LE SFIDE DELL’OCCUPAZIONE

Dal tecnologo allo spillatore:
il lavoro del futuro è nel boccale
La birra scopre nuove professioni

Gabriele Tassi
MILANO

LA gallina dalle uova d’oro si nasconde sotto due dita di schiuma. Scorrendo le pagine dei rotocalchi capiterà sempre più spesso di incappare in offerte di lavoro nel campo del boccale. E in effetti, secondo una ricerca dell’Osservatorio Birra, di Fondazione Birra Moretti, ogni giorno nel settore della bionda, trovano un impiego (stabile) almeno 6 persone. Una crescita dell’occupazione del 5% in 24 mesi, che si traduce in oltre 4.400 posti in più in due anni. Più del doppio rispetto all’andamento medio nazionale (nello stesso arco di tempo, in Italia, l’occupazione è cresciuta, dati Istat, di circa il 2%).

IL MERITO, oltre all’impennata dei birrifici artigianali – oggi il 500% in più rispetto a dieci anni fa –, è delle nuove figure lavorative che il settore genera. Veri e propri specialisti della bevanda con le bollicine. C’è da dire che non basta improvvisarsi. Lo confermano gli stakanovisti della birra, interrogati sul tema da Althesys, società responsabile dello studio ‘Le (insospettabili) professioni della birra’. Secondo i protagonisti della filiera, per trovare lavoro nella birra bisogna, prima di tutto, conoscere bene il prodotto (18%) e la industry (5%). Sono molto richieste anche qualità manageriali (11%) e da imprenditore (8%). Non si tralascia neppure la formazione del personale (14%) a conferma di un settore spesso giovane e dinamico, che ha visto nascere molte nuove imprese e modi di interpretare la distribuzione e vendita del prodotto.

QUALI SONO i fantomatici profili più richiesti dal settore? Secondo l’Osservatorio birra, a parte il classico mastro birraio, l’offerta riguarda anche le figure del tecnologo alimentare (della birra), dell’ingegnere chimico alimentare e del responsabile laboratorio e controllo qualità E ancora: responsabile della sicurezza, coordinatore sostenibilità, automation specialist, digital innovation manager, commerce specialist, tecnico grafico, brand ambassador, beer specialist, fino allo spillatore, al barman, e perché no, anche al sommelier. Ma di chi stiamo parlando? Proviamo a spiegarne alcuni.

TECNOLOGO. Si occupa dell’elaborazione delle ricette e della produzione della birra. Unisce le competenze tipiche di un ingegnere chimico con quelle di un tecnologo alimentare. Oltre alle conoscenze tecniche, oggi gli vengono richieste anche competenze manageriali, flessibilità e problem solving, dovendo tenere conto delle diverse variabili che influenzano la fase produttiva.

BRAND AMBASSADOR. Conosce la birra, sa come si produce e come degustarla, ne riconosce stili e tipologie. Allo stesso tempo, come commerciale, deve saper presentare e vendere il prodotto sia al cliente diretto (punto di consumo) che a quelli indiretti (distributori ed altri venditori). È in sostanza un ambasciatore dell’azienda e del marchio.

SOMMELIER. È una figura professionale a tutto tondo, in grado di abbinare le capacità tecniche di degustazione agli abbinamenti coi piatti. A queste conoscenze si affiancano quelle gestionali. Al Sommelier si concede spesso autonomia esecutiva e gli si affida la mansione amministrativa della cantina, richiedendogli «sensibilità alle richieste e alle novità presenti sul mercato». Deve quindi saper «economizzare gli stock e gli ordini» e possedere abilità commerciali nella vendita delle bevande. Il comparto è solido, e la conferma arriva dall’anzianità dei dipendenti. In barba alle carriere discontinue e ai contratti a tempo determinato, il 50% dei lavoratori risulta assunto da più di 10 anni, e un altro 33% è in azienda da almeno 5 anni. Inoltre, dei 3,49 miliardi di euro di valore aggiunto creato dal comparto, il 71% (2,47 miliardi di euro) viene destinato alla remunerazione lorda dei lavoratori, sostenendo così l’economia familiare.

Di |2019-07-02T07:40:46+00:0002/07/2019|Focus Agroalimentare|