«La cultura assicurativa fa risparmiare»
Danni ridotti se prima si valutano i rischi

La mission di Alison Martin, Ceo area Emea di Zurich

«Facciamo anche formazione alle imprese: investendo un dollaro in prevenzione si evitano circa cinque dollari di perdite»

di Achille Perego
MILANO

Era a Davos quando, a gennaio, Greta Thunberg aveva lanciato davanti ai grandi del mondo riuniti al World economic forum il suo appello per salvare la Terra. Un appello condiviso da Alison Martin, 45 anni, laurea con lode in legge all’Università di Birmingham e una carriera che da Londra l’ha portata in Svizzera al quartier generale di Zurich, dove a luglio è stata nominata ceo per l’area Emea (Europa, Medio oriente e Africa) e bank distribution. Del resto sia in famiglia con le due figlie, sia al lavoro, con la mission che da anni caratterizza il gigante svizzero delle assicurazioni sul fronte della sostenibilità, Miss Martin è impegnata a diffondere la cultura della prevenzione e dell’assicurazione contro i rischi del climate change. «Le conseguenze dei cambiamenti climatici – esordisce – sono sotto gli occhi di tutti, non considerarle un rischio di business è una semplificazione dannosa».
Che cosa fa Zurich per combattere questa semplificazione?
«Aiutiamo comunità e imprese a capire fino in fondo i rischi, a mapparli e a individuare la modalità corretta di mitigazione o adattamento, eventualmente trasferendo a operatori specializzati quelli che non possono essere gestiti autonomamente. Un approccio che si basa su tre pilastri: prevenzione, definizione dell’impatto e resilienza».
Partiamo dal primo.
«La capacità di proteggere da eventi catastrofali deriva da una migliore prevenzione, anche attraverso l’educazione a comportamenti che possono salvare vite. Questo significa anche risparmio di costi e risorse per ulteriori investimenti in prevenzione».
Come si favorisce l’adozione di comportamenti di prevenzione dei rischi climatici?
«È indispensabile promuovere la cultura assicurativa. Noi lo facciamo a tutti i livelli. Per esempio promuoviamo ricerche che ci consentono di fare education, dimostrando purtroppo come, a fronte di paure e rischi elevati, non vengano ancora prese adeguate contromisure. Zurich cerca sempre di usare un linguaggio nuovo e più semplice, che punta a far comprendere appieno temi così importanti».
In che cosa consiste la definizione dell’impatto?
«Disponiamo di un modello di gestione del rischio proprietario che permette alle aziende di individuare i rischi, pesarli e mitigarli in modo adeguato. Supportiamo costantemente le imprese clienti in ogni passaggio».
Veniamo al terzo pilastro: la resilienza.
«È il pilastro chiave. Ad esempio sappiamo che le inondazioni colpiscono più persone a livello globale di qualsiasi altro tipo di evento naturale e causano alcune delle maggiori perdite economiche, sociali e umanitarie. Investendo un dollaro in prevenzione si risparmiano in media 5 dollari in perdite. Per questo, dal 2013 abbiamo fondato con i nostri partner la Zurich Flood Resilience Alliance, che ha già aiutato oltre 250mila persone a ricostruire le comunità distrutte dalle alluvioni, generando resilienza di fronte alle perdite future».
E per le imprese?
«Facciamo formazione per creare consapevolezza e mitigare i rischi e le affianchiamo nell’attuare misure preventive concrete. Ad esempio, nel 2010 un’inondazione ha causato 155 milioni di dollari di perdite a un sito di Bombardier in Germania. La società, con i nostri ingegneri del rischio, ha iniziato a modificare il sito. Nel 2013, quando lo Sprea è nuovamente esondato, i danni sono stati ingenti, ma l’impianto di Bombardier è rimasto illeso».
Questo impegno come si concretizza in Italia?
«Storicamente l’Italia è un Paese poco incline ad assicurarsi in generale, ancor più contro i rischi ambientali. Il pensiero comune è che lo Stato coprirà i danni, ma così spesso non è. A differenza di altri Paesi, le imprese assicurative italiane non possono contare su una regolamentazione specifica che preveda l’obbligatorietà della sottoscrizione di polizze nat-cat (catastrofali). Un sistema regolamentato prevede un intervento strutturato di partnership tra Stato e settore privato, con forme di adesione obbligatorie, semi-obbligatorie o volontarie. La prevenzione è fondamentale. Occorre cambiare radicalmente l’approccio, iniziando a prevenire a monte, piuttosto che coprire a valle. In questo senso il country ceo di Zurich Italia, Alessandro Castellano, sta facendo un gran lavoro di sensibilizzazione sia sulle aziende sia sul retail e sul canale agenziale».
In che modo Zurich vuole diventare una delle società più sostenibili al mondo?
«Siamo stati la prima compagnia ad aderire alla campagna Business ambition for 1.5 degrees del Global compact dell’Onu e lavoreremo con clienti e partner per accelerare la transizione verso un’economia a basse emissioni. Dato che siamo uno dei maggiori proprietari di asset globali, le nostre strategie e decisioni di investimento possono influenzare la società e l’ambiente. Per questo abbiamo una chiara strategia responsabile: attraverso il nostro portafoglio di investimenti di impatto contribuiamo ad evitare 3,4 milioni di tonnellate di emissioni equivalenti di CO2 e a migliorare la vita di 2,4 milioni di persone l’anno. Stiamo lavorando per diventare totalmente plastic- free e ridurre l’uso della carta entro fine 2019. Entro il 2022 tutti i nostri edifici useranno solo energie rinnovabili».