L’intervista

Gozi rilancia i Trattati di Roma
«Allarghiamo la democrazia
Presidente Ue eletto dai cittadini»»

Giuseppe Catapano

ROMA

PARLIAMO di Europa tra passato e futuro con Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega agli affari europei ed esponente del Partito democratico. A suo parere il percorso dell’Europa può considerarsi in linea con la strada tracciata dai Trattati di Roma?

«Quei Trattati sono stati il più grande progetto politico realizzato nel ventesimo secolo. Dopo due guerre mondiali, abbiamo avuto sessant’anni di pace e prosperità. Siamo passati dalla generazione Auschwitz alla generazione Erasmus. L’obiettivo è stato raggiunto, ma l’Europa poteva e doveva essere qualcosa di più. C’è ancora molto da fare».

Ignazio Visco ha parlato di rischio paralisi politica mai così elevato.

«Non è un rischio, paralisi e immobilismo sono il nostro presente. Dopo la Brexit e l’elezione di Donald Trump, l’Europa si è riaddormentata. Il 25 marzo vogliamo rimetterla in cammino, altrimenti la disintegrazione cominciata proprio con la Brexit continuerà».

Qual è il problema?

«Il problema èla risposta troppo timida a due crisi: quella economica e quella dei migranti. Fino al 2008, l’Europa piaceva a tutti perché era vista come una positiva condivisione degli utili. Poi ci si è accorti che è necessario condividere anche rischi e perdite: e il conto nonlo vuole pagare nessuno, anche se il pranzo era buono…».

Gli Stati hanno badato prima di tutto a se stessi, lei dice.

«C’è stata poca democrazia. In questioni come sicurezza, immigrazione, diritti fondamentali, sociale hanno deciso molto i singoli governi e poco l’Europa in quanto tale».

Si esce dall’impasse riformando le istituzioni?

«La sfida è costruire una politica transnazionale con partiti transnazionali. Dobbiamo eleggere i parlamentari europei in liste uniche, uguali nei diversi paesi. È l’unico modo per dare vita e forza alla democrazia europea che oggi è più formale che reale».

E come si vince questa sfida?

«Una proposta: usiamo i 73 seggi dei britannici per eleggere deputati in liste transazionali. Parlo di liste che i partiti europei proporrebbero in tutto il continente e che rappresenterebbero non il territorio, ma una visione dell’Unione. Il capolista o la capolista, in caso di vittoria, dovrebbe diventare il presidente dell’Europa riunendole cariche che oggi appartengono a Juncker e Tusk. Avremmo meno presidenti in cerca d’autore e più legame tra il voto dei cittadini e le scelte».

Ritiene che si debba lavorare anche nella costruzione di un’identità europea?

«Quella c’è già. Ma potrebbe servire lavorare sulla cultura per rinsaldare il legame tra i popoli».

Euroscetticismo e nazionalismo sono un problema?

«Sì, perché sono il prodotto dell’Europa della paura. Paura del terrorismo, economica, dei cambiamenti geopolitici, del futuro: tutte reali, ma a essere sbagliate sono le risposte. Quelle giuste possono arrivare solo dal contesto adatto, cioè quello europeo».

Quale dei cinque scenari ipotizzati dalla Commissione si manifesterà da qui al 2025? «Difficile dirlo, la certezza è che serve un’Europa migliore. Il governo Renzi chiese a Juncker di fare in modo che il Libro bianco uscisse prima del 25 marzo perché vogliamo promuovere un’agenda di Roma per dare vita a un progetto di rilancio. Serve la volontà politica. E un gruppo di paesi deve prendere la testa di questo progetto».

Comincerà una nuova era?

«Vogliamo che sia così, lavorando intorno a grandi obiettivi: l’Europa della difesa, l’unione sociale, un vero governo dell’immigrazione e un’Europa dei giovani che moltiplichi le opportunità Erasmus. E deve cambiare il modo in cui governiamo l’euro, più focalizzato su crescita e investimenti».

Il discorso Costituzione è accantonato?

«Ora non ci sonole condizioni politiche per cambiare i trattati. Ma di sicuro, se torniamo a chiuderci nei confini, problemi come quelli ambientali, della sicurezza e del lavoro troveranno risposte peggiori di quelle che darebbe un’Europa più aperta e solidale».


I controlli Vertice superblindato, città divisa in zone

ROMA

DUE ZONE di massima sicurezza nel centro storico, con 39 varchi d’accesso e tiratori scelti sui palazzi, tremila agenti in strada e divieto di caschi, passamontagna e petardi al corteo dove sono attesi anche gli antagonisti di Eurostop. Roma si prepara all’appuntamento del 60esimo anniversario dei Trattati con un «imponente» piano di sicurezza messo a punto dalla Questura. Altissima l’attenzione sul centro storico, blindato per l’arrivo dei capi di Stato stranieri: occhi puntati sul corteo dei movimenti della piattaforma Eurostop, in programma nel pomeriggio del 25 marzo. Una protesta contro l’Europa cui dovrebbero partecipare antagonisti stranieri in arrivo da Francia, Germania e Grecia. In centro le bonifiche e i controlli scatteranno già da venerdì mattina. In campo anche cinofili, artificieri e tiratori scelti. La «zona blu», una sorta di «eurozona», dove graviteranno i leader politici, includerà l’area di piazza Venezia, Ara Coeli, piazza San Marco e Fori Imperiali. Sarà presidiata dalle prime ore del 24 marzo e alla mezzanotte dello stesso giorno scatteranno le chiusure al traffico e ai pedoni per effettuare le bonifiche.

VENTUNO I VARCHI d’accesso previsti. L’altra, la «zona verde», sarà una sorta di area cuscinetto. Includerà via IV Novembre, via Nazionale, costeggerà piazza della Repubblica e riscenderà fino a via del Corso lungo via del Tritone. Sarà operativa dal mattino di venerdì 24 e ci saranno 18 varchi di accesso, con presidi di polizia per effettuare i controlli. In quest’area, che non sarà interessata da chiusure al traffico, non verranno consentite manifestazioni. Sei c i sitin e cortei in programma quel giorno. Il più numeroso partirà da porta San Paolo alle 14 e arriverà alla Bocca della Verità. Il prologo sarà la riunione di oggi dei ministri dell’Interno del Gruppo di contatto sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale che riuniti i ministri di Algeria, Austria, Francia, Germania, Italia, Libia, Malta, Slovenia, Svizzera, Tunisia, nonché il Commissario Europeo per le Migrazioni, gli Affari interni e la Cittadinanza, Dimitris Avramopoulos.

Di | 2017-03-22T15:59:09+00:00 22/03/2017|Focus Nuova Europa|