L’ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE

Airbnb conquista la terza età
Gli over 60 affittano casa online
Anche per battere la solitudine

Elena Comelli
MILANO

SARÀ anche una piattaforma fondata da giovani e rivolta soprattutto ai Millennials, ma sono gli over 60 a guidare lo sviluppo di Airbnb. I Baby boomers, diventati senior, restano avventurosi e generano la crescita maggiore fra tutte le fasce di età di chi affitta la propria casa o viaggia con Airbnb. Oggi sono oltre 400mila gli host senior su Airbnb in tutto il mondo e il numero di over 60 che hanno viaggiato scegliendo la piattaforma è cresciuto del 66% nell’ultimo anno. Nel 2017, i senior hanno accolto 13,5 milioni di ospiti da oltre 150 paesi, con ricavi sui 2 miliardi di dollari. «Gli adulti più anziani tendono ad avere spazio in casa, in genere liberato dai loro figli che sono andati altrove, e aprirli agli ospiti gli consente di arrotondare la pensione e di godersi una maggiore socialità», dice Airbnb per spiegare il fenomeno. Gli anziani sono anche i «padroni di casa più amati di Airbnb», con l’86% di viaggi ospitati da senior che hanno come risultato recensioni a cinque stelle.

ANCHE in Italia, dove si contano 36.000 host over 60 su un totale di 200mila, è stato questo il segmento demografico di maggior crescita nel 2017, con un balzo del 26% rispetto all’anno precedente. Quota che ci rende il secondo paese europeo per numero di senior, dietro alla Francia (che ne conta oltre 79.000), ma ben sopra Regno Unito (22.500), Spagna (19.000) e Germania (11.000). La crescita non stupisce, considerando la folta popolazione anziana dell’Italia, dove si contano 13,7 milioni di 60-80enni, perloppiù dinamici, curiosi, moderni… A fotografarli è una ricerca di Doxa, che ha voluto dare il proprio contributo passando per la prima volta al vaglio usi e costumi dei senior, scoprendo una situazione molto distante dagli stereotipi. Un dato su tutti: la quasi totalità degli over 60 italiani ha un cellulare e nel 48% dei casi si tratta di uno smartphone. In altra parole: ci sono oltre 6 milioni di apparecchi collegati a Internet in mano ai senior.

SU AIRBNB, i senior host italiani hanno ospitato complessivamente 800.000 viaggiatori nel 2017, condividendo la loro casa (o una stanza) per 29 notti l’anno in media. I padroni di casa più anziani sono attivi anche nell’offerta di esperienze, soprattutto in alcune categorie: quasi il 12% delle proposte nella categoria Natura sono offerte da over 60, percentuale che scende intorno al 10% nella categoria Storia e si attesta intorno all’8% nella categoria Arte. L’host più anziana, Ivana, è del 1930 e abita a Torino. Da quando si è iscritta a Airbnb, nella scorsa primavera, ha già raccolto numerose recensioni, 100% positive. Quello di Ivana non è però un caso isolato. Anche da noi i padroni di casa senior garantiscono le offerte migliori, secondo i dati del portale Usa: più dell’80%, infatti, ha recensioni a 5 stelle, il che fa di loro il gruppo con la percentuale più alta di feedback positivi.

I DATI, diffusi in occasione della Giornata internazionale degli anziani, indicano come Airbnb stia contribuendo a ridefinire lo stile di vita della cosiddetta “terza età”, fornendo nuovi modi per integrare il reddito e superare l’isolamento. Quanto sia in trasformazione il modo di abitare degli anziani, del resto, lo si vede anche dal crollo dei residenti nelle case di riposo: in Italia il numero di anziani che ha scelto di essere accudito in casa propria da una badante è cresciuto del 42% dal 2007 al 2017. Questa soluzione però non risolve la solitudine della terza età: il 32,7% delle persone di oltre 75 anni non ha conviventi, in Italia e non solo. Da qui la crescita dei cohousing per anziani, a partire dalla Danimarca, pioniera nello sviluppo di villaggi privati dove ogni abitante ha la propria casa, ma condivide gli spazi comuni con gli altri membri della comunità. In Italia, l’esempio più recente è quello di Sordevolo, un borgo alpino in provincia di Biella dove il sindaco ha deciso di ristrutturare uno stabile del Comune per realizzare un cohousing misto di anziani e giovani, dove i giovani s’impegnano a dare una mano ai residenti senior nelle faccende quotidiane e gli anziani sono di corvée come babysitter.

Svolta digitale L’impresa 4.0 cerca esperti di robot e big data

MILANO

LA SVOLTA DIGITALE delle imprese italiane cvambia anche le profesisonalità richieste. Lo evidenzai L’Osservatorio Mecspe, presentato da Senaf in occasione del nuovo tour dei ‘Laboratori mecspe fabbrica digitale, La via italiana per l’industria 4.0’. Lo studio fa un bilancio sul I semestre del 2018, raccontando lo stato di salute delle imprese del made in Italy e il loro rapporto con la trasformazione digitale. «Un processo di cambiamento che negli ultimi anni ha trasformato molto o abbastanza oltre 6 aziende su 10, in un panorama che a livello generale le vede digitalizzate ormai in buona parte (47,4%), interamente (37,8%) o anche solo in pochi nodi (9,6%)». Alla luce di questa trasformazione i profili specializzati più richiesti entro il 2030 saranno il Robotic engineer (30,3%), gli specialisti dei big data (17,9%), i programmatori di intelligenze artificiali (13,8%); a seguire lo specialista IoT (9,2%), il multichannel architect (7,7%) e gli esperti di cybersicurezza (6,2%).

«STIAMO finalmente raccogliendo i frutti tangibili di un processo di trasformazione che ha attraversato il nostro Paese e di un senso di fiducia che guida le aziende italiane – commenta Maruska Sabato, project manager di Mecspe – Il sentiment tracciato dall’Osservatorio sui primi sei mesi del 2018 ne è la conferma. La considerazione che gli investimenti attuati nell’ambito della tecnologia e innovazione siano serviti è positiva per la maggior parte degli imprenditori, convinti che questa sia la direzione giusta su cui proseguire».

Di |2018-10-08T14:30:48+00:0008/10/2018|Imprese|