«La grande festa dei mercati è quasi finita
Ora servono nuove strategie di rendimento»

Un 2019 di super guadagni: il bilancio di Lori Calvasina

L’economista di Rbc Capital Markets prevede un 2020 di transizione con rischi di volatilità I tassi bassi non basteranno per continuare il rally

MILANO

Il 2019 è stato un anno di grandi guadagni per azioni, obbligazioni, materie prime e persino Bitcoin. Questo rally ha lasciato gli investitori più ricchi, ma con un compito più impegnativo davanti a loro: trovare nuove strategie di rendimento nel 2020. Per Lori Calvasina, responsabile della strategia azionaria di Rbc Capital Markets, la grande festa del 2019 sta volgendo al termine.
Quest’anno Wall Street ha messo a segno un rally che ha sfiorato il 30%, da 2.500 a 3.200 punti. Come ha fatto?
«Tutto merito dei tagli ai tassi di interesse della Federal Reserve e della Bce, che hanno incoraggiato i rialzisti, consentendo loro di guardare oltre la crescita stagnante. Alla prova dei fatti, l’economia non ha ancora mostrato i segni di un’accelerazione che possa sostenere un rilancio degli utili aziendali. E quindi il rally record del mercato azionario statunitense perderà un po’ di slancio nel 2020, che secondo noi finirà con un S&P 500 a 3.350, quindi con un guadagno annuale attorno al 7%, molto più contenuto di quest’anno».
L’euforia che ha spinto i mercati nel 2019 ha coinvolto tutti i settori?
«Un po’ tutti i settori sono stati coinvolti, dall’energia alle telecomunicazioni, passando per il settore finanziario, ma in realtà l’euforia ha spinto soprattutto i titoli dei grandi gruppi, sottovalutando molto le piccole e medie imprese. La prospettiva è che questa classe di azioni sia destinata a guidare la crescita del mercato l’anno prossimo».
La disputa commerciale fra Usa e Cina non ha aiutato ad aumentare la fiducia…
«Per niente. Ci sono stati gestori che hanno venduto tutto e si sono spostati sui Treasurys dopo che il presidente Trump ha inviato un tweet a maggio spingendo alle stelle le tensioni commerciali tra Washington e Pechino. Le preoccupazioni per questa guerra commerciale ora sembrano un po’ calate, dopo che le parti hanno raggiunto il cosiddetto accordo di fase uno la scorsa settimana. Ma anche in questo caso non tirerei un vero e proprio sospiro di sollievo. Non mi sembra che ci sia abbastanza contenuto nell’accordo per considerare il caso chiuso».
Le incertezze di politica internazionale hanno frenato anche l’espansione economica?
«Dal punto di vista degli utili delle aziende non è stata una grande annata. La guerra commerciale con la Cina e i problemi dell’Europa con la Brexit hanno colpito l’export e hanno fatto aumentare l’ansia per il futuro dei manager, frenando le strategie d’investimento e di crescita delle grandi multinazionali».
Com’è andato il mercato delle fusioni e acquisizioni?
«Anche su questo fronte, c’è una fortissima mancanza di fiducia. Ci sono stati molti accordi ma in complesso prevalentemente su piccole società private piuttosto che su grandi aziende quotate, niente di particolarmente coraggioso, tranne alcuni casi eccezionali come Tiffany o l’accordo di questi giorni tra Fiat Chrysler e Psa».
Che cosa ci vorrebbe per sbloccare questi meccanismi che si sono inceppati?
«Come si suol dire, il diavolo sta nei dettagli. Guardando ad esempio questo accordo fra Usa e Cina, vorrei sapere con più precisione che cosa c’è dentro. E bisogna vedere che cosa ne pensano le aziende, se ritengono che abbia un’influenza positiva su di loro o no. Soprattutto, quando vedo i tweet di Trump così drammatici su questo o quel risvolto politico, vorrei che tutti questi drammi sparissero e lasciassero il posto ad azioni politiche calme e razionali. Le imprese grandi e piccole hanno bisogno di una strategia economica costante, non di tutto questo spettacolo».
Quindi si è trattato davvero solo di un mercato drogato dalle banche centrali?
«I mercati hanno scontato in anticipo uno scenario molto ottimistico, che non mi sembra stia arrivando, e hanno approfittato della politica espansiva delle banche centrali, che ci hanno inondato di liquidità per sostenere l’economia. Ora temo che gli investitori più rialzisti si stiano affidando troppo agli stimoli delle banche centrali. Non vorrei che prima o poi restassero delusi».
Dopo tutta questa euforia, prevede un’annata tranquilla?
«Prevediamo che il 2020 sarà un anno di transizione nel mercato azionario. Con l’espansione delle valutazioni aumenta la turbolenza e anche le elezioni presidenziali del 2020 creeranno volatilità. Quando i gestori diventano euforici e aumentano l’esposizione, s’impone la cautela e ora siamo arrivati a dei picchi molto simili a quelli raggiunti in passato dal mercato azionario subito prima di un calo. Gli investitori dovrebbero stare attenti a un ritiro del mercato, che potrebbe verificarsi entro la fine di marzo».

Elena Comelli

L’outlook di BlackRock

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In Italia l’incertezza politica resta «molto alta» per il 2020 e questo pesa «sulla fiducia, in modo particolare per il corporate». È quanto emerge dal Global outlook 2020 di BlackRock. I fondamentali economici del Paese sono «solidi, ma il problema é la mancata crescita – afferma Bruno Rovelli di BlackRock Italia – Non vediamo rischi sistemici ma c’é il tema del debito pubblico che pesa su tutto il mercato italiano».