«Guardiamo verso nuovi mercati
L’ortofrutta italiana ha i titoli
per conquistare il mondo»

Emanuele Chesi

L’ OBIETTIVO dichiarato è superare le 36mila presenze dell’anno scorso e affermarsi definitivamente come punto di riferimento dell’ortofrutta a livello internazionale. Il programma di Renzo Piraccini, presidente di Cesena Fiera, l’ente che organizza Macfrut dal 10 al 12 maggio presso il quartiere fieristico di Rimini, è ambizioso, ma si muove su solide basi.

Presidente Piraccini, Macfrut è sempre più una fiera internazionale?

«Negli ultimi tre anni abbiamo lavorato intensamente in questa direzione. Solo negli ultimi 6 mesi abbiamo compiuto 10 missioni internazionali. Incontrare gli operatori, i rappresentanti dei governi, le aziende, i grossisti e i commercianti in ogni angolo del mondo rappresenta un grande impegno e un investimento rilevante,ma è l’unico modo per portare addetti ai lavori ad una fiera che sia realmente professionale».

Quanti operatori stranieri attendete?

«Oltre a quelli che verranno spontaneamente abbiamola conferma della presenza di 1.200 operatori direttamente invitati dalla fiera, i cosiddetti buyers, provenienti da tutti i continenti. Solo tre anni fa erano 400. Ma Macfrut vuole crescere ancora e posizionarsi a livello mondiale fra le più importanti rassegne del settore».

Quali sono gli orizzonti dell’internazionalizzazione del mercato ortofrutticolo?

«Gli operatori devono guardare di più verso nuovi mercati, non possono fossilizzarsi sui soliti sbocchi commerciali. Ad esempio l’Italia esporta oltre il 30 per cento della propria ortofrutta in Germania, però nelle annate in cui c’è una forte pressione commerciale, oppure la produzione è sovrabbondante, i prezzi vanno in crisi e con loro le nostre esportazioni. Per questo è indispensabile cercare nuovi sbocchi. Nei prossimi anni nuovi paesi, in Asia, Sudamerica e Africa, aumenteranno le proprie esigenze. Crescono gli abitanti con un reddito medio paragonabile al nostro. Questi consumatori chiedono prodotti di qualità in tutte le stagioni e l’attuale costo della logistica, davvero basso, permette di esportare dall’Europa ortofrutta a lunga conservazione in tutto il mondo. Macfrut è la fiera ideale per allacciare nuove relazioni commerciali».

Quali strumenti avete messo a disposizione per favorire gli incontri tra gli operatori?

«La nostra piattaforma elettronica di incontro fra buyer ed espositori è una delle più efficaci e utili fra tutte le fiere professionali. La spiego nel dettaglio. Tramite un codice che Cesena Fiera fornisce gratuitamente agli espositori, operatori e buyer possono vedere, in una piattaforma informatica,la reciproca presenza alla fiera ela disponibilità. Le aziende hanno un proprio profilo dettagliato così il buyer può capire il tipo di offerta e se fa al caso suo. In totale autonomia, concordano un appuntamento durante i giorni della rassegna, presso lo stand dell’espositore».

Quali novità avete in serbo per quest’edizione?

«In primo luogo segnalo il ‘Macfrut in campo’. In un padiglione della fiera di Rimini ricostruiremo un appezzamento di terreno di 700 metri quadrati. Qui 11 aziende mostreranno gli ultimi ritrovati della tecnica per quanto riguarda l’orticoltura, dalla semina e trapianto allalavorazione del terreno, dalla sarchiatura al pirodiserbo».

E sul fronte delle innovazioni di prodotto?

«Avremo come espositori i leader mondiali dei germogli e delle microgreens: aziende olandesi ma anche tante imprese italiane che stanno sviluppando queste nuove tecnologie. In un’ottica di alimentazione sempre più naturale, di sostituzione graduale delle proteine animali con quelle vegetali, abbiamo deciso di dare ampio spazio a queste due alternative. I germogli non sono altro che vegetali appena accresciuti dal seme, mentre i microgreens sono una via di mezzo fra i germogli e l’ortaggio pronto per la raccolta. Nei prossimi anni il consumo di queste tipologie aumenterà in maniera molto forte in quanto presentano un’elevata concentrazione di elementi nutritivi. Il convegno di apertura della fiera farà un focus proprio dedicato a questa rivoluzione vegetale».


