Un portale di sconti e convenzioni
«Più benessere per i dipendenti
e possibilità di attrarre talenti»

Achille Perego
MILANO

SI CHIAMA Inspiring Benefits. E’ il nuovo portale che Aon, primo gruppo in Italia e nel mondo nella consulenza dei rischi e delle risorse umane, nell’intermediazione assicurativa e riassicurativa con 50mila dipendenti, metterà a disposizione della propria clientela. Un portale di convenzioni e scontistiche aziendali che offre alle imprese soluzioni di fidelizzazione innovative che spaziano dall’employee engagement per i dipendenti fino ai programmi fedeltà dedicati ai clienti. Sempre più la performance e il successo di un’azienda sono strettamente legati alla qualità del capitale umano e al suo livello di engagement, il coinvolgimento dei lavoratori che migliora le loro performance. Tanto che secondo uno studio di PwC, i dipendenti di imprese che hanno sviluppato l’employee engagement mettono il 57% in più di impegno nella loro attività rispetto agli altri e sono per l’87% meno propensi a cercare nuove opportunità di carriera in altre aziende.

LE STRATEGIE di employee engagement hanno subito un’accelerazione in Italia con l’entrata in vigore della legge sul lavoro agile (81/2017) che ha sancito la parità contrattuale tra i lavoratori tradizionali e quelli che operano in smart working. Del resto negli anni si è verificato un cambiamento radicale nelle aspettative dei dipendenti rispetto alla work experience, per i quali la garanzia di un buon equilibrio tra vita privata e lavoro ricopre una rilevanza senza precedenti. È quindi strategico per le imprese investire in soluzioni di welfare privato fornite da provider professionali specializzati, con una comprovata esperienza in questo ambito.

AON, che ha il suo quartier generale a Londra e tra i 120 Paesi in cui è presente c’è anche l’Italia con 27 uffici principali e oltre 1600 dipendenti con 250 milioni di ricavi complessivi e 3 miliardi di euro di premi intermediati nel 2018, interpreta la parola “benessere” nel suo significato più ampio, dall’ambito emotivo a quello economico, da quello psico-sociale a quello fisico. E ha sviluppato negli anni per oltre 2 milioni di assistiti un’offerta di welfare completa e modulabile, che prevede programmi assicurativi Employee Benefits, piani in full-outsourcing di Flexible Benefits, convenzioni aziendali, Wellbeing, reti sanitarie dedicate, previdenza complementare e molto altro. IL PORTALE Inspiring Benefits, spiega Enrico Vanin, ad di Aon spa e Aon Hewitt Risk & Consulting, va a integrare il ventaglio delle soluzioni del gruppo dedicate al welfare e a rafforzare ulteriormente la sua leadership nello sviluppo e nell’erogazione di servizi che aiutano le organizzazioni ad attrarre e sviluppare i propri talenti, ad aumentare l’engagement e il benessere dei propri dipendenti, nonché a fidelizzare i propri clienti attraverso programmi di loyalty e incentivazione dedicati.

«OGGI in azienda convivono lavoratori di estrazione e fasce di età differenti, con un sistema valoriale e codici di comunicazione diversi fra loro e tipologie di bisogni peculiari. Per questo l’offerta di welfare aziendale per essere percepita come ‘di valore’ deve essere varia e customizzata – sottolinea Vanin – Siamo quindi molto orgogliosi di poter offrire anche al mercato italiano il portale Inspiring Benefits, un modello di servizio innovativo che all’estero conta già 9 milioni di utenti e oltre 300 programmi di fidelizzazione attivi. Il nostro obiettivo è quello di offrire sempre di più agli utenti finali una wellbeing experience a 360 gradi e ai nostri clienti la comodità di poter contare su un unico interlocutore per un ambito così composito come quello del welfare aziendale».


Lo smart working entra in studio
Cliffort Chance cambia sede
e punta sull’ufficio fluido hi-tech

Luigi Manfredi
MILANO

ANCHE gli avvocati – in primo luogo quelli d’affari (o d’impresa), minoranza dorata della categoria che da sola muove un giro stimato in oltre 2 miliardi di euro l’anno – devono adeguarsi a un mondo del lavoro in continua evoluzione. Una rivoluzione declinata sotto diverse angolature. Il ricorso alla tecnologia, certo. Ma anche diversi modelli organizzativi o architettonico- ambientali. Il primo esempio arriva dalla law firm Martelli & Partners, società per azioni tra avvocati con sedi operative a Roma, Milano, Napoli e un ufficio di rappresentanza a Dubai, che ha imboccato un percorso 2.0 con l’adozione del ‘lavoro agile’, lo smart working cioè. L’applicazione del nuovo modello gestionale è stata resa possibile grazie a una rivoluzione organizzativa, a un forte investimento economico in tecnologia d’avanguardia, studiata appositamente per digitalizzare i processi lavorativi e interconnettere i professionisti e a una politica di formazione delle risorse.

LA SPERIMENTAZIONE, avviata nelle tre sedi di Roma, Milano e Napoli, coinvolge 35 professionisti e porterà a una risparmio sui costi di gestione pari al 25-30%. L’ottimizzazione non andrà a intaccare gli investimenti sulle risorse coinvolte che, considerando solo i giorni lavorativi nel corso di un anno, risparmieranno una media di 3mila euro di carburante e 400 ore di trasferimenti in auto cadauno, con relativo abbattimento delle emissioni di C02. «Concordo con Richard Branson (il fondatore di Virgin, ndr) quando afferma che «contano i risultati, non le ore in ufficio – dichiara l’avvocato Giovanni Battista Martelli, Ceo dello Studio Martelli & Partners –. Lo smart working è uno strumento che contribuisce all’aumento delle performance lavorative, si pone come risposta valida alle esigenze di conciliare la vita del libero professionista con gli interessi aziendali e favorisce un atteggiamento ecosostenibile. In un realtà in cui si è sempre più proiettati verso la digitalizzazione del sistema lavorativo e non solo, l’immagine dello studio legale dalle grandi stanze arricchite con tappeti, libri polverosi e legato ad orari di apertura e chiusura è obsoleta e soprattutto improduttiva».

