 79% dei punti vendita la clientela è infatti soprattutto femminile), tra i 35 e i 45 anni (50%), con figli di meno di 12 anni (43%) e con un reddito medio- alto (78%).

Di |2018-10-02T09:24:18+00:0004/09/2018|Imprese|