LE SFIDE DI DOMANI

Petrolio addio, il futuro è green
Da consumatori a produttori
l’energia si condivide nella rete

Elena Comelli

MILANO

IL VENTO SOFFIA potente, splende il sole e il prezzo dell’energia indicato sul display si riduce a vista d’occhio. Le pale eoliche girano, le celle fotovoltaiche convertono i raggi in elettricità e la immettono in rete. L’offerta supera la domanda e il prezioso kilowattora diventa conveniente. Basta un clic sul cellulare o sul computer di casa per la transazione: chiunque può comprare un po’ di quell’energia verde, risparmiando sulla bolletta mensile. L’accumula ricaricando l’auto elettrica o le batterie domestiche e la userà più tardi, con calma. In alternativa, c’è anche la possibilità di condividerla con i vicini, attraverso forme di aggregazione sempre più flessibili e diffuse. Questo è il mercato dell’energia 2.0, tutto basato sulle fonti rinnovabili e sulla generazione distribuita. Sembra fantascienza, ma potrebbe già funzionare: è figlio della Cross industry innovation, che incrocia il mondo dell’energia con quello delle nuove tecnologie. Se ne parlerà nella due giorni sull’innovazione intersettoriale The Science of Life, organizzata a Milano da Lob Consulting a fine giugno per lavorare in team sulle7 sfide globali che spiccano ai primi posti dei Millennium Goals delle Nazioni Unite.

UNA DELLE SFIDE principali è l’energia, forza propulsiva alla base del sistema produttivo così come lo conosciamo oggi, dei trasporti, delle telecomunicazioni e di qualsiasi altro aspetto della nostra vita quotidiana, ma anche causa principale dell’inquinamento che soffoca le città e delle emissioni a effetto serra che sconvolgono il clima mondiale. «Più della metà della nostra energia proviene da combustibili fossili estratti dalla profondità della crosta terrestre. Si stima che, a partire dalla diffusione delle trivellazioni petrolifere commerciali negli anni Cinquanta, abbiamo estratto e bruciato oltre 135 miliardi di tonnellate di petrolio greggio per guidare le nostre auto, alimentare le nostre centrali elettriche e riscaldare le nostre case. Una montagna che cresce ogni giorno. La combustione di carbone, petrolio e gas è inestricabilmente legata all’aumento dei livelli di gas a effetto serra nell’atmosfera terrestre ed è una delle cause determinanti del riscaldamento del clima», spiega Lob Consulting. La produzione di energia, d’altro canto, è uno dei settori che più sono destinati a cambiare in futuro.

LA TRANSIZIONE energetica verso le fonti pulite è già iniziata e le tecnologie ci sono già tutte: generatori eolici, pannelli solari, batterie al litio per l’accumulo, sensori per misurare la corrente e la tensione, sistemi informatici per elaborare le informazioni dalla rete e per l’incrocio dell’offerta con la domanda, sistemi di comunicazione per il dialogo in tempo reale fra i mercati elettrici, le reti, i produttori, i consumatori e la nuova categoria dei prosumer, i produttori-consumatori con i pannelli solari sul tetto. Certo, in futuro le tecnologie saranno ancora più efficienti e i costi di generazione, che per il fotovoltaico si sono dimezzati negli ultimi due anni, scenderanno ancora.

IL PREZZO delle batterie calerà grazie all’utilizzo diffuso e agli sforzi dell’industria automobilistica per spingere la diffusione dell’auto elettrica. I sistemi informatici e di telecomunicazione diventeranno sempre più sofisticati. Ma la strada, per il mercato dell’energia, è già segnata, tanto che perfino un colosso del petrolio come Shell sta attrezzando i suoi distributori con le colonnine di ricarica elettrica, perché ritiene che la domanda di oro nero sia destinata a calare e che il futuro sia nell’elettricità.

 

Nel 2050 L’esperto: «Un mondo di fonti rinnovabili è possibile»

MILANO

UN MONDO alimentato al 100% da fonti pulite è possibile, per Mark Jacobson della Stanford School of Earth, che insieme a 26 colleghi ha delineato, in uno studio uscito l’anno scorso, le tappe della transizione completa per i 139 Paesi del mondo (compresa l’Italia) responsabili del 99% delle emissioni globali.

Possiamo farcela solo con le fonti rinnovabili?

«Certamente. L’utilizzo delle fonti pulite non solo andrebbe a sostituire il sistema energetico attuale, ma ridurrebbe i consumi finali del 40%, in parte grazie alla maggiore efficienza della generazione da fonti rinnovabili e in parte grazie all’azzeramento dei consumi per l’estrazione, il trasporto e la trasformazione dei combustibili fossili».

In che tempi?

«La transizione secondo noi è realizzabile da qui al 2050 e, per questo, abbiamo messo a punto decine di piani d’azione, tagliati su misura per quasi ogni Paese del mondo, indicando la via giusta per completare il passaggio alle fonti rinnovabili. I benefici sarebbero tanti e non solo per l’ambiente: milioni di posti di lavoro in più e un forte abbattimento dei costi in ambito sanitario, grazie alla riduzione dell’inquinamento».

Non è la prima volta che si dimostra la fattibilità tecnica della transizione, che cosa vi distingue dagli altri?

