Carmignac dà fiducia all’Italia
«Promossa dagli investitori
Mercato azionario più solido»

Giuseppe Catapano

BOLOGNA

UN ROADSHOW per fare il punto con gli investitori. Sandra Crowl, membro del comitato investimenti di Carmignac, è stata a Bologna. Uno sguardo al presente e l’altro al futuro.

Quali prospettive attendono il mercato valutario?

«Il driver principale è la crescita dei trend valutari e non i differenziali dei tassi di interesse. L’incremento del commercio internazionale, che ha raggiunto un solido tasso di crescita del 5%, ha garantito la regolarità delle transazioni e la conseguente domanda per l’euro e le valute dei mercati emergenti. L’attenzione degli investitori, che avevano sottopesato gli investimenti nell’Eurozona, è tornata sul vecchio continente per effetto del vigore della ripresa economica, del miglioramento dei risultati trimestrali e del minore rischio politico dovuto al processo di riforme in atto in Europa».

Mentre lo status del dollaro è cambiato.

«Le politiche isolazioniste dell’amministrazione Trump inducono i gestori delle riserve a monitorare attentamente l’ammontare degli investimenti in dollari. Con questi cambiamenti strutturali in atto, nel 2018 l’Euro potrà proseguire il suo trend rialzista e superare la media decennale del cambio euro/dollaro, pari a 1,22».

Il fattore Trump avrà impatto sui mercati esteri?

«L’amministrazione Trump ha portato a politiche protezioniste e isolazioniste, come ad esempio la scelta di abbandonare il Tpp (Trans-pacific partnership). Gli Stati Uniti non sono più il primo partner commerciale per l’Europa e la Cina, l’impatto sarà meno problematico rispetto a dieci anni fa».

La buona performance dell’azionario italiano continuerà?

«L’azionario italiano ha tratto vantaggio dalla ritrovata fiducia degli investitori internazionali nell’economia locale e nella ripresa dei settori industriale e manifatturiero. L’industria dei servizi, inoltre, si sta espandendo a un ritmo più sostenuto di quello della Germania. In generale gli utili delle società stanno migliorando, il rifinanziamento e il consolidamento del settore bancario hanno contribuito a diminuire i dubbio sul rischio sistemico. Il mercato azionario italiano potrebbe anche rafforzarsi in vista delle elezioni del 2018».

E i mercati emergenti?

«Stanno traendo enormi benefici dall’incremento del volume degli scambi commerciali, dal miglioramento del deficit delle partite correnti e dalla migliore performance degli utili societari. Vediamo opportunità nel debito sovrano, sia in valuta locale che in valuta forte, e nei settori sensibili all’andamento del ciclo economico, come ad esempio le banche di Paesi che presentano un basso livello di indebitamento, come in America Latina e India».

Riduzione del programma di acquisto di asset da parte della Bce, come difendersi?

«Attraverso l’assunzione di posizioni corte sui tassi di interesse obbligazionari, è possibile ottenere performance positive anche in un mercato obbligazionario rialzista. Per quanto riguarda l’obbligazionario europeo, preferiamo posizioni short sui bund tedeschi e long sui titoli di stato italiani. Questo riduce interamente il rischio direzionale, traendo allo stesso tempo beneficio dai più elevati tassi tedeschi».

Azioni e obbligazioni corporate possono essere opportunità anche per piccoli risparmiatori?

«Sul mercato delle obbligazioni corporate, dobbiamo essere cauti sull’aumento dell’indebitamento e i rendimenti più contenuti. L’acquisto di bond Investment grade da parte della Banca centrale ha significativamente ridotto i rendimenti in tutti gli altri settori. Oggi gli indici obbligazionari Investment grade sono costituiti per il 49% da bond con rating Bbb rispetto al 21% del 2007, con un livello di rischio maggiore per ottenere gli stessi rendimenti».


Fintech Imprese e startup riunite nel distretto milanese

Alessia Gozzi

MILANO

A RIDOSSO dei grattacieli di Porta Nuova, in quella Milano city che sta cercando di portare a casa la sede dell’Ema, è nato il primo distretto Fintech. La prima area urbana dedicata a imprese e start up che uniscono finanza e innovazione per disegnare il futuro. Il Milan Fintech district, promosso da Banca Sella e da Copernico, funzionerà come uno spazio di coworking per le aziende e di incontro con potenziali investitori. Tra le trentadue aziende che hanno aderito al progetto ci sono realtà come Moneyfarm, Credimi, Soisy, Satispay, Lendix, Sardex, Digital Magics e Blockchainlab. Il che significa sistemi di roboadvisor, pagamenti digitali, cripto valute, social lending ed equity crowdfunding. Un esperimento di open innovation intersettoriale sulla traccia di ciò che ha portato al top culle dell’innovazione digitale come la Silicon Valley o gli hub di Tel Aviv. Un elemento di sviluppo imprescindibile, come ha sottolineato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per la modernizzazione del sistema finanziario del Paese che si tradurrà anche in nuova occupazione. Il mondo, del resto, va in quella direzione: gli investimenti in Fintech sono triplicati in questo ultimo anno da 4 a 12 miliardi di dollari per un totale di oltre 730 deal. L’investimento globale annuale dovrebbe raggiungere i 46 miliardi di dollari nel 2020 secondo i dati dell’Innovate Finance Manifesto, elaborato da una serie di operatori del mondo fintech associati a Innovate Finance. In Europa, Londra è la capofila. Secondo FinTech Global, il 70% dei capitali raccolti dalle aziende fintech europee nel primo trimestre del 2017 è andato a compagnie aventi sede in sei grandi città: Londra, Berlino, Stoccolma, Parigi, Barcellona e Amsterdam. Si tratta di circa 1,1 miliardi di dollari di finanziamenti, dei quali oltre un terzo di questa (il 36%) finito a startup e new company basate nella capitale del Regno Unito. Un flusso che, a causa della Brexit, potrebbe in parte essere drenato verso altre capitali europee. E Milano vuole essere protagonista di questa partita, recuperando il gap che separa l’Italia dall’estero negli investimenti sulla finanza innovativa.

MA FINTECH non significa solo start up e venture capitalism, vuol dire anche portare l’innovazione tecnologica nei servizi finanziari, a partire dai pagamenti. Una sfida che coinvolge direttamente il mondo bancario, come ha sottolineato il vice direttore generale di Bankitalia, Fabio Panetta, snocciolando i numeri degli utenti delle soluzioni di pagamento digitale offerti dai colossi della digital economy come Apple o Samsung, aumentati in soli due anni da 18 a 144 milioni. Solo Amazon Lending ha erogato oltre un miliardo di dollari di crediti nell’ultimo anno, il triplo della media dei cinque anni precedenti. Ed è solo la punta dell’iceberg.