La Peschereccia torna a galla
«La bottarga della laguna
entra nei supermarket»

Riccardo Bruni

ORBETELLO (Grosseto)

UNA STORIA di orgoglio e di passione, di caparbietà e riscatto. Che ha cucito addosso tutto il sapore di una terra meravigliosa e a volte ostile, come la Maremma. Di un paesaggio unico e complicato, come quello della laguna di Orbetello. È la storia di una piccola azienda che si è rialzata dopo non uno ma due colpi da ko, che avrebbero steso al tappeto qualunque colosso, ma non loro, i pescatori della cooperativa La Peschereccia. Prima l’alluvione del 2012, che ha devastato gli stabilimenti per la trasformazione dei prodotti, nell’entroterra, lasciando contratti e commesse sepolti sotto il fango. Poi la moria del 2015, quando sono state raccolte 120 tonnellate di pesci morti, quasi tutte orate, e altrettante si sono depositate su un fondale che non è ancora tornato nelle sue condizioni migliori.

CHIUNQUE si sarebbe arreso. E invece, questa piccola azienda ha rilanciato, un’altra volta. Ed è adesso in corso un progetto dedicato alla bottarga, che contribuirà a portare i prodotti lagunari, preparati e confezionati, nella grande distribuzione. «Le difficoltà le stiamo superando – spiega il presidente di questo piccolo miracolo economico, Pier Luigi Piro – ma facciamo piccoli passi. L’obiettivo adesso è arrivare a novembre 2018 e vedere a che punto siamo. Abbiamo ancora un anno di lavoro intenso, nella speranza che non accada nient’altro, e poi tireremo le somme». Per risollevarsi dai danni dell’alluvione, i soci della cooperativa si frugarono in tasca e ognuno di loro partecipò alla ricapitalizzazione con trentacinquemila euro. Soldi presi in buona parte da piccoli mutui, risparmi, che servirono al novellame da seminare. Soldi che andarono in fumo in poche ore, nel luglio del 2015, quando la laguna si trasformò in una trappola mortale e si verificò la peggior moria mai vista, dopo quella del 1992 che aprì di fatto un commissariamento durato vent’anni. In pratica, in meno di tre anni questa piccola azienda ha subito danni per quasi sei milioni di euro.

«ABBIAMO ricevuto circa la metà dei contributi che ci spettavano – spiega Piro – e abbiamo usato quei soldi per pagare una parte dei nostri debiti e per investire sul futuro. Stiamo lavorando a un progetto importante, una selezione delle quattro bottarghe più importanti del mondo, tra cui ovviamente la nostra, per elaborare una vera e propria carta della bottarga. Un progetto internazionale, in linea con i nostri programmi». Una produzione estremamente selettiva, artigianale, che rivendica con orgoglio il fatto che i vasetti dei sughi vengono riempiti a mano, con cura, per essere controllati uno per uno. «Lavoriamo sulla riscoperta e la valorizzazione dei nostri prodotti – prosegue Piro – che vengono prevalentemente dalla nostra laguna e dall’arcipelago toscano. Questa è la formula sulla quale abbiamo deciso di scommettere».

L’AZIENDA conta oggi quarantasei soci e cinquantacinque dipendenti. Legata da un rapporto simbiotico con la laguna di Orbetello, non ha perso la voglia di scommettere sulla tradizione. Ma all’orizzonte si profila un altro enorme problema che in qualche modo la cooperativa dovrà affrontare, perché nel 2019 scade la concessione di pesca e al momento non ci sono notizie ufficiali circa il suo rinnovo. Una storia che si lega a un’altra, una partita più grande, che riguardala gestione stessa della laguna, affidata a un accordo di programma tra Regione e Orbetello, nell’ambito del quale a una rete temporanea di imprese, di cui La Peschereccia fa parte, sono affidati i battelli e gli altri strumenti per tenere sotto controllo le alghe. Anche l’accordo di programma scadrà, guarda caso, proprio nel 2019.


Copaim Snack e insalate di mare per il rilancio

ALBINIA (Grosseto)

LA SCOMMESSA sono gli «stuzzichini» da aperitivo, per chi al bar preferisce il salotto di casa ma senza rinunciare al rito dello spritz. Riparte anche da qui, da questa intuizione, lo stabilimento di Albinia (Grosseto), che con la fine della Copaim sembrava destinato a chiudere, mandando a casa un centinaio di operai, e che invece, dopo l’acquisizione da parte di Sapori e Gusti Italiani (nata nel 2002 dall’unione del Salumificio Fratelli Beretta e di Fleury Michon, due colossi del mercato alimentare), è pronta a ripartire con nuove linee di produzione. L’entusiasmo c’è, ma il tempo delle illusioni è passato. Insomma, adelante ma con giudizio.

«ABBIAMO trovato una situazione con un po’ di problemi – ci dice il direttore dello stabilimento, Alessandro Giordani – ma stiamo cercando di ripartire, riportando lo stabilimento a un utile economico che possa renderlo autosufficiente». La formula è una sintesi di innovazione e continuità. «Abbiamo differenti linee di prodotto – spiega il direttore – la prima legata ai prodotti ittici, con insalate di mare e varie preparazioni a base di pesce, e la seconda a base di vegetali, in cui la parte del leone la fanno soprattutto le olive, anche ripiene. Abbiamo anche mantenuto la vecchia linea di prodotti e ne abbiamo avviate due nuove. Una dedicata all’aperitivo in casa, per chi compra gli ‘stuzzichini’ già pronti, e una per antipasti di mare di alta gamma». Circa un centinaio i dipendenti dello stabilimento e quindi i posti di lavoro che la nuova acquisizione mira a salvare, dopo il fallimento della Copaim.

Riccardo Bruni