LE SFIDE DELL’INNOVAZIONE

Chi ha paura dei robot?
L’intelligenza artificiale
ci sta cambiando la vita
E il mercato fa boom: +70%

Andrea Ropa
ROMA

COME il ghiaccio bollente. Quando nel 1956, durante un seminario al Dartmouth College di Hanover (New Hampshire), il matematico John McCarthy coniò l’espressione ‘intelligenza artificiale’, ad ascoltarlo c’erano soltanto un ristretto gruppo di accademici sognatori e qualche appassionato di fantascienza. Incuriositi dall’ossimoro, unione di due concetti di significato opposto che, insieme, producono un evidente paradosso: attribuire al campo dell’artificiale una prerogativa tipica della natura umana come l’intelligenza.

NEI DECENNI successivi, da problema linguistico l’intelligenza artificiale (IA) è diventata la tecnologia più dirompente del terzo millennio, paragonata per forza strategica all’elettricità del XIX secolo. Oggi possiamo definirla come la teoria e lo sviluppo di sistemi informatici in grado di svolgere compiti che normalmente richiedono l’intelligenza umana, capaci di percepire il mondo esterno, apprendere, ragionare e agire come un sistema biologico. I recenti progressi nel Machine Learning e Deep Learning e le disponibilità di enorme potenza di calcolo anche a basso costo hanno portato il diffondersi dell’IA ovunque, dalla radicale trasformazione dei processi industriali alle complesse analisi economiche e sociali; dai sistemi percettivi (il linguaggio, la visione, i sensori, le interfacce aptiche), ai sistemi di apprendimento e ragionamento automatico (come il machine learning statistico e neurale, modelli di rappresentazione della conoscenza, ottimizzazione e pianificazione), ai sistemi intelligenti in grado di agire sull’ambiente (robotica, veicoli autonomi, agenti in realtà virtuale e aumentata) ai nuovi sistemi di retrieval, di Q&A, di recommandation e di profilazione di utenti, fino ai sistemi orientati alla cybersicurezza e all’analisi dei social.

TUTTI sviluppi che rafforzano le prospettive di un mercato già molto promettente. Secondo uno studio della società di ricerca e consulenza Gartner, nel 2018 l’IA ha generato a livello globale un giro d’affari da 1.200 miliardi di dollari, con un incremento del 70% sul 2017. Cifra destinata a più che triplicare nel 2022, quando il business dovrebbe valere 3.900 miliardi. Il solo mercato dei chatbot dovrebbe raggiungere 1,25 miliardi di dollari entro il 2025, con una crescita del 37% nel prossimo biennio. Il numero di imprese che implementano l’IA è cresciuto del 270% negli ultimi quattro anni e triplicato nei 12 mesi appena trascorsi. Il report sottolinea come la crescita dell’adozione sia da attribuirsi a una maturazione significativa della tecnologia che ha spinto le aziende ad applicarla in una varietà di impieghi. Dall’indagine è emerso poi che il 52% delle telco utilizza già i chatbot e che il 38% dei fornitori di assistenza sanitaria fa affidamento alla diagnostica assistita da computer.

NON È UN CASO che Gartner preveda che nei prossimi 3-5 anni il 50% di tutte le interazioni analitiche sarà svolto attraverso l’IA. Già oggi si interagisce con sistemi di intelligenza artificiale come Watson di IBM, Amelia di IPSoft, Siri di Apple, Cortana di Microsoft e Google Assistant. «Non stiamo però cercando di costruire dei cervelli umani o provando a imitarli – ha chiarito John-David Lovelock, Research Vice President di Gartner – Stiamo invece costruendo macchine che imparano dall’esperienza, si adattano al mondo esterno grazie ai dati raccolti e producono risultati non del tutto previsti da chi le ha costruite ». Ma le opportunità create dall’IA si presentano insieme a nuove vulnerabilità: la società e gli individui possono essere esposti a discriminazioni automatiche, violazione della privacy, perdita di autonomia e mancanza di trasparenza; rischi che possono minare la fiducia degli stakeholder e l’accettazione sociale delle nuove opportunità. Gli economisti si interrogano da tempo su quali strumenti attivare per impedire che l’evoluzione della società verso un’economia a sempre minore intensità di lavoro, accelerata dall’IA, non si traduca in un impoverimento della popolazione.

A METTERE in guardia dai rischi dell’IA è stato, primo fra altri personaggi di spicco, il fisico Stephen Hawking: «Non siamo in grado di prevedere cosa riusciremo a fare quando le nostre menti saranno amplificate dall’intelligenza artificiale – ha detto durante il Web Summit di Lisbona nel novembre 2017, quattro mesi prima di morire –. Forse, con strumenti nuovi, riusciremo anche a rimediare a tutti i danni che stiamo provocando alla natura, e magari saremo anche in grado di trovare soluzioni definitive a povertà e malattie. Ma è anche possibile che con la distruzione di milioni di posti di lavoro venga distrutta la nostra economia e la nostra società ».

Di |2019-05-13T10:31:27+00:0013/05/2019|Primo piano|