L’ECCELLENZA ITALIANA

Mister Sant’Anna va alla sorgente
«Qui nasce l’acqua dei bambini
Imbattibile per leggerezza»

Viviana Ponchia
CUNEO

IN MENO di dieci anni dal lancio, Sant’Anna è diventato il brand leader del settore, la più scelta dagli italiani. Un risultato straordinario se si pensa che il mercato delle minerali è competitivo, frammentato e dominato da grandi gruppi multinazionali. Al timone dell’azienda Fonti di Vinadio dal 1996 c’è Alberto Bertone, classe ‘66, che ha ereditato dal padre Giuseppe l’intraprendenza e il gusto per le sfide impossibili.

Dottor Bertone, lei voleva portare l’acqua a tutti gli italiani. Oggi vende un miliardo e 300 milioni di bottiglie all’anno, più o meno il doppio degli abitanti d’Europa. Come si riesce nell’impresa con un prodotto condiscendente e insapore che paragonato al resto della realtà sembra quasi ultraterreno?

«Un po’ ci è andata bene, perché la fonte è straordinaria. Un po’ ci abbiamo messo del nostro. Ma ci è andata bene perché abbiamo saputo scegliere. Sant’Anna nasce in alta montagna dove nel giro di 40 chilometri non c’è nulla. E così finisce in bottiglia. Imbattibile in fatto di leggerezza, una delle prime a ottenere il via libera per la dieta dei neonati. Sant’Anna è la protettrice delle mamme. Partorienti e pellegrini che salgono al santuario fanno marketing, bevono un sorso alla fontana del piazzale e passano parola».

Invece pubblicità poca. O perlomeno diversa.

«Abbiamo scelto di parlare di prodotto e non di emozione. Niente calciatori, niente veline. Prima che venisse sdoganata abbiamo puntato sulla pubblicità comparativa per fare capire al consumatore la differenza fra acqua e acqua. Chi vuole un basso residuo fisso sceglie noi, chi cerca i sali minerali cambia scaffale. Questo già 20 anni
fa, fra i primi al mondo. Alle grandi multinazionali non è piaciuto. Si sono coalizzati e ci hanno portati in tribunale 14 volte. Abbiamo sempre vinto noi. E continuiamo a comparare».

Lei era un impresario edile e avrebbe voluto continuare a fare quel mestiere.

«Ringrazio mio padre per avere insistito. C’era un’azienda semi fallita. Mi ha detto: entra e metti a posto la situazione. Due mondi opposti. Là margini importanti, qui infinitesimali. Qui soprattutto tecnologia spinta all’estremo dal confezionamento all’etichettatura. Abbiamo curiosato dentro altri mondi per prendere il meglio. Per esempio i rubinetti elettronici del settore farmaceutico o certi robot antropomorfi dell’automotive che sanno dove mettere le mani. Ma lassù a 2.200 metri tutto apparentemente è rimasto come nel medioevo, con gli ex voto di chi si è salvato dalle guerre e i fiocchi delle puerpere».

La sua azienda, interamente italiana e a conduzione familiare, è diventata un modello studiato nei corsi universitari di economia, tenuta d’occhio dai manager delle più grandi multinazionali del food & beverage. Siete un po’ secchioni?

«Siamo pestiferi e gli altri ci attaccano. Precorriamo i tempi. La ‘Bio bottle’ è roba nostra, la prima bottiglia di acqua minerale al mondo biodegradabile che non contiene una goccia di petrolio. Lanciamo idee e aspettiamo. Arriva sempre il tempo giusto».

“I custodi della sorgente” è un titolo salgariano appena uscito nella collana dell’editore Rubbettino “La bellezza dell’impresa”. Con il giornalista Adriano Moraglio lei va per i sentieri di montagna a raccontare le ragioni del successo.

«Ogni imprenditore ha come punto di riferimento un altro imprenditore. Io ho avuto un grande padre. Partito dal nulla, molto olivettiano. Credeva nella persona, nella squadra, nella serietà del fare. Mi ripeteva: il tuo unico obiettivo deve essere fare le cose per bene e sforzarti di essere nel giusto. Cerca il massimo e pensa al massimo. E pazienza se non ci arrivi».

L’acqua è una moderna ossessione. Per la salute, per la bellezza, per qualsiasi acciacco. Pensa sia diventata una moda?

«Per fortuna sì. Il tempo giusto arriva sempre».

Oxygizer Dal fitness alla tavola, l’acqua con l’ossigeno in più

EMPOLI (Firenze)

L’ACQUA addizionata con ossigeno è un prodotto già noto in tutto il mondo, ma che non aveva ancora avuto una distribuzione in Italia. A colmare la lacuna ci ha pensato Multibrand Srl, azienda toscana specializzata in prodotti per il fitness. Così, sugli scaffali è arrivata Oxygizer, ovvero acqua italiana
(sorga dalle Dolomiti di Sesto) a cui la produttrice austriaca ha aggiunto ossigeno, in ragione di circa 150
milligrammi al litro (normalmente ce ne sono da 3 a 6). «Il risultato? – spiega Emiliano Costagli della Multibrand – Quest’acqua va a ossigenare i tessuti e il sangue, migliorando così la digestione e il
benessere generale delle persone. È molto usata anche dagli sportivi, abbiamo notato una diminuzione della frequenza cardiaca e della produzione di acido lattico».

OXYGIZER è prodotta dal 1999, ma per varie traversie non era mai stata distribuita nel nostro Paese. «Negli Stati Uniti e sul mercato asiatico ha avuto un grande successo – continua Costagli –, tanto che per lungo tempo i produttori non hanno avuto abbastanza prodotto da diffonderlo anche sui mercati ‘minori’, come il nostro». Il tempo è giunto, e da circa un anno Oxygizer è disponibile anche in alcuni punti vendita (dai ristoranti alle parafarmacie) in Italia. Per informazioni: info@oxygizer.it

Di | 2018-06-05T14:35:19+00:00 05/06/2018|Focus Agroalimentare|