L’INDUSTRIA DEL FUTURO

Università e fondi stranieri sono la benzina delle startup Ma L’Italia investe poco: solo un decimo della Francia

Cosimo Firenzani
MILANO

NELLA FRANCIA di French Tech, programma statale preso come modello per la crescita delle giovani aziende, i fondi di venture capital investono in startup 1,2 miliardi di euro all’anno. In Spagna sono 600 milioni. E in Italia? Appena 120 milioni di euro. Gli investimenti, poi, sono stabili dal 2016 e, anzi, diminuiscono quando si parla di aziende appena nate, secondo l’ultima edizione Venture Capital Monitor. Una possibile soluzione? Affidarsi ai fondi stranieri che guardano spesso all’Italia con interesse. Intanto il legame con gli atenei si conferma un buon punto di partenza per gli innovatori. Anche se, certo, senza capitali la strada di una startup, per quanto valida, rischia di farsi molto complicata.

A MILANO, capitale italiana delle startup, il 20% delle nuove aziende ha qualche legame con le università. E non mancano gli esempi di impegno diretto degli atenei: gli incubatori Speed MI Up dell’Università Bocconi e della Camera di commercio di Milano, con il supporto del Comune di Milano e PoliHub della Fondazione Politecnico di Milano. Speed MI Up, ad esempio, è l’incubatore d’impresa è nato nel 2013 per supportare i neo imprenditori nello sviluppo della loro idea in termini di business e management. Si accede ai percorsi di supporto rispondendo a bandi che vengono lanciati periodicamente attraverso i curriculum, un video di 3 minuti e un business plan. Dopo una selezione a tre stadi c’è il verdetto finale: passa il 5% circa delle startup che rispondono al bando.

«PROMUOVIAMO la creazione di nuove imprese – spiega Alvise Biffi, presidente di SpeedMI Up – soprattutto in una logica di smart city e supportiamo le imprese mature nell’attività di Open Innovation. Affianchiamo, con i nostri tutor nel processo di incubazione, le startup per migliorare business plan e go to market e supportiamo le imprese con innovation management, sia nello scouting di startup, che nella mediazione culturale e incubazione della startup per l’impresa». Le startup attualmente incubate sono 22 e possono contare sulla consulenza dei docenti dell’Università Bocconi. In 5 anni, per l’incubatore sono passate 81 startup, per un totale di circa 400 ragazzi. Nel 2017, le startup dell’incubatore hanno prodotto un fatturato pari a 6 milioni di euro, hanno ricevuto 1,5 milioni di finanziamenti, raccogliendo inoltre 1,2 milioni in campagne di equity crowdfunding. Fra i casi di successo dell’incubatore ci sono Wash Out (servizio di autolavaggio a domicilio senza acqua), Cercaofficina.it (ricerca preventivi online per riparazioni auto), D1 Milano (orologi fashion, ora con sede a Dubai e valutata 11,5 milioni di dollari), One Tray che realizza vassoi portaoggetti per i check di sicurezza in aeroporto, che ha vinto il grant EU for Innovation Sme–Horizon 2020.

PERÒ, oltre ai venture capital e ai bandi pubblici ci sarebbe una via italiana allo sviluppo delle startup, stando alle rilevazioni degli ultimi mesi di Cerved: il corporate venture capital. Che cos’è? Mettiamo un’azienda e una startup che ha una bella idea, magari con un contenuto fortemente tecnologico. L’imprenditore investe direttamente sulla giovanissima società e stipula con questa accordi di collaborazione puntando così su ricerca e sviluppo. Nel 2017 sono state 6.727 le imprese che hanno fatto un investimento in corporate venture capital (+31% rispetto al 2016). Infine, parlando di startup innovative, le concentrazioni più alte in Italia sono a Milano, Trento e Trieste, queste ultime in particolare con neonate aziende legate alle società di capitali presenti sul territorio.

L’INNOVATION CENTER DI INTESA
Il fabbisogno è di un miliardo
«Il 75% non viene coperto»

MILANO

IN ITALIA il fabbisogno annuo di capitali per le startup è di 1 miliardo di euro, ma per il 75% non è coperto né da operatori specializzati né da banche. A sottolinearlo Luca Pagetti (nella foto), Responsabile finanziamento e crescita startup di Intesa Sanpaolo Innovation Center, intervenendo all’Italian Venture Capital & Startup Summit di Milano. «Il percorso di crescita in chiave finanziaria per una startup innovativa è sostenibile solo ricorrendo a fonti esterne, in particolare agli investimenti Equity da investitori qualificati come i Fondi di Seed e Venture Capital, i Business Angels e più recentemente l’Equity Crowdfunding. Il funding tramite Venture Capital, in particolare, è 10 volte inferiore alla media Ue», ha aggiunto. «Il nostro compito, come Intesa Sanpaolo Innovation Center – continua Pagetti – è essere motore di una nuova economia per il Paese, attraverso percorsi di accelerazione e scaleup internazionali e finanziamenti dedicati ai campioni di domani»

Di | 2018-07-06T10:42:50+00:00 06/07/2018|Primo piano|