L’INTERVISTA

Lube lancia la rivoluzione degli store
«Basta con i vecchi negozi di cucine
Ora offriamo bellezza ed emozioni»

Gaia Gennaretti
MACERATA

LE MARCHE, terra di arte, meravigliosa natura, e industrie. Questa regione ha dato i natali a tante grandi aziende che fanno dell’imprenditorialità marchigiana e del Made in Italy il loro cavallo di battaglia. Moda, calzature, elettrodomestici e cucine. Il Gruppo Lube di Treia (Macerata), ad esempio, è in continua ascesa e in controtendenza con l’andamento generale del mercato: nel 2017 ha chiuso con un fatturato di 190 milioni di euro ed è già tempo, per l’amministratore delegato Fabio Giulianelli, di bilanci per il 2018.

Giulianelli, è soddisfatto per come chiuderete l’anno?

«Per la fine del 2018 prevediamo una crescita del 4 per cento rispetto al 2017. Considerando tutti i fatti contingenti avvenuti durante l’anno e, soprattutto, questo rallentamento economico nell’ultimo semestre, riuscire ancora a fare una performance positiva ci dà la conferma che la strada che stiamo percorrendo è giusta. Questo ci dà la spinta per proseguire in questa direzione».

Quali sono le aspettative per il 2019?

«Stiamo portando avanti una politica volta all’apertura di nuovi negozi monomarca e queste sono le basi che dovrebbero rassicurare il nostro mercato. Avendo seminato così tanto, ci aspettiamo ancora nei prossimi anni dei risultati molto soddisfacenti».

Infatti la vostra strategia è volta proprio all’apertura di nuovi store Lube e Creo Kitchen, che offre la certezza del prodotto a un prezzo democratico. Si può dire che questo sia la vostra ricetta per combattere la crisi?

«La nostra espansione commerciale in questi ultimi mesi è stata estremamente importante, direi stupefacente. Da qualche anno abbiamo smesso di essere semplici fornitori di cucine. I nostri clienti, vedendo i profitti tratti dalle prime aperture, ci chiedono di poter occupare nuovi spazi. Ci sono poi nuovi retailer, titolari di plurimarca, che vedono in noi un’occasione per allargare il proprio business. Questa era una delle prerogative del nostro progetto. Ormai i nostri partner non sono più semplici gestori di negozi, ma veri e propri imprenditori che condividono la nostra vision e hanno una prospettiva di sviluppo. E i negozi sono centro di una bellezza, di una emozione che deve gratificare l’acquisto».

Nel solo mese di settembre avete inaugurato 18 store. Quali sono le previsioni per il prossimo anno?

«Ogni fine settimana inauguriamo dai 3 ai 5 negozi. Ne abbiamo oltre 230 in Italia, tra Lube e Creo, e la previsione è di raddoppiare, soprattutto con il brand Creo, nel corso del 2019».

Su quali regioni punterete?

«Al Sud questa nostra intenzione di aprire nuovi monomarca non interessava, stentavano a condividere la filosofia Lube. Più di recente però anche lì la tendenza è cambiata e stiamo iniziando a inaugurare nostri negozi anche in Puglia, Calabria e Sicilia».

E all’estero, oltre a India e America?

«Attualmente vale il 15 per cento del fatturato totale. Consideriamo estero quei Paesi che non hanno ancora aderito al nostro progetto, al nostro concept di negozio. Stiamo aprendo nuovi punti vendita e stiamo facendo capire, anche fuori dall’Italia, come il futuro sia incentrato sulla bellezza del negozio».

Cosa differenzia i vostri marchi dai competitor?

«È nostra intenzione andare controcorrente. Al sistema dell’ecommerce rispondiamo riportando il negozio al centro del processo d’acquisto, regalando emozioni a chi sta facendo uno sforzo economico. Noi diamo valore non solo al prodotto, ma anche al servizio. Il nostro auspicio è anche che il negozio si leghi al territorio e riceva da questo un’impronta, in un processo virtuoso di integrazione reciproca. In generale io non vedo un futuro per il negozio generalista. Noi vogliamo dare certezza alla specializzazione, vogliamo essere ‘la cucina’. In altre parole, non crediamo nel ‘total look’, offrire arredamento per tutte le stanze della casa significa perdere identità».

Quanto investite ogni anno nelle aperture?

«Nelle inaugurazioni di nuovi negozi stiamo investendo tra il 50 e il 60 per cento in più dell’anno scorso. Per noi un nuovo store è un investimento, appunto, non un mero costo, è la strategia che ci permetterà di avere certezza nel futuro».

Di |2018-12-03T15:02:42+00:0003/12/2018|Imprese|