«Il matrimonio all’italiana è ancora una favola
Ma bisogna lavorare su nuove destinazioni»

L’offerta del Belpaese

«Serve un’azione sinergica degli imprenditori per accendere la luce su altri territori
Emilia-Romagna e Calabria hanno tanto da dare»

BOLOGNA

Matrimoni da sogno in un Paese da sogno. Perché è soprattutto questo ad attirare gli sposi dall’estero: l’immagine e la percezione dell’Italia, considerata location romantica per eccellenza. Tanto che, come testimonia l’Osservatorio italiano Destination wedding tourism, in oltre la metà dei casi i valori immateriali sono decisivi nella scelta degli stranieri. La grande bellezza: Venezia e Firenze, ma anche l’area del Chianti, il lago di Como e la costiera amalfitana sono tra le mete preferite. Ce n’è per tutti i gusti. «È vero, il nostro Paese è il meglio per chi vuole regalarsi un matrimonio da favola» ammette Bianca Trusiani, presidente del comitato tecnico scientifico del Buy Wedding in Italy, tra i massimi esperti di destination wedding. È agente di viaggi, direttore tecnico di agenzia e manager di tour operator, formatore turistico.
Trusiani, l’Italia è un sogno per gli sposi dall’estero: lo è nonostante i problemi da cui è afflitta?
«Nel 2012, quando ho creato il marchio Wedding and Travel a Bologna, mi sono chiesta perché il Paese è così ambito. Sono arrivata a una conclusione: tutti credono di conoscerlo, ma a volte in maniera non consapevole. Il nostro dovere è mettere un faro sui territori. Ma nel destination wedding, oltre a un target molto alto, c’è anche una fascia medio-bassa di persone che cercano emozioni ».
Mirate anche a quella?
«Potremmo puntare su aree meno conosciute, ad esempio con gli italiani di ritorno. C’è un lavoro complesso da fare».
Lei si è inventata una nuova figura nell’ambito dell’accoglienza turistica dedicata ai matrimoni, il wedding travel coordinator. Cosa fa di preciso?
«Se l’ho creata è perché c’è un’esigenza di mercato, non è stata una forzatura. La domanda è forte, ma spesso quello che viene definito il mercato professionale, tour operator e wedding planner, non riesce ad evadere tutte le richieste. Il wedding travel coordinator racchiude la professionalità turistica, quella per l’organizzazione del matrimonio, si occupa di interpretariato, coordinamento del giorno delle nozze, ma è soprattutto un mediatore culturale».
Non è un wedding planner?
«Non organizza l’evento, quindi non è un wedding planner, né un agente di viaggio e nemmeno un tour operator. È la parte esecutiva, colui che accoglie i ‘turisti matrimoniali’ e che li accompagna nel loro soggiorno in Italia».
Perché, invece, il nostro Paese potrebbe non essere scelto?
«C’è un’offerta ancora troppo frammentata. Serve un’azione sinergica tra imprenditori, istituzioni e associazioni di categoria per mettere a sistema la filiera corta, ottimizzare l’offerta e creare un prodotto composto, diversificato e in grado di proporsi validamente in qualsiasi periodo dell’anno. In questo modo si ha la possibilità concreta di entrare nella filiera lunga del turismo, attirando flussi ben individuati non solo nell’ambito del destination wedding, ma anche del cosidetto romantic tour. E poi c’è un problema di raggiungibilità che coinvolge certe destinazioni».
Ci sono nuove mete che potrebbero spingere la wedding economy?
«La Calabria ha ancora tanto da dare soprattutto in termini di ricettività. Stesso discorso per l’Emilia Romagna: a Bologna c’è un aeroporto che porta tantissimi turisti, spesso low cost. Con un’offerta più piccola e composta potremmo intercettare anche quel segmento. Bisogna però crearla e occorre fare formazione ».
Il destination wedding è un settore in salute: ma è vero che tutto è cominciato col matrimonio di Tyrone Power e Linda Christian a Roma nel 1949?
«Linda Christian divenne la sposa perfetta e Roma entrò nell’immaginario di tutti come scenario per celebrare nozze da favola. Poi altre destinazioni italiane sono state raccontate attraverso le immagini di celebri film».
Cerimonie-evento: un po’ come quelle di Fedez e Chiara Ferragni nei giorni nostri.
«Hanno posto l’attenzione su un territorio, Noto, che aveva già un’importanza turistica rilevante. Le nozze hanno messo a sistema tutta la filiera corta, dal noleggio di aeromobile ed auto ai catering, fino alla trasformazione completa di una location. Senza dimenticare la natura dell’unione stessa, il matrimonio civile».
Il turismo legato alle nozze continuerà a crescere?
«Ci sono ampi margini. A febbraio uscirà il primo manuale sul destination wedding in cui analizzeremo tutti gli aspetti della filiera. In fondo è l’Italia ad aver inventato questo settore. Ed è sempre l’Italia che deve vantarsi di aver avuto il primo wedding planner della storia».
Chi è?
«Leonardo da Vinci. Con la Festa del Paradiso è cominciato tutto».

Giuseppe Catapano

Il fascino delle Torri

C’è Bologna nella ’top 20’ per le cerimonie

Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale del destination wedding tourism, Bologna è tra le prime venti mete preferite dagli stranieri che stanno programmando il proprio matrimonio in Italia nel 2020. Del resto, la città, con i suoi palazzi storici del centro e fuori porta, l’enogastronomia e la facilità con la quale la si può raggiungere, ha molte frecce al proprio arco per ospitare la cerimonia ‘made in Italy’.