Libra

«Libra rivoluzionerà i pagamenti
Ma attenzione a rischi e ostacoli»

«UNA svolta epocale, che costringerà tutti a darsi una mossa». Christian Miccoli, ex dg di Ing Direct e tra i padri di CheBanca!, ha lo sguardo lungo di chi ha sempre scommesso sull’innovazione. Nel 2015 è diventato startupper fondando, con Vincenzo Di Nicola, Conio, portafoglio digitale nato per semplificare l’uso delle criptvalute. E ora non ha dubbi: le autorità di regolamentazione (e non solo) faranno di tutto per fermare Facebook.

Facebook che entra nel mondo delle criptovalute è un male o un bene per il settore?

«È un bene per il settore cripto. Una tragedia per quello bancario che, finora iperprotetto da una regolamentazione asfissiante, comincia ad essere insidiato dagli operatori Over The Top che hanno massacrato le telco e la distribuzione fisica. Oltre a Libra, altri operatori stanno creando servizi sovranazionali capaci di saltare a piè pari tutte le regolamentazioni (anche fiscali) nazionali. Esempi di questo sono Binance e Abra ma sono solo i primi. O il settore riesce a reagire ed innovare o è destinato a fare la fine dei dinosauri».

E, intanto, Bitcoin ha già superato i 13mila dollari.

«È solo l’inizio. Il prossimo traguardo è 400mila nel 2020. I clienti Conio ne sono convinti e, infatti, continuano a comperare come pazzi».

Molti, superficialmente, paragonano Libra a Bitcoin. In realtà, si tratta di una stable coin: una nuova generazione di criptovalute più stabili…

«Sono due cose diverse. Io credo che, in prospettiva, si userà Bitcoin per guadagnare e Libra per pagare».

Si tratta di una svolta epocale nel mondo delle monete virtuali o, più semplicemente, sistema di pagamenti alternativo alle banche?

«Una svolta epocale perché costringe il sistema finanziario a muoversi. Anche quel conservatore viscerale, il direttore generale della Bis (Banca dei regolamenti internazionali, ndr), che ha sempre combattuto le cripto, adesso ha dichiarato che le banche centrali emetteranno cripto di stato (ovvero convertibili alla pari in Euro) ».

Quali sono i rischi e gli ostacoli sulla strada di Libra? Fed, Boe, Fsb e congresso Usa: hanno messo in guardia Facebook promettendo un’analisi attenta del nascituro.

«I rischi sono di tre tipologie. Tecnici: il progetto non è per niente banale. Hanno dovuto creare una blockchain di nuova generazione ed hanno un anno per farla funzionare. Finanziari: per mantenere stabile la valuta un tesoriere centrale deve comperare e vendere Libra con le sue riserve (che sono normali strumenti finanziari: depositi e titoli di stato) con rischi molto significativi. E politici: il successo di Libra sarebbe la sconfitta del dollaro (come moneta di riserva mondiale) e del sistema bancario. Faranno di tutto per fermare Facebook».

Una valuta del web utilizzata su larga scala, in tutto il mondo, per prendere un caffè o pagare le tasse è fantascienza?

«Credo che sarà realtà molto più presto di quanto oggi pensiamo. Facebook ha messo in moto un processo che obbliga tutti a reagire. Chi si dovrà muovere saranno i giganti: le banche centrali con stable coin con valute a corso legale; Amazon e Google che non possono lasciare campo libero a Facebook e le grandi banche. Qualcuno di questi saprà certamente trovare la combinazione vincente. La vera partita si gioca sui dati e su nuovi modelli economici che l’esistenza di Libra rende possibili. Ad esempio, Facebook potrebbe fare micro pagamenti per chi decide di guardare uno spot o mette i suoi dati a disposizione del social ».

Alessia Gozzi

IL DENARO NON DORME MAI
MENO TASSE E NUOVI TAGLI AL WELFARE

I PASTI gratis, se mai sono esistiti, non ci sono proprio più. Lo abbiamo visto in questi giorni. Tutti sono soddisfatti perché l’Unione europea, dopo averlo minacciato, non ha dato corso alla procedura di infrazione contro l’Italia per disavanzo eccessivo. Si è fatto cenno all’abilità dei nostri incaricati della trattativa, ma la cosa fondamentale è un’altra. L’Italia ha accettato di fare una ‘manovrina’ aggiuntiva, subito, di 7,5 miliardi di euro per sistemare i conti del 2019, che a questo punto dovrebbero essere a posto. Una somma del genere equivale allo 0,5-0,6% del Pil, quindi è abbastanza consistente. Per non gravare di nuove tasse la popolazione (alla quale da mesi si promette invece la riduzione) si è provveduto per tagli, un po’ sbrigativi, per la verità (la scuola prima di tutto). Ma non c’era tempo. Fra pochi mesi, però, bisognerà occuparsi dei conti del 2020. E qui sono guai seri. Le cifre che girano sono ancora abbastanza ipotetiche, ma comunque alte. Una versione minima parla della necessità di trovare almeno 33 miliardi. Ma è ovvio che tutto dipende da quello che il governo vorrà fare. Se, ad esempio, si andrà avanti con la flat tax (come la Lega pretende) il conto potrebbe salire molto rapidamente.

QUESTA operazione, infatti, è valutata pari a almeno una ventina di miliardi nella sua versione morbida. E bisogna tener conto dell’altro azionista di governo (il Movimento 5 stelle), che avrà pure qualche idea. Basta poco, qualche ambizione di troppo, per far salire la manovra d’autunno oltre i 50-60 miliardi. Una cifra elevatissima. E poiché l’impegno è ancora quello di non aumentare le tasse, è evidente che questi soldi vanno trovati da un’altra parte. Ma non ci sono molti posti in cui reperirli. Anzi, se ne conosce solo uno: il welfare. In pratica, se bisogna risparmiare, la strada più diretta e più semplice è quella di tagliare i vari servizi che lo Stato offre gratis ai suoi cittadini (in cambio delle imposte). Non c’è cattiveria in questo, ma solo la constatazione che, appunto, non esistono pasti gratis. Lo Stato italiano è troppo grande e spende troppo, ma per riformarlo (ammesso che sia possibile) serve tempo. Qui invece c’è fretta, molta fretta. E allora la strada più semplice è quella indicata sopra: lo Stato diventa un po’ meno generoso con i suoi cittadini e comincia a far pagare parte di quello che prima forniva gratis.

Di |2019-07-08T12:42:44+00:0008/07/2019|Primo piano|