L’ESPERTO DI BANCA GENERALI

Tensioni geopolitiche e inflazione
I mercati saliranno sull’altalena
La prudenza guidi gli investimenti

di MARIO BECCARIA*

MILANO

buy cialis professional 20 mg LA VOLATILITÀ torna ad essere protagonista sui mercati finanziari risvegliando i dubbi e i timori dei risparmiatori. Le tensioni legate alle minacce protezionistiche, le criticità geo-politiche, le incognite sulle mosse delle banche centrali e le perplessità sulla mole di debito in circolazione, rappresentano tutti elementi che si stanno facendo sentire sui listini accentuando scostamenti più marcati degli indici. Alivello economico, la crescita globale è stata lievemente rivista al ribasso nelle ultime settimane, mantenendosi comunque su livelli positivi – intorno al 3,1% per il 2018 – e gli utili dalle società sembrano essere in salute, con previsioni di un +11% nel primo trimestre per le aziende americane e del 5% per quelle europee, ma nonostante questi fondamentali tra gli investitori sta salendo il clima di incertezza. Lo testimoniano i cambiamenti nell’indice di volatilità (chiamato VIX) che, da fine gennaio, non è mai sceso al di sotto ai 15 punti, contro una media degli ultimi mesi del 2017 intorno agli 8-10 punti, e a febbraio ha toccato picchi a 37 punti. Nello specifico le principali fonti di incertezza riguardano le relazioni tra alcune delle più grandi potenze globali come Usa, Cina e Russia. Per quanto concerne la battaglia commerciale messa in atto da Trump nei confronti della Cina, dopo le prime tariffe imposte sulle importazioni di alluminio e acciaio, il presidente americano ha annunciato la possibilità di un aumento ulteriore dei dazi sui beni provenienti dalla Cina per ulteriori 100 miliardi di dollari. Questa notizia, insieme alla possibilità di una risposta cinese, potrebbe generare un’escalation delle tensioni che sarebbe sicuramente gravosa per i mercati. Senza considerare il fatto che, per il momento, l’Europa non è ancora stata colpita dalle tariffe americane, ma non è da escludere che ciò non possa avvenire in futuro.

LA SECONDA AREA di incertezza è costituita dai rapporti sempre più tesi tra Stati Uniti e Russia. Trump ha infatti imposto delle sanzioni che, per la prima volta, vanno a colpire direttamente le imprese russe. Le misure contro la Russia hanno visto come destinatari una lista di oligarchi, accusati di aver interferito nel corso delle elezioni presidenziali americane. Questo ha pesato sulla Borsa di Mosca innescando anche speculazioni su materie prime come alluminio e nickel, di cui Mosca è un grande esportatore, oltre che sul petrolio risalito ai massimi da 3 anni e mezzo a 68 dollari, complice lo scontro in Siria e l’impegno del cartello dell’Opec nel mantenere su livelli guardinghi la produzione. A questi fattori geopolitici si aggiungono poi i rischi di un’accelerazione dell’inflazione. In particolare negli Stati Uniti, dove i salari e i redditi sono saliti più del previsto nell’ultima rivelazione, a fronte di un livello di disoccupazione in continua diminuzione. Di segno opposto il quadro in Europa, dove non si attendono modifiche importanti nel breve dalla Bce di Mario Draghi, fino al prossimo settembre quando verranno meno gli stimoli straordinari da 30 miliardi al mese nell’acquisto di titoli.

LE OBBLIGAZIONI sono dunque le asset-class più critiche in questo momento, in particolare in America dove i titoli di Stato hanno visto schizzare i rendimenti a 2 anni vicino al 2,5% e quelli a 10 anni a circa il 3%. Per quanto riguarda le azioni, le prospettive di quelle europee sono sicuramente più attraenti, avendo corso meno rispetto alle corrispettive americane e godendo di solidi fondamentali, oltre che di dividendi interessanti. Restano poi osservati speciali anche i Paesi emergenti, con le maggiori opportunità individuate tra aree come l’India, la Corea del Sud, Taiwan e la Russia. In questo scenario economico-finanziario il concetto di rischio e di protezione dei portafogli sono tornati prioritari e, con essi, l’importanza delle gestioni attive. Negli ultimi due anni, la tranquillità dei mercati, grazie agli stimoli monetari straordinari delle banche centrali, ha infatti spinto tutti ad abbassare un po’ troppo il livello di guardia dai potenziali rischi; è importante riportare equilibrio nella pianificazione di lungo periodo mantenendo centrale il concetto di mitigazione del rischio. In tale contesto il contributo di una consulenza professionale con il supporto di gestioni attive, fondi e gestioni patrimoniali, consentono di limitare l’incidenza della volatilità e di proteggere maggiormente le posizioni, rispetto alle posizioni passive che replicano gli indici e accentuano la volatilità. Per affrontare queste variabili in Banca Generali abbiamo sviluppato una nuova Sicav (Lux Im) in grado di aumentare la decorrelazione degli investimenti dalle fluttuazioni dei mercati. Nel reddito fisso si guarda a quelle strategie libere da costrizioni, attive anche nel credito commerciale e tra le obbligazioni aziendali; mentre nella sfera azionaria ai contenuti di investimento legati ai trend di lungo periodo che coinvolgono società operative ad esempio nelle energie rinnovabili, nella tecnologia di nuova frontiera, nei consumi dei millennials o nelle conseguenze dal calo della piramide demografica. Comparti che seguono i movimenti della domanda e sono sensibili ai benefici dell’innovazione.

