«Paesi potenti in rivolta contro la moneta Usa»
L’esperta: chi fa affari non vuole essere punito

Anne Korin (Istituto analisi sicurezza globale)

«Il dollaro resta uno degli investimenti più sicuri ma la politica di Washington può incidere negativamente sul commercio internazionale»

di Elena Comelli
MILANO

Il dollaro è stato la principale valuta di riserva del mondo per decenni, ma questo status non è eterno e potrebbe cambiare in tempi brevi, dal momento che un gruppo di “Paesi molto potenti” stanno cominciando a sottrarsi alla sua influenza, spiega Anne Korin (nella foto), condirettrice dell’Institute for the Analysis of Global Security e autrice del libro “De-dollarization: The revolt against the dollar and the rise of a new financial world order”, uscito il mese scorso.
Negli ultimi due anni, diversi Paesi in tutto il mondo hanno dichiarato la loro intenzione di ridurre o addirittura di escludere l’uso del dollaro nel commercio internazionale. Ora c’è addirittura una major petrolifera come Rosneft che denomina in euro tutti i suoi contratti d’esportazione.
È l’inizio della fine per il vecchio ordine finanziario del mondo?
«Può essere. Certo è che la pressione è forte sul vecchio ordine finanziario mondiale. Non sappiamo che cosa verrà dopo, ma quello che sappiamo è che la situazione attuale è insostenibile e la decisione di Rosneft è un chiaro segnale in questa direzione».
In che senso insostenibile?
«Esiste un gruppo di Paesi – Paesi molto potenti – in continua crescita nel mondo, che hanno una forte motivazione per de-dollarizzare i propri commerci esteri. Tra i membri di questo gruppo ci sono economie importanti, come la Cina, la Russia e l’Unione Europea ».
Finora, però, il dollaro è visto come uno degli investimenti più sicuri al mondo e il suo valore sale durante i periodi d’incertezza economica o politica.
«È vero, ma questa situazione sta mutando rapidamente. Il cambiamento è stato causato dalle nuove pratiche adottate dal governo degli Stati Uniti negli ultimi anni. Vale a dire, Washington ha iniziato a utilizzare attivamente la giurisdizione extraterritoriale, perseguendo e sanzionando ai sensi delle leggi americane Paesi e società che non hanno nulla a che fare con gli Stati Uniti. Questo accade perché Washington estende le proprie normative a tutte le entità che utilizzano il dollaro o che fanno transitare le proprie transazioni attraverso una banca americana».
Ad esempio?
«Il presidente Putin ha sostenuto durante il Forum economico internazionale di San Pietroburgo nel 2019 che un’era di dominio globale del dollaro potrebbe presto finire, se Washington continua ad abusare dello status della sua valuta per punire tutti i Paesi che gli Usa non gradiscono».
Come nel caso dell’Iran.
«Esatto. Il ritiro unilaterale di Washington dall’accordo nucleare iraniano nel 2018, seguito dal ripristino delle sanzioni contro Teheran, è un caso di scuola. Questa situazione ha reso le multinazionali europee vulnerabili alle punizioni di Washington se avessero continuato a fare affari con l’Iran. L’Europa vuole fare affari con l’Iran e non vuole essere soggetta alla legge degli Stati Uniti. Nessuno vuole essere prelevato in un aeroporto ed estradato negli Usa per aver fatto affari con Paesi con cui gli Stati Uniti non vanno d’accordo. Di conseguenza, l’Europa ha una motivazione forte per abbandonare l’uso del dollaro».
Ma se il dollaro diminuisce di influenza, quali altre valute potrebbero ricoprire il suo ruolo? Un’ascesa dell’euro?
«Il successore più plausibile è lo yuan cinese. La Cina ha cercato di internazionalizzare l’uso della sua valuta, ad esempio con l’introduzione di future sul greggio denominati in yuan, chiamati anche ‘petro-yuan’, e ora si prepara a pagare nella propria valuta, anziché in dollari, tutto il greggio importato. Un importante avvertimento del dominio calante del dollaro».

Ottobre da record «Boom della middle class»

Ma l’America fa il pieno di posti di lavoro

WASHINGTON

«Stiamo assistendo ad un boom della middle class»: Larry Kudlow, consigliere economico della Casa Bianca, spiega così i sorprendenti dati sull’occupazione di ottobre, molto positivi. Ben 128 mila i nuovi posti di lavoro rispetto ai 75-85 mila previsti, con un tasso di disoccupazione che con un piccolo balzo sale al 3,6% ma resta ai livelli più bassi da 50 anni.


Il denaro non dorme mai

Il Reddito di cittadinanza un errore colossale

di Giuseppe Turani

Giorno dopo giorno il reddito di cittadinanza si sta rivelando come uno dei più colossali errori fatti in Italia. Il guaio è che per dieci anni è stato la bandiera, il simbolo, dei 5 stelle e quindi risulta difficile ragionarci sopra con calma. In origine aveva due aspetti, controversi fra di loro. Da un lato spingeva un paese super-indebitato come l’Italia a dare uno stipendio ai suoi cittadini (idea assai bizzarra); dall’altro, però, spiegava anche che questo sarebbe stato collegato a un nuovo lavoro. Progetto curioso perché se il lavoro non c’è, non lo si può certo inventare per legge. Ma comunque il progetto parte. In teoria dovrebbero partecipare 4-5 milioni di persone. Ma, alla fine, risulta che sono meno di un milione quelli che hanno accettato di ricevere (gratis) uno stipendio dallo Stato. E fin qui passi.
Fra le varie clausole ne esiste anche una secondo la quale il percettore del reddito di cittadinanza deve firmare un documento in cui si impegna a accettare un lavoro (fino a tre tentativi), non troppo lontano da casa. E questa è un’altra presa in giro. Se il lavoro non c’è, figurarsi se può esistere «non troppo lontano da casa». Il pasticcio salta fuori quando si scopre che solo il 5 per cento di quelli che percepiscono il reddito di cittadinanza ha firmato la carta in cui si impegna a accettare un lavoro. Il resto, il 95 per cento, se ne sta a casa. Con la sola differenza che adesso gli arriva, tutti i mesi uno stipendio.
Ma c’è di peggio. La Guardia di Finanza e l’Inps, eseguendo dei controlli, hanno scoperto una serie quasi infinita di abusi. Poiché i malavitosi, ovviamente, non fanno fatture Iva e nemmeno dichiarazione dei redditi, risultano tutti poveri. E, automaticamente, percettori del reddito di cittadinanza. Il presidente della Regione Campania sostiene addirittura che il reddito di cittadinanza, dalle sue parti serve per pagare uno stipendio alla manovalanza della camorra. Forse esagera. Ma è evidente che questa legge è sbagliata e va riscritta.