L’ECONOMIA RESPONSABILE

Hera punta sull’economia circolare
«Biometano dai rifiuti organici:
combustibile rinnovabile al 100%»

Giuseppe Catapano
BOLOGNA

LA FRAZIONE organica dei rifiuti è la fonte. Il biometano è il prodotto finale. A Sant’Agata, alle porte di Bologna, c’è un impianto all’avanguardia che il Gruppo Hera ha inaugurato nei giorni scorsi con un obiettivo: farne una struttura di riferimento dell’energia green e rilanciare su scala industriale la sfida delle rinnovabili. Quello di Sant’Agata è il primo impianto dedicato alla produzione di biometano da rifiuti organici realizzato da una multiutility, che – in linea con gli indirizzi assunti dalla Regione, dalla Strategia energetica nazionale e dall’Ue – mette a valore un investimento di 37 milioni di euro e va ad arricchire il parco impiantistico di Herambiente, primo operatore nazionale nel trattamento dei rifiuti (con 90 impianti) da anni attivo anche nella produzione di biogas per la generazione di energia elettrica rinnovabile. «Esercitiamo – spiega Andrea Ramonda, amministratore delegato di Herambiente – un ruolo guida per una transizione ambientale sostenibile, con l’obiettivo di perseguire standard di efficienza e redditività, alte percentuali di riciclo e recupero di materia ed energia, nell’ottica dell’economia circolare. Per farlo, mettiamo a disposizione innovazione, competenze e una dotazione impiantistica all’avanguardia ».

L’IMPIANTO di Sant’Agata rientra in questa logica. È capace di trattare, ogni anno, 100mila tonnellate di rifiuti organici prodotti dalla raccolta differenziata e altre 35mila tonnellate derivanti dalla raccolta di verde e potature. Si potranno ottenere 7,5 milioni di metri cubi di biometano, combustibile rinnovabile al 100%, e anche 20mila tonnellate di compost, un biofertilizzante da destinarsi principalmente all’agricoltura. Vuol dire che tali risorse ogni anno alimenteranno in maniera sostenibile diverse filiere, a partire da autotrazione e agricoltura. «Gli impianti di trattamento rifiuti – continua Ramonda – non rappresentano per noi solo un asset produttivo ma, in quanto infrastruttura a servizio del territorio, pilastro strategico di sviluppo e di supporto all’intero tessuto economico italiano. La direzione che abbiamo intrapreso guarda al mondo industriale con un’attenzione sempre più orientata alla creazione di valore condiviso e di partnership».

MISSION e strategia industriale viaggiano di pari passo per Herambiente. Anche quella del biometano è una rivoluzione fondata sull’economia circolare, mentre sullo sfondo restano i tre macro-obiettivi fissati dall’Ue da raggiungere entro il 2030: riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas a effetto serra (rispetto ai livelli del 1990), una quota di almeno del 27% di energia rinnovabile, un miglioramento di almeno il 27% dell’efficienza energetica. «E NOI non ci fermiamo qui – dice Ramonda – . La nostra è una sfida a migliorare continuamente la qualità del lavoro e la proposta che rivolgiamo ai clienti, con la tutela e la salvaguardia dell’ambiente al centro della nostra strategia. Siamo consapevoli che una gestione sostenibile dei rifiuti, mirata al loro recupero e rispettosa delle regole, è un fattore indispensabile nel mondo di oggi, che produce benefici a vantaggio di tutti».

Climate change «Dieci anni per cambiare»

BOLOGNA

«LA CLESSIDRA che è stata girata non è tanto lunga, si sta consumando. Abbiamo davanti a noi 10-12 anni per cambiare il verso: o lo facciamo o abiteremo un pianeta molto diverso da quello che abbiamo conosciuto e conosciamo. Se ci saremo ancora, ovviamente». È l’amministratore delegato di Hera, Stefano Venier (nella foto), a segnalare tutta l’urgenza del cambiamento climatico come rischio ma anche come opportunità. L’occasione la offre un workshop internazionale di scena nei giorni scorsi a Bologna nella sede della multiutility, nell’ambito di Heracademy. Si ritrovano a discutere con i vertici Hera di climate change e dintorni, tra gli altri, il direttore dell’European Institute on Economics and the Enviroment Massimo Tavoni, il direttore responsabile della Harvard Business Review Italia Enrico Sassoon, il direttore Risorse sostenibili del centro comune di ricerca della Commissione europea Giovanni Federigo De Santi.

L’ASPETTO più sotto i riflettori, e tutto da approfondire, è la gestione del rischio climatico come elemento chiave nei piani strategici delle aziende. Come segnala il presidente di Hera Tomaso Tommasi di Vignano aprendo i lavori, infatti, «solo di recente sono emersi esempi di strategie aziendali che inquadrano il tema dal punto di vista dei modelli di business: emerge un livello di consapevolezza ancora inadeguato su larga scala, del resto, ad eccezione di piccole entità nazionali proiettate verso il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi».

Di |2018-11-05T14:03:27+00:0005/11/2018|Dossier Sostenibilità|