LE ULTIME MANOVRE SULLE BANCHE

Colpi di scena sotto la Lanterna
Mincione si fa largo in Carige
nel duello Malacalza-Fiorentino

Camilla Cresci

GENOVA

prednisolone buy online uk CARIGE non smette di riservare sorprese. Dopo il serrato botta e risposta tra il primo azionista Vittorio Malacalza e l’amministratore delegato Paolo Fiorentino, la scorsa settimana è uscito allo scoperto un nuovo protagonista delle tortuose vicende della cassa genovese: Raffaele Mincione. Il finanziarie napoletano è infatti diventato azionista con oltre il 5% del capitale, una quota che oggi ne fa uno dei player più pesanti della compagine societaria. Mincione è una vecchia conoscenza di Piazza Affari. Il suo primo investimento rilevante nelle banche italiane è stato infatti l’ingresso nella Popolare di Milano nel 2012, a fianco del numero uno di Investindustrial Andrea Bonomi. Proprio in Piazza Meda, Mincione si è fatto conoscere al mercato come investitore silenzioso ma, all’occorrenza, pronto a scendere nell’arena. Negli stessi anni il finanziare è entrato anche in Mps, dove tuttavia ha trovato un palcoscenico meno stimolante e rendimenti assai più penalizzanti. Perché, se è vero che a Milano Mincione ha accarezzato in più di un’occasione l’opportunità di scendere in campo, il suo obiettivo è sempre stato soprattutto valorizzare l’investimento e portare a casa ricche plusvalenza.

FATTE QUESTE premesse il suo ingresso in Carige si presta a diverse chiavi di lettura. Certamente il finanziere (che parla poco con la stampa e preferisce nascondere le proprie mosse) può aver fiutato l’affare nella banca guidata da Fiorentino che, dopo l’aumento di capitale da 500 milioni e la cessione dei crediti deteriorati, è una candidata naturale al prossimo risiko bancario. Ma oltre all’opportunità economica, è possibile che l’incursione su Genova abbia altri suggestivi moventi.

AD ESEMPIO qualcuno suggerisce l’esistenza di un legame tra Mincione e la famiglia Malacalza, salita con la ricapitalizzazione di dicembre oltre il 20% del capitale. Se così fosse il finanziere potrebbe puntellare l’attuale primo azionista che proprio in questi mesi deve fare i conti con l’azione di contenimento della Bce e dei nuovi soci. Francoforte vuole infatti allentare la presa della famiglia piacentina sulla banca, mentre investitori di standing come Unipol, Generali o Intesa Vita non sembrano disponibili a un ruolo di comprimari nelle vicende della banca. Secondo questa suggestiva interpretazione insomma l’alleanza con Mincione potrebbe aiutare Malacalza a rompere l’accerchiamento e ad affermare la propria supremazia nella governance di Carige. Per il finanziere napoletano poi, guardato finora con la puzza sotto il naso dalla grande finanza, il ritorno in termini di immagine potrebbe rivelarsi interessante e giustificare l’incursione.

MA LE IPOTESI sul futuro di Carige sono più d’una. Ai progetti di Malacalza potrebbe infatti fare argine l’ad Fiorentino che gode di una stima crescente nel mondo degli investitori istituzionali. Il banchiere è infatti riuscito a condurre in porto il faticoso salvataggio della banca e oggi è l’interlocutore privilegiato della Bce sulle questioni strategiche. Ma quali sono i progetti di Fiorentino? In primo luogo completare il risanamento della banca, non solo in termini di asset quali ty e dotazione patrimoniale, ma anche di redditività come previsto dal piano presentato nell’autunno scorso. Più avanti, probabilmente nella prima metà del 2019, si porrà poi il tema del consolidamento che Fiorentino potrebbe pilotare verso il candidato oggi favorito, Bper Banca. Difficile dire quale sarà il ruolo di Malacalza e Mincione in questi progetti, ma certamente le frizioni (come accaduto in passato) potrebbero aumentare e le sorprese su Carige potrebbero non essere finite.

Creval. Aumento da 700 milioni, il paracadute del socio Dumont

MILANO

L’AUMENTO di capitale del Credito Valtellinese è partito sull’altalena. Come previsto, l’operazione da 700 milioni avviata all’inizio della scorsa settimana e in corso fino al prossimo 8 marzo è all’insegna della volatilità. Nei primi giorni azioni e diritti si sono mossi bruscamente per il forte effetto diluitivo dell’offerta che per ogni vecchia azione prevede la consegna di 631 nuove azioni al valore unitario di 10 centesimi. A conti fatti si tratta dell’aumento di capitale più diluitivo che Piazza Affari abbia visto da diversi anni: un’operazione che supera perfino quelle lanciate da Carige o dal Montepaschi prima dell’ingresso dello Stato. Del resto che le cose sarebbero andate in questa direzione era chiaro da tempo visto che il Creval sta chiedendo al mercato quasi 7 volte la sua capitalizzazione di borsa, un multiplo da capogiro anche per i nervi saldissimi dei banchieri d’affari. Non manca un cordone di sicurezza, costruito nei mesi scorsi. L’aumento è infatti assistito da un nutrito pool di banche internazionali capitanato da Mediobanca e composto da Santander, Barclays, Citigroup e Credit Suisse (co-global coordinator e joint bookrunner), Commerzbank e Société Générale (senior joint bookrunners), Banca Akros, Equita e Keefe, Bruyette & Woods (joint bookrunners) e MainFirst (co-lead manager). Oltre all’accordo di garanzia con le banche, sull’inoptato c’è poi una subgaranzia concessa da Fonspa, Algebris e Dorotheum, tre investitori che peraltro giocheranno un ruolo chiave nel processo di smaltimento degli npl. Lo schema è simile a quello già visto per Carige, dove al pool delle banche si erano affiancati soggetti pronti a rilevare i diritti non esercitati.

SE A QUESTO aggiungiamo l’impegno annunciato dal socio francese Denis Dumont, pronto ad incrementare la quota oltre al 10%, sembra che la rete di sicurezza sia abbastanza ampia per condurre in porto l’operazione. Anche perché i riscontri nel pre-marketing sarebbero stati incoraggianti. Ad ingolosire gli investitori istituzionali sarebbe, da un lato, la radicalità del processo di pulizia dell’attivo e, dall’altro, l’appeal speculativo dato dalla certezza in un’imminente aggregazione.c.c.

Di |2018-02-28T08:38:08+00:0028/02/2018|Finanza|