*Responsabile asset management di Banca Generali


I sette vizi capitali dell’investitore
«Scommettere a breve è lussuria
Chi pecca di superbia rischia tutto»

Francesco Gerardi

MILANO

SI SA, errare è umano, ma perseverare è diabolico. Nel campo degli investimenti, però, insistere nell’errore rischia di costare davvero molto caro. E subito in questa vita, senza attendere punizioni nell’altra… Per riportare sulla retta via gli investitori troppo inclini al ‘peccato’, Aberdeen Standard Investments ha applicato al mercato, in modo ironico e molto pratico, il sempiterno elenco dei sette vizi capitali, mettendo a nudo le trappole e le tentazioni più gravi e comuni in cui chi investe tende a cadere. Per non peccare (e rimetterci) mai più.

«UNO dei vizi capitali più frequenti dell’investitore moderno è la lussuria», spiega Tommaso Tassi, head of Italy distribution di Aberdeen. «Nel nostro campo, la lussuria è quello che possiamo definire come l’irresistibile richiamo delle opportunità di breve termine. Penso al caso recente del Bitcoin. Nel mondo di oggi, la voglia di procurarsi una gratificazione immediata è fin troppo impellente e la prospettiva di un guadagno immediato spesso spinge a cercare di prevedere l’andamento di un settore o di un titolo, o a seguire la tendenza del momento, con conseguenze che possono diventare disastrose». Ma la lussuria dell’investitore si esercita anche nell’impulso opposto: «Vendere asset di qualità ben prima che raggiungano il massimo rendimento, presi dalla voglia di portare a casa utili». Pochi, maledetti e subito, insomma. Cosa fare, allora, per evitare certe sirene? «Occorre saper essere meno avidi e investire a lungo termine – prosegue Tassi –, evitando di passare forsennatamente da un mercato all’altro, perché questo spesso porta solo a perdite e a sostenere onerosi costi di trading».

LA GOLA, nell’analisi di Aberdeen, è la tentazione di far indigestione di informazioni, in un mondo caratterizzato da una mole enorme di dati. Ma un eccesso di input non è per forza la soluzione migliore: meglio poche informazioni, ma buone. Nell’avarizia, invece, l’attenzione dell’investitore deve essere centrata nella disciplina che serve a mantenere un portafoglio equilibrato, senza gettare al vento la diversificazione del rischio che si è costruita nel tempo.

E SE LA PIGRIZIA dell’investitore accidioso comporta il rischio di non curarsi dei titoli e non fare adeguato trading, è con l’ira che per Tassi si cade in uno dei pericoli maggiori, tipico dello scenario sociale attuale: «Non bisogna perdere calma e tranquillità e farsi prendere dalle emozioni, in certi frangenti: i mercati precipitano, le previsioni e certe notizie di stampa sono deprimenti, e di conseguenza tutti vendono. Con un approccio più diversificato, invece, si potrebbe vivere più serenamente, senza angosciarsi tutti i giorni con le notizie negative che ci vengono proposte. È veramente improbabile che tutte le asset class registrino un crollo contemporaneamente. In genere assistiamo a scenari in cui, se si è saputo diversificare, da un lato si guadagna e dall’altro si perde». Rimangono infine invidia e superbia. La prima è il peccato di chi imita l’indice di riferimento, e questo lo commettono spesso gli investitori professionali. È un comportamento dettato dalla paura, perché non si corre il rischio di essere licenziati in caso di performance basse. La seconda è propria di tutti noi: «Chi pecca di presunzione, rischia di rimetterci», conclude Tassi. «Essere troppo sicuri delle proprie capacità porta a fare errori. Mai pensare di essere migliori degli altri – chiude l’esperto – tutti commettono errori».

 

IL DIZIONARIO DELLA FINANZA

Certificates

I certificates, o certificati d’investimento, sono strumenti emessi e garantiti da una banca o un gestore negoziabili sul Sedex di Borsa Italiana. Sono un’alternativa all’acquisto diretto di un’attività sottostante (azioni, indici, materie prime e Forex) e possono avere una protezione del capitale parziale o totale. 

Due diligence

Con la due diligence si approfondiscono i dati relativi a una società che intende emettere uno strumento finanziario. Serve, da un lato, per mostrare la solidità dell’emittente e, dall’altro, per dare gli elementi necessari agli investitori in modo che valutino il profilo rischio-rendimento di un’operazione.

Ftse Italia Small Cap

Il Ftse Small Cap è un indice della Borsa di Milano. Si tratta del paniere di quei titoli azionari a bassa capitalizzazione, che rappresentano il 4% del totale della capitalizzazione di Borsa Italiana. Al momento nel listino sono presenti 129 società nostrane. 

Periodo di collocamento

Il periodo di collocamento è l’arco temporale all’interno del quale i destinatari dell’offerta possono aderire alla proposta dell’emittente o del venditore sottoscrivendo o acquistando parte dei titoli oggetto dell’offerta stessa. Solitamente tale periodo dura tra i 5 e i 10 giorni.

Di |2018-05-02T11:16:20+00:0002/05/2018|Finanza|