Giorgio Armani, lo stile per gli affari
Ultimo artigiano del Rinascimento
con l’ambizione di vincere sempre

di GIUSEPPE TURANI

MILANO

I PROTAGONISTI della moda italiana sono tanti (alcuni sono giovani, altri sono scomparsi), ma quello che forse è più immediatamente identificato con lo stile italiano è Giorgio Armani. Armani è peraltro un personaggio molto singolare. Mentre il suo dirimpettaio per tanti anni (Gianni Versace, scomparso tragicamente) era mondanissimo e sempre in movimento, è molto difficile trovare Armani da qualche parte, se non nelle sue case e nei suoi negozi. L’anno scorso andò alla famosa cena di Obama alla Casa Bianca per Renzi, ma credo che sia stato più che altro un sacrificio; una cosa che andava fatta per buona educazione e per rappresentare l’Italia.

IN UN CERTO SENSO è possibile affermare che Armani sia l’ultimo grande artigiano del Rinascimento. È difficile capire quale singolare incrocio di Dna abbia prodotto un personaggio del genere. Un uomo che alle otto di mattina puoi incontrare in uno dei suoi negozi mentre controlla che la pulizia sia perfetta e che le vetrine siano esattamente come le voleva lui. Uno che non ha mai usato nelle sue sfilate una top model di grido (da Versace, invece, c’erano tutte, ma proprio tutte). Uno stilista, Armani, che fino a qualche anno fa ha rifiutato di mettere anche una sola ombra sexy nelle sue creazioni, sempre rigorose e, a volte, persino un po’ monacali. «Di fare dei tagli qui e là e degli spacchi per stupire la gente sono capaci tutti – spiega lui –. Io invece ho sempre voluto fare una moda capace di piacere anche senza ricorrere a questi facili mezzi». Se gli si fa notare che da qualche tempo un po’ sexy è diventato, si mette a ridere e spiega: «Ormai la mia battaglia, quella del rigore, l’ho vinta e allora posso anche divertirmi un po’».

MA ARMANI non è solo lo stilista sempre sorvegliato e elegante che tutti conoscono: è anche un uomo d’affari di ottimo livello. Questa è la cosa che continua a stupire tutti. Quando, qualche anno fa, è scomparso il suo socio-amministratore Sergio Galeotti, si era diffuso un po’ di panico. Come se la caverà, si diceva, Armani? È uno stilista, un artista, come farà con i conti? Giorgio ha preso in mano la sua aziende e ne ha guidato i conti e l’espansione nel mondo. Per questo è facile dire che forse è l’ultimo grande artigiano del Rinascimento. La sua è un’azienda di livello mondiale, ma in tutto quello che fa c’è la mano del fondatore.

È ANCHE UNO pragmatico. Qualche anno fa si conversava e gli si faceva notare che molti esperti avevano definito come sbagliato il negozio in fondo a via Manzoni. Risposta: «Non credo, ma se così fosse, alla fine lo rifaccio». Per anni, oltre al disegno dei modelli, si è occupato personalmente anche delle fotografie delle collezioni, scegliendo le modelle, i fotografi, le location e gli scatti. Forse è anche per questo che Armani piace e che è quasi impossibile trovare una sbavatura nella sua produzione. È lui stesso che segue tutto, dall’inizio alla fine. Nella moda italiana non esiste un altro esempio del genere. Non mancano quelli bravi, ma di solito o fanno gli stilisti o fanno gli amministratori. Armani fa tutto da solo, cura persino (come abbiamo raccontato) le vetrine dei suoi negozi. I suoi conti sono sempre in ordine e in crescita. E davanti alla sua porta c’è la fila di quelli che vorrebbero portarlo in Borsa o comprare comunque qualche quota della sua azienda. Ma lui sono anni che resiste e che a tutti dice cortesemente di no. La spiegazione è che gli affari vanno bene e non ha bisogno di soldi. Allora perché quotarsi per avere poi dei tipi in assemblea che ti vengono a rompere le scatole?

MEGLIO STARE da soli e fare quello che si vuole. Anche divertirsi con la pallacanestro, costruire la squadra più forte d’Italia e arrabbiarsi se poi non vince tutto. Con il basket, Armani ha un rapporto di lungo corso: diventa prima lo sponsor principale dell’Olimpia Milano, poi, nel 2008, ne rileva la proprietà. Giorgio vuole raggiungere traguardi importanti, ma il predominio di Siena sembra inarrestabile. Fino alla stagione 2013-2014, quando, a diciotto anni di distanza dall’ultima volta, l’Emporio Armani Milano torna a laurearsi campione d’Italia, conquistando il suo ventiseiesimo scudetto. Siena se ne rende conto in ritardo: il suo impero sta per crollare. Re Giorgio festeggia e si avvia a conquistare nuovi traguardi.