Doris chiede spazio al ‘venture capital’
«Niente tasse sui Pir, mossa giusta
Il bail-in? Una follia averlo accettato»

Claudia Cervini

MILANO

DALLE COLPE dei banchieri a quelle dell’Europa, fino alla follia del bail-in e agli errori compiuti nel salvataggio delle goodbank. È un Ennio Doris a tutto campo quello che parla a Qn Economia & Lavoro nella sala conferenze diMilano3 a Basiglio, dove ha sede il gruppo Mediolanum, sua creatura che oggi presiede.

Presidente, di solito è più ottimista. Una ricetta per salvare economia e risparmiatori?

«Dopo anni in cui i governi hanno applicato una politica del rigore più che di espansione, più o meno giustificata dal livello del debito pubblico, ora l’esecutivo ha fatto una mossa azzeccatissima».

Sta parlando dei Piani individuali di risparmio?

«Il governo, attraverso i Pir, ha promosso agevolazioni e sgravi fiscali per investimenti diretti verso l’economia e le medie e piccole imprese. Noi protagonisti del settore del risparmio abbiamo un’opportunità storica per dare il nostro contributo e modernizzare il Paese».

A che punto siete?

«Siamo partiti a febbraio coi Pir quando i prodotti non erano ancora pronti ed eravamo nella fase della raccolta delle prenotazioni. Nel mese di aprile, ora che siamo a regime, abbiamo raccolto più di 300 milioni. Da solo, in termini di raccolta, voglio fare più di quanto ha previsto il governo per l’intero sistema».

Cioè?

«Io penso che solo il gruppo Mediolanum raccoglierà più di 3 miliardi quest’anno, mentre il mercato, secondo mie stime, dovrebbe farne 10 nei 5 anni. Finanziandosi con capitali di rischio e prestiti a medio termine le imprese e si potranno quotare».

L’Italia è ancora un Paese bancocentrico…

«L’80% dei finanziamenti alle imprese e ai privati in Italia viene dalle banche, negli Usa la percentuale è pari al 30. Lì le società di venture capital diventano azioniste delle imprese. In America si investe nelle idee diventando soci non finanziandole. Se si è azionisti anche se in sette idee su dieci si perde il denaro le tre che rimangono bastano per compensare: da soci, infatti, si moltiplica il valore. In Italia questo manca e siamo in una situazione di rigidità vincolata al prestito».

Se non è ancora successo è anche un po’ colpa dei banchieri.

«Dalla fine degli anni Sessanta in Italia si è diffuso un clima anti-impresa che si è poi tradotto in leggi. In questo clima le banche non hanno agito come le concorrenti americane che hanno per prime creato i fondi di venture capital. Si è in qualche modo voluto che l’economia fosse bancocentrica».

Mediolanum farà la sua parte?

«Siamo già entrati in un fondo chiamato United Ventures, fondato dall’ex ad di Google Italia Magrini che investe nelle Pmi tecnologiche. Abbiamo messo la nostra fiche anche in Tenax Capital un altro fondo per finanziare le imprese. Il nostro contributo perché questi protagonisti nuovi si affermino lo abbiamo dato, ma serve tempo: i Pir possono accelerare questo processo. Se fanno affluire denaro sul mercato le aziende quotate trovano più facilmente finanziamenti a medio termine e sottoscrizioni di aumenti di capitale: si crea un mercato più liquido più grande dove più aziende si possono quotare».

È d’accordo con l’intervento statale in Mps e nelle banche venete?

«Non c’è dubbio. Il Bail-in è una follia, abbiamo fatto male ad approvarlo e ad accettarlo: parte da un presupposto giusto, ma arriva a conclusioni sbagliate. Se una banca va male è giusto chiuderla, ma bisogna salvaguardare tutti i clienti e anche i dipendenti con ammortizzatori sociali».

Che cosa pensa della vicenda delle quattro banche salvate che sta giungendo a conclusione?

«Servivano complessivamente 4,5 miliardi per salvare anche le obbligazioni subordinate, in parte in mano ai privati. Invece sono stati messi 3,7miliardi scegliendo di non salvare i bond subordinati. È stata una scelta politica. L’Europa ha detto: se noi salviamo i bond subordinati che sono rischiosi è come dare via libera ai risparmiatori per fare operazioni rischiose. Peccato che nessuno sapesse cosa stava sottoscrivendo. Dovevamo tirare fuori 4,5 miliardi poi rivendere le banche risanate; avremmo portato a casa quasi tutti i soldi; invece ne abbiamo tirati fuori 3,7, i clienti di quelle banche sono tutti scappati e quei milioni di bond subordinati sono costati miliardi».

E Atlante? Teme per la svalutazione dell’investimento?

«No, sta succedendo quanto previsto. Io sarò contento, avevo detto, se perderemo solo la metà dei soldi. Col senno di poi verserei di nuovo quelle risorse perché se in quella fase le banche venete andavano in Bail-in succedeva un disastro. Per chiudere il buco occorreva una dichiarazione dello Stato che dicesse: “Ci siamo noi, la gente non deve più temere niente”. Mettendo i soldi, senza questa dichiarazione, abbiamo comprato solo tempo».