LE RISORSE DEL MARE

Aset in prima linea per l’ambiente
«Vasche, depuratori e scolmatori:
via gli inquinanti dalle acque»

FANO (Pesaro e Urbino)

UN BUON prodotto ittico necessita di un buon mare. Per questo Fano ci tiene all’Adriatico. La città della Fortuna, infatti, è stata una fra le prime in Italia a depurare le acque reflue: quarant’anni fa iniziavano i lavori all’impianto di Ponte Metauro. Una scelta lungimirante, pionieristica. Un’opera che nel suo genere ha fatto scuola e che testimonia una storica attenzione verso l’ambiente, in particolare marino. Ora la società multiservizi Aset spa si prepara a rendere ancor più efficiente il depuratore.

Presidente Paolo Reginelli, che cosa fa di concreto Aset spa per il mare Adriatico?

«Rispondo con un semplice dato: oggi a Fano si depura oltre il 99 per cento delle acque reflue. Un risultato di assoluta rilevanza. Per ottenerlo sono stati effettuati investimenti in infrastrutture e professionalità, si migliora di continuo un servizio strategico anche per l’economia turistica».

Qual è l’impegno economico di Aset spa per il servizio di depurazione?

«Riguardo al solo impianto a Ponte Metauro sono stati spesi oltre 600.000 euro per i lavori di manutenzione nel quinquennio dal 2013 al 2017. L’attuale portata è di 60.000 abitanti equivalenti. Inoltre Aset spa gestisce, nel Comune di Fano, altri due depuratori, uno è stato quasi raddoppiato nel maggio dell’anno scorso. In questo caso l’investimento è stato pari a un milione e 400.000 euro. Nei Comuni di Mondolfo e Monte Porzio Aset spa gestisce quattro ulteriori depuratori. All’impianto di Marotta sono collegati altri rilevanti interventi per la tutela dell’eco-sistema marino e dell’ambiente in generale, per un importo vicino a un milione di euro».

Di che cosa si tratta?

«Stiamo allacciando all’impianto di Marotta tre fogne miste di Ponte Rio, Comune di Mondolfo, che non erano in regola con le normative Ue. L’importo dell’opera, finanziata per intero dalla tariffa, è di 161.000 euro».

Avete poi portato gli scolmatori a 400 metri dalla riva…

«Stanno funzionando bene entrambi i prolungamenti, che in fase di prova hanno retto anche agli effetti di recenti, violente perturbazioni. L’investimento complessivo ammonta a un milione e 800.000 euro. La società multiservizi e l’Amministrazione fanese sono dunque i primi enti pubblici nelle Marche ad avere attuato il piano regionale per la tutela delle acque, ricorrendo a soluzioni innovative ».

Un progetto anche per la foce del torrente Arzilla?

«Aset spa ha da poco ricevuto un cospicuo contributo Ue, pari a quasi mezzo milione, per realizzare la vasca di prima pioggia vicino alla foce. Conterrà fino a 1.600 metri cubi di acque miste, reflue e piovane in eccesso, che saranno poi inviate al depuratore nell’arco delle 48 ore successive. Tutti inquinanti che non arriveranno al mare».

Proprio di recente il laboratorio analisi di Aset spa è stato riconosciuto come eccellenza di livello nazionale. Quali vantaggi?

«Il servizio ha aumentato il già elevato grado di affidabilità, avendo ottenuto l’accreditamento secondo le normee di certificazione da parte di Accredia, autorevole ente terzo di valutazione. Siamo i primi gestori di servizi pubblici nelle Marche ad avere raggiunto il prestigioso obiettivo e tra i primi venti in Italia. In precedenza il laboratorio di Aset era già stato certificato. Sono stati verificati l’anno scorso 30.600 parametri tra acquedotto, depurazione e fognature, più altri 8.200 per il servizio di igiene ambientale».

Tiziana Petrelli

Clean Sea Life A pesca di rifiuti: raccolte 1,5 tonnellate

BRUXELLES

DA PORTO Torres a Rimini, da San Benedetto del Tronto a Manfredonia, trentaquattro pescherecci dei porti di quattro regioni italiane hanno aderito all’iniziativa del programma Clean Sea Life, raccogliendo oltre una tonnellata e mezzo di rifiuti marini in una giornata.

L’AZIONE, finanziata dal programma europeo Life, è stata presentata al seminario «Fishing for Litter» – A pesca di rifiuti, organizzato dall’eurodeputato Marco Affronte (Verdi), per discutere della revisione della direttiva sugli impianti portuali, per il conferimento dei rifiuti delle navi. Affronte, che chiede di «fare chiarezza sullo smaltimento dei rifiuti marini», ha ricordato uno studio di Greenpeace sul sale marino da cucina, secondo il quale «il 92% contiene microplastiche», ed ha annunciato un’iniziativa, a Rimini, in primavera, con Clean Sea Life, per la raccolta delle reti per la miticultura, abbandonate in acqua.

«IN ITALIA la raccolta dei rifiuti marini è ostacolata dal vuoto normativo», ha avvertito tuttavia Eleonora de Sabata (nella foto), portavoce di Clean Sea Life. «Tecnicamente – ha spiegato – i pescatori non sono abilitati al trasporto dell’immondizia; nei porti non vi sono aree di smaltimento per i rifiuti raccolti in mare, e non è chiaro chi debba essere a pagare per il loro smaltimento».

TANTO che in alcune testimonianze raccolte dal progetto, i pescatori – che in una lettera sollecitano un intervento europeo – hanno ammesso che per evitare multe ributtano in mare i rifiuti finiti nelle loro reti. Al seminario è stata presentata anche l’esperienza di «ReSeaclons» un progetto gestito dall’Istituto marino di Seaquarium del porto di Le Grau du Roi, nel sud della Francia, dove i rifiuti plastici riportati in superficie vengono riciclati e trasformati in una nuova materia plastica mista.

Di |2018-11-12T13:53:04+00:0012/11/2018|Focus Agroalimentare|