Ubi Private punta al podio
con asset per 36 miliardi
«Il segreto dei manager
è dare soluzioni di qualità»

UN SETTORE in evoluzione che deve puntare ancora sulla qualità delle relazioni umane nel rapporto con il cliente. Viene descritto così il mercato del private bankingda Riccardo Barbarini, responsabile di Ubi Top Private, la divisione che, all’interno del gruppo Ubi Banca, si dedica alla gestione dei patrimoni dei clienti di fascia medio-alta.

Il 2017 è stato caratterizzato per voi da importanti acquisizioni. Cos’è cambiato per il private banking del gruppo?

«In una prima fase l’operazione Banca Unica – risponde Barbarini – ha comportato la fusione per incorporazione delle 7 banche commerciali del gruppo. Nella seconda parte dell’anno è stata attuata la fusione di Banca Adriatica e Banca Tirrenica. Nei prossimi giorni sarà ultimata anche la fusione di Banca Teatina. In questo contesto, si è data una forte focalizzazione al mercato private con la creazione di Ubi Top Private che ha unito la storica tradizione nella gestione dei patrimoni del nostro gruppo a un progetto di forte innovazione tecnologica e finanziaria».

Il private banking è molto competitivo e dinamico; come si posiziona Ubi?

«Siamo tra i primi 4 operatori in Italia. Grazie anche alle recenti acquisizioni, siamo ancor più presenti in aree come la Toscana, le Marche e l’Emilia Romagna. Ubi Top Private gestisce, attualmente, asset per oltre 36 miliardi di euro con 300 professionisti in tutta Italia. Questo posizionamento sul mercato è per noi fonte di grande soddisfazione ma è anche una grande responsabilità».

Il mondo del private banking è in trasformazione. Quali sono le tendenze in atto?

«Il settore si sta evolvendo come tutto il mercato finanziario. Analogamente a quanto sta avvenendo per le banche tradizionali, nei prossimi anni assisteremo a un processo di concentrazione. Gli investimenti necessari per fornire un elevato livello di servizio ai clienti sono ingenti e quindi difficilmente raggiungibili con dimensioni contenute se non focalizzate su nicchie. Per quanto riguarda il servizio al cliente, ci si sta spostando verso un approccio di wealth management. Non basta, cioè, concentrarsi sulla sola gestione del patrimonio ma è indispensabile poter soddisfare a 360 gradi le esigenze dei nuclei familiari in attività come il passaggio generazionale, la protezione del patrimonio stesso e il finanziamento personale e aziendale. Per questo tipo di servizi sono necessari importanti investimenti nelle persone».

Le risorse umane rivestono ancora grande importanza nella relazione con i clienti?

«Oggi, nel mondo dei prodotti finanziari, una vera differenziazione è difficile da raggiungere e da mantenere. Noi siamo una società che eroga servizi e la principale qualità distintiva è data soprattutto dal rapporto tra il cliente e il nostro private relationship manager. Il nostro banker non deve essere solo un gestore ma anche un risolutore di problematiche, e non solo in ambito strettamente finanziario: un vero e proprio problem solver. Per questo ruolo abbiamo selezionato i migliori professionisti interni al gruppo e abbiamo attivato un progetto di assunzioni di giovani talenti da avviare a questa professione».

Andrea Telara

I nuovi paletti Bce
sui crediti a rischio
Scontro con le banche
«Pressing eccessivo»

 Dall’inviato Alessia Gozzi

FRANCOFORTE

AUMENTARE la produttività e pulire i bilanci. Sono le priorità della Bce per il settore bancario nel 2018. La scorsa settimana, nella conferenza annuale della Vigilanza (Ssm) a Francoforte, Danièle Nouy ha chiarito che la stretta sui crediti a rischio (Npl) non riguarderà lo stock esistente ma quelli futuri. E che il famoso addendum non sarà vincolante, nel senso che non ci saranno sanzioni automatiche ma le situazioni verranno valutate «caso per caso» conle singole banche nell’ambito degli stress test. Il testo delle nuove regole sarà pubblicato a marzo (a stretto giro con la proposta che arriverà dalla Commissione Ue, il 13 marzo) per entrare in vigore dal primo aprile. Un ritardo di tre mesi rispetto ai piani originari dell’Eurotower dovuto allo scontro a colpi di pareri legali con Parlamento e Consiglio europei: motivo del contendere, il mandato che la Bce avrebbe oltrepassato ‘legiferando’ in tema di sofferenze. Si va verso un compromesso per salvare la faccia a tutti: Vigilanza Bce, Parlamento e Consiglio Ue. Alla Vigilanza Bce «abbiamo messo le migliori menti legali a nostra disposizione per chiarire nel modo più assoluto chel’addendumallelinee guida sui crediti deteriorati delle banche non è vincolante» e che l’istituzione si muove nell’ambito del suo mandato, ha sottolineato madame Nouy.

MA SOPRATTUTTO le nuove regole (svalutazione completa in due anni dei crediti non garantiti e in 7 anni di quelli garantiti) riguarderanno solo gli npl futuri, mentre strette sugli stock esistenti (il 25% dei quali in pancia alle banche italiane) sono rimandati a un indefinito futuro. In ogni caso, avverte Nouy, «le banche dovrebbero prepararsi» visto che i crediti deteriorati, pur se diminuiti, «restano un grosso problema» e i prossimi stress test «saranno il momento della verità». Le banche europee, secondo la Bce, ne hanno in pancia ancora 760 miliardi (lordi), anche se la situazione patrimoniale è migliorata, con Cet1 ratio medio salito nel terzo trimestre 2017 al 14,3%. Una pressione ingiustificata, secondo il mondo bancario italiano, sintetizzata all’Assiom Forex dal dg dell’Abi, Giovanni Sabatini, che ricorda come i compiti a casa si stiano facendo. Il rapporto fra Npl e impieghi ad agosto 2017 era al 15,4%, che scende all’13,6% «tenuto conto di alcune importanti cessioni in fase di realizzazione» da parte delle banche. Una cifra che calerà al 10% a metà 2019 e sotto l’8% a fine 2020, in anticipo rispetto alle previsioni della stessa Abi. L’altra critica, soprattutto italiana, riguardal’eccessiva focalizzazione dell’Eurotower sulle sofferenze rispetto ai derivati, più presenti nelle banche francesi e tedesche. «Quella che non ci occupiamo dei derivati è una favola, così come quella che siano tutti pericolosi», ha tagliato corto da Francoforte la numero due della vigilanza, Sabine Lautenschlager. Intanto, dal 18 aprile, scatterà la stretta sul collaterale accettato nelle aste di rifinanziamento dalla Bce permettersi al riparo dagli asset più a rischio posti a garanzia dalle banche: esclusi i fondi di investimento come emittenti ammissibili o garanti e i commercial mortgage-backed securities (Cmbs) come garanzie nell’ambito dell’Eurosistema.