IN QUEST’ULTIMA visione si inserisce la novità che riguarda Clifford Chance, uno dei principali studi legali al mondo che complessivamente si avvale di oltre 3mila professionisti basati nei cinque continenti. Clifford Chance trasferisce i propri uffici milanesi (dove lavorano circa 140 persone) nella nuova sede di via Broletto 16, a due passi da piazza Cordusio. Con una filosofia chiara dietro quello che non è un semplice trasloco, ma una vera innovazione culturale: adeguare gli spazi per venire incontro alle esigenze dei professionisti. L’iconica mega scrivania in mogano lascia il posto a spazi agili, tecnologicamente super avanzati ed ecosostenibili.

IL CONCETTO chiave della nuova sede ruota attorno al segno distintivo ‘flow space’, interpretato da Clifford Chance per contraddistinguere l’ambiente e il modello di lavoro scelto e ideato per le proprie persone. È un ambiente di lavoro fluido, che massimizza il potenziale delle persone, consentendo la scelta tra una varietà di spazi chiusi e aperti, entrambi in grado di rispondere alle necessità di confidenzialità e privacy, così come a quelle di collaborazione e crossteam e crosswork. Tradotto: tecnologia avanzata, sistemi illuminotecnici all’avanguardia a livello mondiale, modularità e riconfigurabilità degli spazi.

«ABBIAMO realizzato – spiega Micol Scabbia, general manager di Clifford Chance per l’Italia – un modello spaziale evoluto e fortemente distintivo rispetto al tradizionale concept del settore legale, con l’ambizione che possa diventare un esempio a cui guardare in Italia e all’estero». A Clifford Chance sono dedicati cinque piani di ‘Broletto16’ (su un totale di sette): dal terzo al settimo, costituiti da due piani uffici comunicanti, cui si aggiungono un piano totalmente dedicato ai clienti e agli ospiti esterni, e un piano per le persone dello Studio che offre numerosi servizi come palestra, recharge area, bar lounge, spazi all’aperto e un rooftop a uso esclusivo.

L’intervento di AGOSTINO DI MAIO (*)
LAVORO, I NUMERI CHE NON TORNANO

SECONDO un vecchio adagio, i numeri sono sensibili alla tortura: volendo, si può far dire loro quello che si vuole. Senza scomodare Cesare Beccaria, gli ultimi dati ufficiali sul nostro mercato del lavoro impongono una riflessione seria e correttivi rapidi. L’Inps ha evidenziato l’altro ieri il boom a giugno (+42% rispetto allo stesso mese del 2018) della Cassa integrazione (27,6mln di ore contro 19,3 milioni), le ore di solidarietà sono 5,2 milioni (+99,8%). In aggiunta all’occupazione che si sta perdendo andrebbe poi fatta una riflessione seria sulla qualità di quella che rimane. Il part-time involontario (espressione elegante che nasconde la riduzione delle retribuzioni) e la forte riduzione del numero di ore lavorate pro capite sono parametri che andrebbero valutati con maggiore serietà rispetto al mero conteggio delle teste che ha portato in queste settimane qualche esegeta entusiasta a sbilanciarsi forse oltre il lecito. Se l’economia presenta segnali preoccupanti, la natura pro-ciclica – che accentua, dunque, nel mercato del lavoro i trend economici in essere, in questo caso negativi – del cosiddetto decreto dignità impone una sua rapida revisione.

E’ OGGI evidente come le forti limitazioni all’utilizzo di forme di flessibilità subordinate (contratto a termine) e soprattutto tutelate (come la somministrazione) non abbiamo portato a una migliore qualità della nostra occupazione bensì ad un preoccupante scivolamento verso forme di impiego meno tutelanti. A marzo di quest’anno (Inps) le prestazioni occasionali sono cresciute del 46,2%, i contratti intermittenti del 7,5%, nei primi tre mesi del 2019 sono state aperte 196.060 nuove partite Iva (+7,9%) di cui il 77% di persone fisiche, a indicare un ulteriore rafforzamento del processo di destrutturazione del lavoro). Sul versante delle auspicate stabilizzazioni di massa (che non ci sono state) si è invece registrata una piacevole sorpresa. La somministrazione si sta facendo carico delle assunzioni a tempo indeterminato più di qualunque altra componente del mercato del lavoro: un terzo circa di questi assunti (oggi circa 70mila) sono dipendenti delle Agenzie.

RECENTEMENTE il governo ha presentato un disegno di legge delega per la semplificazione in materia di lavoro. Tra i criteri di delega vi è quello di «eliminare i livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti per l’adeguamento alla normativa europea». Val la pena di ricordare che il lavoro in somministrazione ha una disciplina europea autonoma (2008/104/CE) diversa da quella del contratto a termine (1999/70/CE). La prima, a differenza delle seconda, impone agli Stati la rimozione dei vincoli al lavoro tramite Agenzia. Il decreto-dignità ha fatto esattamente il contrario mettendo sullo stesso penalizzante piano i due istituti con una operazione non solo dubbia sul versante del diritto comunitario ma contradditoria riaspetto ai propri fini. Forse è giunta l’ora di intervenire: non farlo sarebbe davvero, questo sì, un delitto.

* Direttore generale di Assolavoro