LE PROSPETTIVE DEL PAESE

L’Italia ha il debito più alto dell’Ue
Per uscire dalla spirale della crisi
serve l’energia di un altro boom

di ANTONIO PATUELLI*

NEI GIORNI scorsi l’Ente Europeo di Statistica, Eurostat, ha pubblicato i dati aggiornati a questo mese di maggio sul debito pubblico accumulato negli anni dai singoli Paesi dell’Unione Europea (anche il totale di essi e di quelli che compongono l’area Euro).Eurostat ha pubblicato pure le percentuali del debito pubblico di ciascun Paese rispetto ai prodotti interni lordi nazionali. Emergono diversi dati che stimolano anche originali riflessioni. Infatti, l’Italia è gravata dal più cospicuo debito pubblico fra i Paesi europei, che nel 2016 ha raggiunto i 2.218 miliardi di Euro, oltre il doppio di un ventennio prima. L’ammontare totale del debito pubblico italiano è pochissimo superiore a quello della Francia (2.147 miliardi di euro, che nel ventennio è addirittura triplicato), di quello della Germania (2.140 miliardi di euro, raddoppiato dal 1995) e di quello del Regno Unito (2.022 miliardi di euro, moltiplicatosi di addirittura oltre quattro volte rispetto al 1995).

INVECE, gli stessi quattro principali Paesi d’Europa, che hanno ammontari totali di debito pubblico molto simili, hanno percentuali ben diverse per l’importante indicatore del rapporto fra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo. In questa classifica l’Italia svetta con il 132%, mentre la Francia è al 96%, il Regno Unito all’89% e la Germania all’ancor più virtuoso 68%. In tale graduatoria l’Italia è seguita dal Portogallo con il 130%, da Cipro con il 107%, dal Belgio con il 105% e dalla Spagna con il 99%. Insomma, il problema che schiaccia l’Italia non è soltanto l’ammontare totale del debito pubblico cresciuto nei decenni, ma ugualmente la scarsa crescita del Prodotto Interno Lordo che è il fattore determinante per innescare un circuito virtuoso più veloce di rilancio economico e di risanamento della finanza pubblica.

QUESTI DATI complessivamente rafforzano la convinzione che occorre una più accentuata ripresa di tutti i fattori produttivi italiani per innestare un circuito virtuoso privato e pubblico di ripresa, con la riduzione del debito pubblico e conseguentemente della pressione fiscale. Diviene, quindi, ancor più prioritario che siano favoriti tutti i fattori di competitività e di produttività delle attività economiche italiane per realizzare una svolta che possa creare un nuovo «miracolo economico» italiano, così come quello degli anni Cinquanta, dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale. Infatti, la decennale grande crisi che abbiamo alle spalle non è stata frutto di eventi bellici, ma ha avuto impatti, per alcuni aspetti, simili ed occorre una energia particolarmente convergente per il rilancio produttivo ed occupazionale per togliere all’Italia il duplice negativo primato in Europa di detenere i record dell’ammontare totale del debito pubblico e della percentuale più elevata nel rapporto fra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo.

*Presidente Abi


Il gioco delle monete Real in discesa, il dollaro torna sugli scudi

MILANO

DA METÀ dello scorso mese il prezzo dell’oro continua a scivolare e si trova ora ai minimi da marzo. I fari per capirela tendenza sono da puntare sulla Fed, la cui manovra sui tassi diventa centrale. I dati del primo trimestre relativi alla crescita e alle vendite di auto in Usa sono risultati non uniformi, mentre i salari non agricoli hanno superato le 200.000 unità ad aprile, la disoccupazione è scesa al 4,4%, il che fa ritenere che il mercato stia tornando a cavalcare la Fed rialzista: man mano che Trump scompare dalla scena principale, la banca centrale americana si prepara ad un ritorno in grande stile. In Europa la vittoria più ampia del previsto del presidente Macron ha certamente contribuito a dissolvere le incertezze più importanti e a mandare l’oro al tappeto. Dal punto di vista tecnico, il metallo giallo dovrebbe stare sui 1200 dollari perché in caso di un ulteriore movimento ribassista potremmo vederlo nuovamente tornare a 1150.

SUL MERCATO valutario, il dollaro Usa sembra aver interrotto il rally iniziato lunedì in quanto gli osservatori si sono presi un momento di calma per osservare lo scenario di base. Il biglietto verde non ha ancora prezzato correttamente il primo rialzo dei tassi che si appresta a fare la Fed (la probabilità implicita di una mossa al rialzo analizzando i Fed Funds Future è al 95,3%). Le valute dei Paesi Emergenti si trovano nuovamente a fare i conti con un ribasso dei prezzi delle materie prime, innescate dalle preoccupazioni sulle prospettive dell’economia cinese.

ALDILÀ del Pacifico, il Real brasiliano sta soffrendo la politica aggressiva di riduzione del costo del denaro da parte della propria banca centrale, fattore che lo rende meno appetibile per carry trade.

  1. e.
Di |2017-05-17T10:32:35+00:0017/05/2017|Dossier IT Forum|