L’IT FORUM TRA RIMINI E MILANO

I trader in rete compiono 20 anni
Tra euforie e delusioni cocenti
cresce un esercito di ‘scalper’

Andrea Telara

MILANO

AZIONI, obbligazioni, fondi o prodotti derivati? Per il popolo dei trader online, cioè gli italiani che quasi ogni giorno comprano e vendono strumenti finanziari via internet, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Sono ormai oltre 20 anni, infatti, che la maggior parte delle banche e delle sim offre servizi di negoziazione sui mercati finanziari attraverso il web, con piattaforme assai sofisticate che permettono di accedere alle più importanti piazze borsistiche mondiali, da Tokyo a Wall Street passando per Milano o Francoforte fino ad arrivare al Chicago Mercantile Exchange, il più importante listino internazionale per la compravendita dei contratti derivati sulle materie prime. Dopo oltre 4 lustri di vita, il trading online made in Italy può essere considerato un settore maturo, che ha ormai attraversato almeno tre o quattro stagioni. C’è stata una prima fase di euforia fino all’anno 2000, in cui l’abitudine di fare investimenti via internet si è diffusa a macchia d’olio tra migliaia di nostri connazionali, spingendo molte banche e sim italiane e straniere a offrire servizi di negoziazione sul web anche ai clienti privati. Poi ci sono stati almeno un paio di cicli positivi e negativi, in seguito agli alti e bassi delle borse. Infine, dopo la crisi finanziaria del 2007-2008, è iniziata una lenta stabilizzazione, il cui il settore del trading online ha confermato un trend già manifestatosi sin dalle origini: la polarizzazione tra due segmenti di clientela.

NEL NOSTRO PAESE, infatti, c’è una nicchia d’avanguardia, composta da qualche migliaio (o decina di migliaia) di appassionati che, in gergo tecnico, si chiamano scalper. Si tratta di investitori che effettuano ogni giorno numerose operazioni sui mercati finanziari, utilizzando programmi software assai sofisticati. Poi c’è una massa milioni di piccoli risparmiatori privati che hanno un conto online abilitato alla negoziazione dei titoli, ma lo utilizzano saltuariamente per fare qualche operazione durante l’anno, ad esempio per comprare un’azione o un bond che poi tengono nel portafoglio per settimane o mesi interi. Di statistiche aggiornate e puntuali su quanti siano gli investitori scalper e quanti i trader meno abituali al momento non ve ne sono. Fino a 7-8 anni fa si dedicava a queste rilevazioni la società di consulenza e revisione Kpmg, in un gruppo di lavoro coordinato dall’analista Anna Ponziani. Dopo essere uscita dall’organico di Kpmg per dedicarsi alla libera professione, Ponziani ha continuato i suoi studi sulla finanza online, concentrandosi soprattutto sul profilo e sul comportamento degli investitori che operano via internet. In una ricerca effettuata da Ponziani in occasione dell’ultima edizione dell’ITForum di Rimini, la più importante manifestazione nazionale dedicata al settore del trading online, è emerso per esempio che i trader italiani sono in prevalenza maschi (il 92% del totale), hanno in molti casi un’età compresa tra 35 e i 54 anni (51%) e risiedono per lo più nelle regioni del Centro Nord (87%).

TRA I PRODOTTI finanziari su cui investono di più, al vertice ci sono le azioni (il 58% dei trader le compra), gli Etf (exchange traded fund, acquistati abitualmente dal 28% degli scalper online ), le valute (29%), i derivati e le opzioni (28%). Un po’ meno gettonati sono invece i titoli di stato e le obbligazioni, negoziate secondo il sondaggio da circa il 25% dei trader. La maggior parte degli investitori attivi su internet ha dichiarato di usare per le negoziazioni il computer fisso di casa (74%), ma alcuni operano contemporaneamente anche su altri dispositivi come gli smartphone (33%), i pc portatili (32%) e il tablet (23%).

 

Contro corrente
di ERNESTO PREATONI

LA VOLONTÀ POPOLARE È INUTILE IN EUROPA

CON LE URNE chiuse da poche ore tutti i notiziari e i giornali sono pieni di analisi e commenti sul voto. Che cosa farà Mattarella? Quale sarà la geometria delle alleanze? Come reagiranno i mercati? Nessuno che dica una verità molto semplice: la politica nazionale non conta nulla perché non governa più il bilancio dello Stato. Chiunque prenderà la guida del Paese dovrà seguire quello che viene deciso a Bruxelles. Il risultato è quello che vediamo: senza politica di bilancio non c’è più l’essenza stessa della politica. C’è solo manutenzione dei conti. Una maniera per prendere tempo sperando che, prima o poi, accada qualcosa che risolva i problemi del debito pubblico sempre troppo grande, dello sviluppo sempre troppo fragile e della disoccupazione che non accenna a scendere come ci ha appena spiegato l’Istat. Il confronto elettorale ha un senso solo se ci sono programmi alternativi. Una sfida sulle idee e sulle cose da fare. Il pilota automatico imposto dall’Europa invece rende il voto sempre meno importante.

COME stupirsi, allora, dell’avanzata del partito del non voto? Né la situazione è migliore in Germania o in Spagna. Berlino aspetta da cinque mesi un governo. La nascita dipende dal referendum interno alla Spd, il cui segretario, in campagna elettorale dichiarato, che mai si sarebbe piegato ad una nuova edizione della grande coalizione. Chissà perché l’avrà detto. Madrid cerca ancora una soluzione al problema catalano. Quel che è certo è che già da oggi, finita la grande fiera delle promesse, in Italia ci sarà da redigere il Def e, soprattutto, decidere su ammontare e contenuti della solita manovra correttiva per evitare l’aumento di Iva e delle imposte indirette.  Insomma, tra pochi giorni comunque vadano queste elezioni, si scoprirà che non sono servite a nulla. Il pilota automatico dell’Europa funziona, e sta distruggendo la volontà popolare.

 

Di | 2018-05-14T13:14:09+00:00 06/03/2018|Dossier Economia & Finanza|