Export La porta dell’Oriente, Alibaba sarà la chiave

AFRICA, Oriente e in particolare la Cina sono le mete di Macfrut, che negli ultimi anni con costanza sonda i mercati esteri più promettenti per la filiera ortofrutticola. Tra gli oltre 1200 operatori esteri in fiera saranno presenti delegazioni africane da Sudan, Angola, Etiopia, Kenya, Zambia, Uganda, Senegal, Egitto, Tunisia; dal Sudamerica ci saranno Repubblica Dominicana, Colombia, Perù, Costarica, Guatemala, Uruguay, Argentina. Poi ancora Bulgaria, Libano, Albania. Inoltre sono cresciute le presenze individuali degli espositori esteri che occuperanno una superficie del 30% superiore rispetto al 2016. La Cina, paese partner del 2017, avrà un ampio stand con 30 imprese. «È una nazione – commenta il presidente di Cesena Fiera, Renzo Piraccini – che da sola è un continente, un mercato immenso. Le imprese italiane possono esportare solo kiwi e tra non molto, spero, arance. Questo gemellaggio Italia-Cina, tramite Macfrut, può rappresentare una buona opportunità per velocizzare i protocolli di scambio commerciale attorno a cui stanno lavorando le nostre istituzioni. A novembre organizzeremo Mac Fruit Attraction a Shanghai. Sono occasioni da non lasciarsi sfuggire perché, oltre agli aspetti tecnici e ai rapporti istituzionali, contano molto anche le relazioni personali, gli incontri, le conoscenze».

MALGRADO le difficoltà dei rapporti internazionali, continua ad essere consistente l’attenzione al mercato dell’Europa orientale «È vero – prosegue Piraccini – che con la Russia i rapporti sono congelati, sul fronte dell’import ortofrutticolo, a causa dell’embargo, ma il blocco non potrà durare per sempre. Frattanto le imprese di quella nazione cercano tecnologie, sementi e piante. Previsti inoltre almeno 100 partecipanti da Croazia, Serbia e Bosnia e molti grandi importatori cinesi, tra cui Alibaba che ha inserito l’ortofrutta tra i prodotti che tratta. Saranno presenti inoltre diverse catene di supermercati cinesi e tanti operatori indiani. Questi sono quelli di cui abbiamo certezza, operatori invitati ai quali abbiamo organizzato i trasferimenti o il pernottamento. Il consuntivo lo faremo alla fine ma ci aspettiamo una grande crescita dei visitatori esteri».


Il boom dei consumi
per frutta e verdura
L’aumento dei prezzi

non scoraggia l’acquisto

LA FRUTTA e la verdura sono sempre più ‘padroni’ delle tavole degli italiani. Nuova consapevolezza, attenzione alla salute e anche un pizzico di mode alimentari: tutto contribuisce a un vero e proprio boom dei consumi di frutta e verdura domestici registrato nei primi due mesi 2017. Il migliore degli ultimi 17 anni di rilevazioni. A dirlo è il Rapporto del Macfrut Consumers Trend che ha registrato un incremento del +4%, dato che assume una rilevanza ancora maggiore nel contesto climatico nel quale è maturato. «La morsa del gelo, che ha afflitto l’Italia nei primi mesi dell’anno, ha causato molti problemi alla produzione, alla logistica e alla distribuzione – spiega il Rapporto – A fronte di carenze di merce nei punti vendita, di approfondimenti televisivi e servizi sui tg, di cartelli con scuse da parte delle catene per la mancanza di alcune referenze, il consumatore non si è fatto abbattere: infatti nel bimestre gennaio-febbraio i volumi acquistati di frutta e verdura nel nostro Paese sono stati superiori rispetto allo stesso periodo del 2016».

ESAMINANDO i numeri, con circa 1,3 milioni di tonnellate, gli acquisti di frutta e verdura, sono stati maggiori del 4% sullo scorso anno, periodo nel quale non si rilevarono contingenze climatiche come quelle registrate nei mesi scorsi. In un panorama complicato dal maltempo la frutta è stata acquistata per volumi superiori alle 711 mila tonnellate (+4% sul primo bimestre 2016), mentre gli ortaggi per oltre 590 mila tonnellate (+5%). Per entrambe le macro categorie i quantitativi del gennaio – febbraio 2017 sono stati i più elevati della serie storica elaborata da Cso Italy a disposizione (dal 2000).

GLI ITALIANI non si sono scoraggiati davanti all’aumento di prezzi dell’ortofrutta giunta, nel periodo in esame, a 1,62€/kg medi (+3% sul 2016); nello specifico la frutta è stata acquistata mediamente a 1,47€/kg (+2%) e gli ortaggi a 1,80€/kg (+3%).

PROPRIO per le verdure il rischio paventato è del tutto scongiurato: nessuna specie rilevata nel paniere GfK Italia segna quantitativi inferiori allo scorso anno. Fra le specie più importanti troviamo il +9% delle patate, insalate e pomodori, il +7% dei carciofi e +11% dei radicchi. Viceversa sul fronte prezzi medi la situazione climatica si è avvertita nel +11% delle zucchine, +7% dei pomodori, +6% delle melanzane o il +5% per finocchi, peperoni e radicchi. In questo comparto i ribassi del prezzo medio riguardano solo le patate (-1%) e carciofi (-3%).

LA FRUTTA, che in teoria dovrebbe essere coinvolta in maniera meno diretta rispetto agli ortaggi, vede aumenti dei volumi acquistati per tutte le specie tipicamente invernali, segnaliamo il +4% delle mele, il +2% delle arance ed il +7% delle clementine. Pere leggermente meno performanti con un +1%, mentre la ripresa del kiwi è decisa con il +8%. Prezzi meno aggressivi per queste specie, tranne che per l’actinidia che passa da 1,69 a 1,80€/kg (+8%).