L’ENERGIA PULITA

Enel Green Power, sfida digitale
«Robot operai e droni intelligenti
Rivoluzione nel fotovoltaico»

Alessandro Farruggia

ROMA

«NOI PENSIAMO che nel prossimo futuro sia l’eolico sia il fotovoltaico ridurranno ulteriormente i  loro costi. Nell’eolico attraverso l’aumento delle dimensioni delle macchine e il miglioramento delle performance, nel fotovoltaico attraverso un miglioramento dell’efficienza e, forse, una riduzione del peso dei moduli. Il taglio della curva di costo può stimarsi attorno al 15-20%, nell’orizzonte dei 5 anni». Così Antonio Cammisecra, responsabile di Enel Green Power. Quanto conta l’innovazione del settore delle rinnovabili? «L’innovazione è una delle chiavi per resistere e prevalere nella competizione globale. Le tecnologie rinnovabili hanno superato la fase iniziale pioneristica e, ora che ci troviamo nel mezzo della trasformazione energetica, sono la fonte principale nella nuova capacità di generazione. L’aspetto innovativo tuttavia non si è ridotto, ma sta subendo un’ulteriore accelerazione».

Quali sono le direttrici dell’innovazione?

«Sono due: il fronte della tecnologia dei materiali e quello della digitalizzazione. La tecnologia dei materiali permette di avere componenti più affidabili, più leggeri, che costano meno e possono esprimere performance più evolute. La ricerca di base è molto attiva, specialmente nel fotovoltaico: dai pannelli agli inverter. Anche nell’eolico si sono avute forti innovazioni ingegneristiche. La digitalizzazione, d’altro canto, permette di poter fare molto di più con gli stessi asset, spingendo agli estremi confini le performance della tecnologia. Un elemento ulteriore di innovazione che vediamo è quello dello storage che, da una parte, permetterà alle rinnovabili di superare la barriera della non programmabilità e, dall’altra, permetterà di far evolvere il design dell’impianto, favorendo una maggiore integrazione».

Sempre sul fronte dell’innovazione, state lavorando anche sull’uso di robot per la costruzione di impianti fotovoltaici.

«Anche di più. Stiamo lavorando all’utilizzo di tecnologie digitali di automazione in tutta la catena del valore. Dalla fase progettuale a quella di costruzione, dove pensiamo di utilizzare in modo massiccio macchine a controllo remoto o robotizzate sia nella fase di scavo e deposizione cavi sia nel montaggio vero e proprio. Un robot che monta pannelli fotovoltaici lo abbiamo ideato noi e poi realizzato con l’italiana Comau. L’idea non è quella di soppiantare l’uomo, ma di permettere che si concentri sulle attività di supervisione, progettazione e controllo, limitando il più possibile l’utilizzo della forza lavoro umana nelle attività più rischiose, più disagiate o a minore valore aggiunto. Stiamo guardando anche alla possibilità di utilizzare le tecnologie digitali per gestire l’impianto, con droni usati per diagnosticare eventuali malfunzionamenti o robot in grado di pulire i moduli e che magari, domani, potranno anche intervenire nella sostituzione di componenti. La cosa interessante è che, per molte di queste iniziative, lavoriamo con partner italiani, comprese università e centri di ricerca».

Nell’arco dei 5 anni, vede salti tecnologici in arrivo?

«Nell’eolico non vedo salti tecnologici se non nel modo di costruire, piuttosto c’è un miglioramento continuo. Sul fotovoltaico l’eterogiunzione è una discontinuità importante. È una tecnologia ideata e sviluppata nella nostra fabbrica a Catania. A inizio 2019 sarà terminata la seconda fase: da Catania uscirà il più evoluto modulo fotovoltaico del mondo e sarà italiano. Non dimentichiamo, poi, che esistono altre tecnologie dal potenziale enorme di produzione teorica; pensiamo al mondo dell’energia rinnovabile dal mare: maree, correnti, onde. Su questo siamo ancora abbastanza indietro, ma ci aspettiamo che nei prossimi 10 anni alcune delle tecnologie possano cominciare ad avere applicazioni industriali. Anche qui, noi ci siamo».

Il futuro è di grandi impianti o della generazione distribuita?

«In realtà di entrambi. Non c’è dubbio che nei Paesi evoluti ci sarà un fenomeno importante di generazione distribuita, anche a costi molto bassi. Ma in tanti Paesi del mondo la grande urbanizzazione porterà milioni di abitanti a concentrarsi in megacittà, che avranno bisogno di risposte centralizzate. E anche in una realtà industriali come la nostra, una parte dell’offerta non potrà non essere fornita da impianti centralizzati. La domanda aumenterà e non tutta l’energia potrà essere prodotta da sistemi distribuiti. Serve una convergenza di soluzioni».

 

La novità Dal Centro di Catania i pannelli ad efficienza doppia

CATANIA

AVERE UNA FABBRICA di pannelli fotovoltaici – la 3Sun di Catania, il più grosso impianto d’Europa – è un vantaggio competitivo per Enel Green Power: è la sola utility energetica ad avere un impianto col quale soddisfare parte del proprio fabbisogno. Per questo EGP ha deciso di investirci altri 80 milioni di euro, ai quali si aggiungono 20 milioni destinati all’Enel Innovation Lab di Catania (nella foto), dove sono presenti laboratori specialistici dell’azienda per sperimentare tecnologie innovative nelle fonti rinnovabili. Il progetto 3Sun 2.0 si articola in tre fasi: la prima, al via nel secondo trimestre 2018, prevede la realizzazione una nuova linea di assemblaggio di celle in cristallino per la produzione di pannelli bifacciali, con una capacità produttiva massima di 80 Mw/anno. La seconda, passa per l’installazione di una nuova linea produttiva di celle di tipo Hjt, operativa dal primo trimestre 2019, con una capacità produttiva massima di 110 Mw/anno. Nella terza fase, infine, si arriverà al raddoppio della capacità produttiva fino al raggiungimento di un livello di 200 Mw/anno nel terzo trimestre 2019.

L’INVESTIMENTO servirà a fare un deciso salto tecnologico. L’efficienza passerà dal 10% del modello precedente al 18% col pannello bifacciale del 2018 e al 20% con il pannello bifacciale Hjt, dal 2019 in poi. La potenza massima toccherà i 360W per pannello nel 2018 e i 395W per pannello dal 2019 in poi, rispetto ai 140W precedenti. La ‘bifaccialità’ permetterà di catturare la radiazione solare anche dalla superficie posteriore e ottenere una produzione di energia maggiore di circa il 10-15%. Inoltre i nuovi pannelli possiedono una robustezza tale da consentire una durata superiore a 30 anni (contro i 25 massimo di quelli attuali).

Alessandro Farruggia

Di | 2018-05-02T11:18:04+00:00 02/05/2018|Imprese|