L’INNOVAZIONE IN FABBRICA

Stabilimento alla giapponese
Così Toyota solleva il mondo
E crescono fatturati e assunzioni

Simone Arminio

BOLOGNA

L’INNOVAZIONE più spinta alla Toyota Material Handling – produzione di carrelli elevatori, alla periferia di Bologna – è un angolo dai separé rossi, in ferro, zeppo di fogli scritti. «Qui ogni mattina i responsabili di ogni settore si incontrano – spiega l’addetto che sta guidando il tour in fabbrica di un gruppo di imprenditori associati a Confindustria Emilia – e per cinquanta minuti al massimo discutono del funzionamento e del miglioramento della produzione». Tre i momenti: apertura di un problema, discussione delle contromisure, soluzione del problema. E poiché verba volant e scripta manent, scrivono tutto. Per questo i muri, in tutto lo stabilimento, sono zeppi di fogli. Ogni foglio è un problema produttivo. Ogni problema è preso in carico dai capi-reparto e finisce nello spazio del check-point. Lì la griglia è standard. Presenta un riquadro per un’eventuale foto e poi quattro domande prestampate: cosa è successo; perché è successo; perché il gestore della funzione non se n’è accorto; quali sono le contromisure.

DA NESSUNA parte è previsto che si espliciti chi ha causato il problema. «Ma quella – mette le mani avanti Stefano Cortiglioni, business Development Director di Toyota Academy – è un’informazione che non ci interessa. Noi vogliamo capire perché una cosa è successa e cosa possiamo fare per risolverla, non certo avere qualcuno da punire». C’è molta filosofia dietro, e il motivo è quasi scontato, a pensarci: Toyota è giapponese, e giapponese è la sua organizzazione industriale, che più che un metodo è una corrente di pensiero. Si chiama kai-zen, e vuol dire miglioramento continuo. Ha permesso a questa fabbrica alle porte di Bologna, che fino al 2001 era della famiglia Maccaferri e si chiamava Cesab, di passare dai 3.600 carrelli all’anno del 2001 ai 16.300 di oggi: 78 al giorno, 2 al minuto, con la produzione limitata a un solo turno. Cosa è cambiato? È raddoppiato il personale, spiega Cortiglioni, da 250 ai 546 di oggi. Ma è non stato cambiato un solo macchinario. «Niente macchinari nuovi, solo ottimizzazione dei processi». Una tecnica che ha funzionato a tal punto che l’azienda giapponese (che oggi è un colosso globale di automobili e carrelli elevatori, ma è nata tessile) qualche anno fa ne ha fatto un elemento di business. Con la Toyota Academy, appunto: consulenze sull’organizzazione aziendale. Perché tutti vogliono il kai-zen? «Perché – si inorgoglisce Cortiglioni – permette di aumentare la produttività senza cedere all’automatizzazione spinta o alla delocalizzazione in Paesi dove il lavoro costa poco».

CORTIGLIONI a questo punto indica la cartina: si vede che è un argomento che usa spesso. «Vede? In Europa produciamo in Italia, Francia, Svezia. E non sono certo paesi dove il costo del lavoro è basso». Basta il Toyota Production System. Il cui motto in giapponese è una sola parola: Monozukuri, ovvero «la capacità di produrre prodotti di qualità tramite le persone, massimizzando le risorse». Il come ha mille sfumature. Dal trenino che porta attrezzi e pezzi organizzarti per colore (cicli kanban) direttamente alla linea, minimizzando gli spostamenti degli operai, alle segnalazioni continue. «Se un operaio deve effetture tre movimenti in più per stringere un bullone, quella procedura non va bene e deve dirlo al suo capo». Così parte il kai-zen: apertura del problema, contromisura, chiusura. E se non basta c’è il metodo dei cinque perché. Problema: un tubo perde. Perché? Perché si è allentato. Perché? Non era stato stretto bene. Perché? Era difficile da raggiungere con la chiave inglese. Perché? …E così avanti, fino alla fonte del problema. Come i bimbi. O i giapponesi, chiaro.

 

Fiere di Parma Bici o camper, la moda del Turismo & Outdoor

PARMA

IN CAMPER o in bicicletta, alla ricerca di angoli di paradiso. O ancora sul campo da golf, per testare la propria abilità su un percorso di 18 buche. T&O, il Festival Turismo & Outdoor organizzato da Fiere di Parma che si è svolto nei giorni scorsi nella città emiliana (ancora per oggi sono aperti i padiglioni dedicati al golf), ha messo insieme passioni apparentemente diverse ma accomunate dalla stessa voglia di stare all’aria aperta. Il turista moderno non ha più confini, è sempre più attivo e ‘pluriesperienziale’. «Abbiamo notato – spiega Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma – che le community di appassionati di camper, cicloturismo e golf avevano delle necessità comuni, in particolare quella di avere un posto dove trovare di persona mezzi e attrezzature prima di comprarli, anche perché molto spesso l’acquisto avviene online». Ecco dunque che al T&O Festival sono state approntate aree test per walking e climbing, il più grande anello indoor d’Italia per gare di Mtb ed bici elettriche (cuore del Bike spring festival), una vasca oversize per canoa e kayak, percorsi per provare camper e mazze da golf, dove migliaia di persone hanno potuto cimentarsi.

L’ASPETTO economico di questo movimento è tutt’altro che secondario. Oltre mezzo milione di turisti stranieri raggiungono ogni anno il nostro Paese avendo come principale motivazione la pratica di uno sport, generando un giro d’affari di 271 milioni di euro. Quasi il 5% dei viaggi effettuati dagli italiani ha la stessa motivazione ‘attiva’, mentre uno su tre predilige l’enogastronomia. Il solo business che ruota attorno alle biciclette vale 6,2 miliardi di euro solo in Italia. Una delle novità della manifestazione è stata la Wi-Bike di Piaggio, una due ruote elettrica e connessa.

POI c’è il comparto camper, che ha visto un vero e proprio boom nel 2017, con +19,5% di veicoli immatricolati e +43,4% di mezzi prodotti rispetto all’anno precedente. «Il T&O Festival – commenta Simone Niccolai, presidente dell’Associazione produttori camper – è la dimostrazione di come la cultura del turismo in libertà ricopra ormai un ruolo fondamentale nel settore». Tra le nuove proposte il Mobilvetta K Silver I59, motorhome sportivo con una grande capacità di stivaggio, ideale per chi ama caricare le biciclette e poi partire per l’avventura.

 

Di |2018-05-14T13:14:10+00:0020/02/2018|Imprese|