LE STORIE DELL’INDUSTRIA 4.0

Fonderie Palmieri, l’officina del futuro
Forni elettrici e siviere automatiche
per eliminare l’incubo delle polveri

Monica Pieraccini

FIRENZE

REALIZZANO collettori, supporti, coperchi per i mezzi pesanti, e poi compressori, argani e pulegge, pompe per l’acqua, ghise speciali, per un totale di circa 1.500 modelli tra cui scegliere. Ogni pezzo viene progettato e realizzato all’interno dello stabilimento di Calenzano, nella Piana fiorentina, dove si lavorano 8mila tonnellate l’anno di ghisa. Sono queste, in sintesi, le Fonderie Palmieri, 140 dipendenti, fatturato vicino ai 25 milioni di euro, che proprio nel 2018 festeggiano i cinquant’anni di storia. Il suo fondatore, Lorenzo Palmieri, muove i primi passi nella zona nord di Firenze, con la produzione di motori diesel per la propria officina, per poi proseguire con successo come fornitore di prodotti per macchine agricole e compressori perla refrigerazione industriale, ancora oggi prodotto di punta dell’azienda. Un visionario, che intravide nella fonderia il business del futuro. Dopo aver trascorso tutta la vita in azienda, non avendo figli, ha lasciato il timone al nipote, che ha guidato le fonderie fino allo scorso anno. Oggi l’azienda, che entro fine anno amplierà lo stabilimento spostandola logistica in un capannone vicino, è controllata dal gruppo milanese Frascold, entrato in contatto con le Fonderie Palmieri prima come cliente, poi come socio tramite la sua finanziaria, per poi aggiungere una partecipazione diretta che ne fa, di fatto, proprietario al 93%.

GRAZIE ALLA solidità finanziaria e agli investimenti sugli impianti, le Fonderie Palmieri sono ora un’azienda che cresce e assume, ma che è sempre stata all’avanguardia in ambito tecnologico. Nel 1997 è stata la prima in Italia ad introdurre i forni elettrici tedeschi. Nel 2015 a utilizzare l’impianto terra, di cui ancora oggi nessuna fonderia italiana è dotato. L’anno scorso le Fonderie hanno introdotto, prime al mondo, la siviera automatica di fusione, che serve a versare la ghisa in modo automatico, con controlli su temperature e velocità, importanti per la qualità delle fusioni. Campioni d’innovazione, dunque, che hanno giocato d’anticipo sul 4.0, ma che non trascurano né la sicurezza sul lavoro né l’ambiente. Anzi. Nel 2017 l’azienda ha investito circa 300mila euro tra impianti di aspirazione e sistemi di abbattimento per le polveri, per ridurre al minimo l’impatto ambientale.

«OGGI – SOTTOLINEA il presidente di Fonderie Palmieri, Giorgio Locatelli – possiamo essere orgogliosi del fatto che, rispetto alle polveri che vanno nell’aria, siamo a 1/10 del consentito dalla legge. Le scuole vengono a visitare la fonderia e non abbiamo nulla da nascondere. Non siamo più i brutti e cattivi. La salvaguardia dell’ambiente è una priorità per noi, che siamo anche un perfetto esempio di integrazione». «Il 40% dei nostri dipendenti – sottolinea il presidente – è fatto di extracomunitari, provenienti da tutti i continenti. Bravissimi, attaccati al lavoro, molto responsabili». «Anni fa era difficile trovare italiani che volessero lavorare in fonderia – afferma Fabrizio Cella, responsabile commerciale dell’azienda, delegato per la sicurezza e l’ambiente – ma negli ultimi anni, con la crisi, si sono riaffacciati anche ragazzi italiani diplomati». Così ai forni possiamo trovare a lavorare fianco a fianco un bosniaco e un peruviano e alla linea un rumeno, un albanese, un italiano.

 

La sfida Talent Garden e Cdp aprono un hub nella Silicon Valley

LE IMPRESE italiane puntano a fare breccia nel cuore del polo tecnologico americano. Nel giro di un anno, infatti, aprirà un hub nella Silicon Valley per l’innovazione delle nostre aziende. Il progetto nasce dalla joint venture tra la Cassa depositi e prestiti (Cdp), e Talent Garden, la più grande piattaforma in Europa di networking e formazione per l’innovazione digitale. L’obiettivo è ottenere innovazione e trasferimento tecnologico per le imprese italiane più dinamiche grazie a un collegamento diretto con la Silicon Valley. Verrà, quindi realizzato un Italian innovation hub in California, quale spazio fisico a San Francisco che le aziende possano sfruttare per entrare in contatto con i principali player a livello globale nei vari settori di interesse per il mercato italiano. La joint venture, che sarà gestita da Cdp e Talent Garden, vuole diventare punto di riferimento del ‘sistema Italia’ sul modello di una piattaforma aperta a tutte le istituzioni e i player attivi nella promozione all’estero e operanti nel supporto all’innovazione. Inoltre, l’Italian innovation hub permetterà di canalizzare verso l’Italia iniziative imprenditoriali nate in Silicon Valley che possono trovare nel nostro Paese una porta di ingresso per l’Europa.

L’HUB che aprirà a fine anno, sarà aperto a università, imprese, istituzioni, e in generale a tutti i soggetti che possano generare valore per il sistema produttivo. Il progetto, inoltre, si pone l’obiettivo di promuovere trasversalmente il networking del nostro sistema di imprese per agevolare il cambiamento della cultura aziendale in termini di maggiore e più dinamica propensione all’innovazione, fino alla ormai necessaria trasformazione sostanziale dei modelli di business. L’intenzione è quella di replicare questa iniziativa anche in altre capitali mondiali dell’innovazione quali, ad esempio, Tel Aviv e Shenzhen. Davide Dattoli, amministratore delegato di Talent Garden è soddisfatto: «Grazie a Cdp è una grande operazione di sistema aperta a tutti, stiamo già parlando con molti soggetti e ci auguriamo che in tanti altri ne approfittino. Abbiamo l’obiettivo di aprire il Campus all’inizio dell’anno prossimo. Sarà basato sul modello di Talent Garden, che mette insieme tutti i player per connettere l’ecosistema italiano dell’innovazione con il mercato di San Francisco. La parola d’ordine è contaminazione. Nel mettere a terra il progetto ci siamo ispirati alla positiva esperienza dell’Emilia-Romagna, che da qualche anno ha sviluppato all’interno del Consorzio Aster, che porta a San Francisco start up o incubatori favorendo l’incontro con soggetti locali».

Matteo Radogna

Di |2018-10-02T09:24:48+00:0020/02/2018|Imprese|