«Fico? Magnifica occasione
Ci vuole più cultura a tavola
noi siamo aperti al confronto»

BOLOGNA

CAMST non poteva mancare. L’azienda, nata a Bologna nel 1945 e ora presente in Italia e all’estero, ha messo in piedi il ristorante più grande di Fico, la Fabbrica italiana contadina che ha aperto negli spazi accanto al Caab. Si chiama ‘Bell’Italia’, si estende per 900 metri quadrati e conta 500 coperti. «Il ristorante è un viaggio alla scoperta delle tradizioni culinarie delle nostre regioni italiane», precisa il direttore generale di Camst, Antonio Giovanetti.

Giovanetti, l’avventura di Fico è cominciata. Perché Camst vi ha partecipato?

«Perché riteniamo sia una sfida importante per Bologna e per l’Italia, una vetrina a cui non potevamo mancare. Il ristorante Bell’Italia è una partnership con Eataly di Farinetti, con cui condividiamo lo stesso obiettivo: rilanciare la ristorazione italiana con prodotti di qualità e menù regionali. Ci auguriamo che decolli, i presupposti ci sono. Se così sarà, porterà benefici a tutti».

Come è cambiato lo scenario in questi anni?

«Il nostro mercato è in continua evoluzione: a un consumatore sempre più attento e informato corrisponde una capacità di spesa non sempre adeguata alle richieste e, nel caso di appalti nella Pa, una tendenza al contenimento dei costi. La coperta rischia di essere corta: accontentare le varie istanze da parte di soggetti che non sempre coincidono è una sfida quotidiana per noi. Su un aspetto non scenderemo mai a compromessi: la qualità e la sicurezza delle nostre materie prime. Spesso i nostri consumatori sono soggetti delicati e verso i quali sentiamo l’obbligo di un’attenzione scrupolosa: i bimbi delle mense scolastiche, i degenti negli ospedali o gli anziani nelle case di riposo».

Come garantite il vostro cibo?

«Abbiamo un servizio di nutrizione centrale e oltre 200 dietisti che ci aiutano a creare, insieme ai professionisti di tutti gli enti coinvolti e sulla base di linee guida nazionali e regionali, un’alimentazione equilibrata e compatibile con le richieste del singolo appalto. La produzione è altamente qualificata, seguiamo una serie di accorgimenti per la ristorazione collettiva, abbiamo altissimi standard di pulizia e di strutture. Purtroppo si tratta di processi che non si conoscono dall’esterno, ma anche su questo possiamo fare di più per raccontare la storia che vive dietro ogni piatto servito sulle nostre tavole».

Cosa propone come azione migliorativa del settore, in particolare nella scolastica?

«Noi ci auguriamo che ci sia un fronte comune con le amministrazioni e con tutti gli interlocutori interessati, dai genitori alle scuole, siamo aperti al dialogo come già accade in molte realtà locali. Del resto, l’obiettivo è uno per tutti: tutelare la qualità, irrobustendo un servizio essenziale che non può essere sacrificato in nome dell’abbattimento dei costi».

  1. bo