«Fino ad oggi si era sempre ragionato in teoria, ma nessuno era riuscito a delineare un piano per superare anche le difficoltà economiche poste dalla transizione. Il nostro studio, invece, indica anche la strategia economica della transizione, dando le soluzioni pratiche per soddisfare con le fonti pulite l’80% della domanda energetica di ciascun Paese nel 2030 e il 100% nel 2050».

Alla fine, quale sarebbe il mix energetico ideale?

«Il 58% di solare, il 37% di eolico, il 4% di idroelettrico e l’1% di geotermico, moto ondoso e maree. Questa radicale trasformazione del sistema energetico globale porterebbe a perdere 27,7 milioni di posti di lavoro, ma a guadagnarne 52 milioni, con un saldo positivo di 24,3 milioni. Nel contempo, porterebbe a risparmiare 23mila miliardi di dollari all’anno in costi sanitari dovuti all’inquinamento, salvando ben 4,6 milioni di vite che ogni anno vanno perse per malattie causate dall’aria inquinata. E si risparmierebbero anche 28mila miliardi di dollari all’anno in costi evitati per il cambiamento climatico».

Per l’Italia che percorso si prefigura?

«Partendo da una potenza installata di 135 gigawatt al 2050 (circa il doppio di oggi, ndr), il mix elettrico finale sarebbe composto da fotovoltaico al 56,7%, eolico al 26,4%, solare a concentrazione all’11,3%, idroelettrico al 5% e geotermico allo 0,6%. Questa transizione creerebbe 650mila posti di lavoro e un risparmio di 214 miliardi all’anno in costi sanitari evitati, salvando al contempo 20mila vite che si perdono ogni anno per l’inquinamento».

Elena Comelli

 


Bmw, un grande evento
per lanciare le novità
«La nostra strategia
non si limita al web»

Giuseppe Tassi

MILANO

TECNOLOGIE all’avanguardia ed eventi memorabili. È la ricetta di Bmw per guardare con fiducia al futuro dell’auto, alla vigilia di una svolta epocale. La sintesi nasce dalle parole di Federico Izzo, 44 anni, da gennaio 2018 direttore marketing di Bmw Italia.

La rivoluzione elettrica è alle porte, come si muove il vostro gruppo su questo scenario?

«Bmw si è mossa con largo anticipo, mettendo in campo già dal 2013 la serie ‘i’ che identifica le vetture elettrificate. Con i3 e i8 abbiamo dato il via a una gamma che si allargherà alla iX3 e a nuovi prodotti. Tutte queste vetture sono nate elettriche e sfruttano i vantaggi di questo tipo di motorizzazione».

Con Serie 7 siete all’avanguardia nella guida autonoma…

«Bmw conta di costruirsi in casa le tecnologie: abbiamo creato il Centro di guida autonoma a Monaco, che ci consentirà di essere un passo avanti rispetto ai concorrenti. La guida autonoma, però, è un traguardo lontano e così ci concentriamo sugli ausili alla guida, che garantiscono anche la sicurezza. Cerchiamo la semplificazione anche nelle tecnologie perché siano di immediato utilizzo».

Con auto sempre più evolute e di alta qualità quale diventa la discriminante per l’acquisto?

«Credo che il design sia la principale motivazione per gran parte della clientela. Ecco perché in questo campo Bmw vuole segnare un passo avanti».

Per esempio con la nuova X2…

«Per noi è un prodotto che non c’era, un Suv del segmento C con un design molto aggressivo e una linea sportiva. Anche il colore giallo che abbiamo usato per il lancio ha il significato di una rottura con il passato».

Per X2 avete creato un’ operazione di lancio particolarissima…

«A Porta Garibaldi, nel pieno centro di Milano, abbiamo collocato un like gigantesco che sollecitava attenzione e curiosità. E due giorni dopo lo abbiamo spaccato su un fianco per far uscire la Bmw X2. Quel like spezzato è stato rilanciato dalla rete come un proiettile impazzito, è diventato virale: un fatto memorabile, ripreso anche dai media con servizi Tv e articoli. La risonanza è stata gigantesca e anche il porte aperte che è seguito ha avuto un successo incredibile».

Dunque, per richiamare l’attenzione della gente serve un evento speciale…

«Bisogna creare un fatto memorabile, qualcosa che spezzi la routine. Con X2 abbiamo colto nel segno creando un circuito informativo che, partendo dal web, ha toccato tutti».

Si possono davvero vendere le auto in Rete?

«Oggi i clienti vanno in concessionaria una volta e mezzo per comprare un’auto rispetto alle quattro di prima. Questo significa che l’acquisto lo meditano in Rete, che provano una configurazione, che arrivano con le idee chiare».

In questo mondo di like, c’è ancora spazio per la pubblicità e la comunicazione sulla stampa?

«Il mercato dell’auto in Italia è dominato dal mondo televisivo, è lì che il consumatore ha il primo contatto con il prodotto. Il web è un ottimo tramite per conoscere i gusti del cliente, la carta stampata resta autorevole, dà spessore alla comunicazione. Quando abbiamo fatto campagne solo digitali, il loro successo è stato inferiore rispetto a quelle che contemplavano tutti i media. Le riviste specializzate e i quotidiani hanno un ruolo importante per illustrare le nuove tecnologie».

Di |2018-10-02T09:24:33+00:0015/05/2018|Imprese|