Le strategie industriali del gruppo

Duferco punta sugli speciali
«Prodotti più sofisticati accanto alle travi d’acciaio
Sarà l’anno del rilancio»

«La siderurgia italiana considera l’Ilva un polo strategico, il suo rilancio è fondamentale». Antonio Gozzi, ad del gruppo e presidente di Federacciai spera nel 2017. «Sarà l’anno di svolta, il futuro passa da lì».

FIFTY-FIFTY. Cinquanta per cento di commodities, cinquanta per cento di specialties. Travi d’acciaio per l’edilizia versus leghe speciali. Prodotti più semplici contro quelli più sofisticati. È così che negli ultimi cinque anni la Duferco ha cambiato faccia alla sua produzione di acciaio. Una trasformazione degli impianti che dagli anni Dieci del Duemila ha permesso all’acciaieria bresciana di far fronte alle congiunture del mercato.Meno prodotti semplici, più spazio a quelli specializzati: «Che sono meno congiunturali – spiega l’amministratore delegato del gruppo Duferco, Antonio Gozzi -. Abbiamo più margine e la competizione internazionale è più bassa». Per ora si va avanti su questa linea: 50% commodities, 50% specialties.

«L’OBIETTIVO è mantenerci su queste proporzioni – prosegue il manager – anche perché sulle travi, con la congiuntura delle costruzioni in crescita e la riduzione dei costi dei processi, stiamo guadagnando bene». Per Duferco e per la siderurgia italiana in generale il 2017 potrebbe essere l’anno di svolta. Perché la partita per il futuro dell’Ilva di Taranto ha superato la boa delle verifiche del ministero dell’Ambiente e ora le due cordate in campo, AcciaItalia (con Jindal, Cdp, Delfin e Arvedi) e Am Investco Italy (Arcelor Mittal e Marcegaglia) possono formalizzare le loro offerte. Gozzi è presidente di Federacciai e segue da vicino l’operazione. Ma da numero uno di Duferco dice: «Il settore siderurgico di trasformazione del metallo ha nell’Ilva un punto strategico, il suo rilancio è valutato da noi positivamente». La produzione del gruppo è quella di un’acciaieria media, con 1,5-1,7 milioni di tonnellate ogni anno e una presenza in Italia, Europa e Sudafrica. Gozzi è fiducioso sull’andamento del nuovo anno. I prezzi in crescita lasciano intendere chela compagnia possa aumentare i propri margini. «Noi chiudiamo il bilancio al 30 di settembre – spiega Gozzi – perciò vediamo già gli ordini di metà anno». E le previsioni sono positive. «Abbiamo chiuso il 2016 con 20 milioni di dollari di utile – spiega l’ad -. Penso che nel 2017 la crescita potrebbe essere realisticamente di un 20%-25% di profitti in più».

LO STESSO Donald Trump, che per gli economisti è una mina vagante che potrebbe mettere a rischio gli equilibri politici ed economici internazionali, secondo Gozzi potrebbe dare soddisfazioni ai signori dell’acciaio. «Il suo programma di interventi infrastrutturali e nei servizi pubblici ha eccitato i produttori di acciaio», commenta Gozzi, più critico invece sulle politiche antidumping dell’Europa, «che sono un colabrodo». Con la maggioranza del capitale azionario in mano ai cinesi di Hebei, Duferco è però ancora guidata dalla governance della famiglia Bolfo. Di quotazione manco a parlarne. «Abbiamo un equity a 700 milioni di dollari e debiti per meno di 300milioni – osserva l’amministratore delegato -. Siamo molto liquidi, abbiamo la leva per fare altre cose». Come acquisizioni o joint venture, che la società monitora sempre con interesse. A determinare i numeri del gruppo Duferco, però, non è solo la siderurgia, ma anche le altre due anime commerciali della società: la divisione energia, che fa trading nei mercati del Belpaese, del Vecchio continente e negli Stati Uniti, e lo shipping.

«IL NOSTRO bilancio, che l’anno scorso è stato di 5 miliardi di dollari, è equamente ripartito tra le tre divisioni – spiega Gozzi -. Lo shipping è la voce più piccola, contribuisce con una quota tra il 25% e il 30%. Il resto è equamente diviso tra acciaio ed energia. È un portafoglio bilanciato e al momento manteniamo questa formula». Sul comparto energia Duferco sta investendo in software: obiettivo, essere sempre più veloci nella compravendita di materie prime, fare previsioni azzeccate e muoversi con destrezza negli arbitraggi. Sul versante dello shipping, l’azienda, in tandem con la famiglia di armatori napoletani Romeo, ha una flotta di 120 navi, di cui 38 di proprietà e le altre in gestione, con un tonnellaggio tra le 10.000 ele 50.000 tonnellate. Le cosiddette handysize, adatte alla navigazione regionale e sparse tra Mediterraneo, Caraibi, America Latina e Golfo.

Di |2018-10-02T09:25:33+00:0017/01/2017|Focus Oil & Steel|