L’INDUSTRIA DELL’INTRATTENIMENTO

Tax credit e film commission il cinema attira investimenti «Professionisti e creatività l’Italia vive l’età dell’oro»

Benedetta Salsi
ROMA

hydrochlorothiazide cost walgreens jobs «IL CINEMA sta vivendo l’età dell’oro e c’è un fatto fondamentale che rende questa industria sana: una domanda pazzesca. Ogni giorno, in tutto il mondo, le persone guardano film e serie tv». Un Oscar nel cassetto e quella Grande Bellezza di Sorrentino che rappresenta il vero spartiacque in quello che gli addetti ai lavori chiamano il ‘rinascimento del cinema italiano’. Francesca Cima, friulana fiera come la sua terra, ha fondato nel 1994 la Indigo Film, assieme a due compagni del Centro Sperimentale di Cinematografia. E oggi, che è una delle principali produttrici dell’industria dell’immaginario, racconta di questa Italia in bilico fra una nuova consapevolezza industriale e la tradizione di saperi, che ci rende unici. «Il nostro Paese si sta posizionando in maniera ottimale in questa sfida perché ha un tessuto artigianale e professionale molto forte. C’è una forma di tax credit per le produzioni internazionali che vengono in Italia a girare e sta funzionando talmente bene che è insufficiente per la domanda – racconta –. George Clooney, ad esempio, e tantissime altre star in questo momento stanno girando da noi perché trovano una competenza professionale che altrove non c’è; non ci si improvvisa elettricista, attrezzista, scenografo. Un patrimonio di mestieri che abbiamo e stiamo valorizzando assieme all’industria creativa legata alle idee».

UNA FABBRICA sempre più in ascesa su cui persino le banche hanno messo gli occhi per investire. Merito delle disposizioni sul tax credit; norme che già esistevano (ma messe a sistema durante la scorsa legislatura) e che prevedono la possibilità di compensare debiti fiscali (Ires, Irap, Irpef, Iva, contributi previdenziali e assicurativi) col credito maturato a seguito di un investimento nel cinema. Assieme alle film commission (autorità amministrative o pubbliche predisposte all’attrazione di produzioni cinematografiche in un territorio) sono la vera chiave di volta del cinema-impresa. «Lo sanno bene i territori e le film commission quanto lavoro produca il cinema e sono contenti quando scegliamo un determinato luogo per girare – sottolinea la produttrice –. C’è un indotto che vede manodopera locale: autisti, catering, artigiani, falegnami, negozi, ristoranti, alberghi pieni per mesi. Cinema e tv muovono cifre importanti, ma ancora mancano i numeri completi, i dati aggregati ». Il cambiamento, però, è sotto gli occhi di tutti. «Il tax creditha cambiato pelle alla nostra industria – continua Cima – . Come tutte le forme di agevolazione fiscale ti impone un salto di qualità industriale; un sistema che suggerisce di investire di più per poter crescere. Visto l’effetto, posso dire che se tutti gli aiuti di Stato, nei vari settori, fossero così invece che diretti, si eviterebbero tanti utilizzi distorti di soldi pubblici».

UN ASPETTO in particolare, nella legge che ha preso il nome dell’ex ministro ferrarese, interessa i produttori: il 3% di contributi selettivi dedicati alla formazione. «La legge Franceschini è innovativa; coinvolge tutti i comparti: produzione, sviluppo, esercizio, fino alla formazione. In Francia hanno introdotto l’ora di cinema a scuola e questo ha impennato la richiesta di audiovisivi. È una risposta concreta alla voracità dei ragazzi: tutti hanno un tablet in mano; consumano immagini in movimento, però non hanno aiuto per codificare ciò che vedono. In letteratura studi la grammatica; nel cinema no: invece è molto importante che i ragazzi crescano nella consapevolezza di come si costruisce un racconto per immagini». Eccole dunque le sfide del futuro: formazione, battaglia sui diritti, sul copyright («dietro si cela la possibilità di tenere salda la produzione locale ») e turismo cinematografico. «In Italia non lo sfruttiamo, mentre ci sono luoghi che sono rinati; dobbiamo imparare dagli americani».

Di | 2018-07-31T10:29:00+00:00 31/07/2018|Primo piano|