LE NUOVE FRONTIERE DELLA MOBILITA’

Monopattino elettrico in condivisione
Helbiz lancia il servizio anche in Italia
«Utili e ricavi superiori al car sharing»

Nicoletta Magnoni
MILANO

IN PRINCIPIO fu il car sharing. Poi, nelle città congestionate dal traffico, ha conquistato la strada il bike sharing. Ma il 2019 è l’anno del monopattino elettrico in condivisione. Negli Stati Uniti sfreccia già da tempo grazie a quattro piattaforme di noleggio: Spin (gruppo Ford), Helbiz, Bird e Lime. In Europa si sta facendo largo velocemente. In Francia, da un anno, anche i bambini di otto anni possono girare per le avenues con un monopattino elettrico, il trottinette. Oltralpe, però, le regole sono poche, anzi è anarchia totale. L’Italia, invece, sta salendo ora e con cautela su queste due piccole ruote per recuperare il ritardo, rispetto al resto del Continente, sulla nuova frontiera della micromobilità in condivisione: il mercato è a largo raggio se, secondo i dati registrati dall’Osservatorio, la sharing mobility nel 2017 aveva già diciotto milioni di potenziali utenti.

COSÌ, un mese fa, il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha firmato il decreto che disciplina la sperimentazione in città dei mezzi a bassa velocità, hoverboard, segway e monowheel compresi. Via libera ufficiale, dunque, dopo il caso di Milano, prima città ad accendere il semaforo verde per i monopattini elettrici, ma al di fuori della legge, quando cioè per il Codice della strada ancora non esistevano. Torino è tra le metropoli in prima fila per partire e testare la regolamentazione che potrà durare due anni al massimo. E, dall’altro lato della strada, in prima fila per fornire il servizio c’è Helbiz, società apripista in Italia, nata solo nel 2017, con sede a New York e fondatore siciliano, Salvatore Palella.

LA DOPPIA nazionalità di Helbiz si riflette nella prossima e contemporanea quotazione negli Usa e a Piazza Affari. Dopo la pubblicazione del decreto dei Trasporti in Gazzetta ufficiale, la previsione è che questa nuova forma di micromobilità invaderà nel giro di poco le strade italiane. Buche permettendo. Quindi, la scommessa sulla app che geolocalizza e sblocca il monopattino elettrico, attraverso il passepartout dello smartphone, c’è tutta.

Palella, per quando è in calendario la doppia Ipo?

«È prevista nel quarto trimestre del 2019 e spero che questa operazione stimoli i molti imprenditori che spesso attendono troppo prima di aprirsi ai mercati».

La quotazione all’Aim è legata all’anima italiana di Helbiz?

«Sì, per noi è un onore essere la prima azienda a essere quotata contemporaneamente sul Nasdaq e sull’Aim. Un esperimento di Borsa italiana che avrà la nostra società come apripista. Siamo i primi in un mercato che è ancora agli albori in termini di sviluppo, per cui potremo essere attrattivi sul mercato dei capitali anche in Italia».

Qual è il valore potenziale di Borsa?

«Non posso esprimermi per obblighi col Nasdaq, ma siamo in una forchetta che va tra i 150 e i 250 milioni di dollari».

Quanti monopattini compongono la flotta di Helbiz?

«Attualmente abbiamo 5mila mezzi che entro la fine dell’estate arriveranno a 8mila. La disponibilità in Italia è di 1.500 mezzi che raddoppieranno entro lo stesso periodo ».

Da quando siete partiti, richiesta e parco mezzi sono significativamente aumentati?

«Sì, cresciamo quotidianamente e soprattutto in Europa dove la tabella di marcia prevede mediamente l’apertura di una città alla settimana».

La regolamentazione in atto che impulso potrà dare allo sviluppo del settore in Italia?

«In Italia è stata fatta una buona legge, ma leggermente indietro rispetto a quelle vigenti in Europa e con un forte gap rispetto agli Stati Uniti. Si tende a complicare uno strumento che è molto simile alla bicicletta, ed è per questo che andrebbe regolamentato come le bike, come accade negli Usa. Capiamo che ogni nazione ha le proprie esigenze sul fronte della micromobilità, perciò in Italia metteremo a disposizione dei Comuni i dati raccolti dai nostri mezzi».

Il car sharing è un settore già saturo? Perché Helbiz l’ha escluso scommettendo su un concetto di micromobilità urbana che richiede una transizione culturale ancora lenta?

«Abbiamo intercettato con anticipo alcuni gap industriali del mercato dello sharing, focalizzando il nostro core business sulla micromobilità perché persone e amministrazioni devono ripensare l’attuale complessità delle città. In realtà non abbiamo trascurato il settore auto dove siamo presenti a Hong Kong e Los Angeles, ma ora siamo molto focalizzati sulla parte micro dove anche gli utili e i ricavi sono di gran lunga superiori rispetto alle auto».

L’esperienza di bike sharing di alcune società è stata fallimentare a causa degli atti di vandalismo e dei tentati furti. Helbiz corre lo stesso rischio?

«No. Anche noi abbiamo subìto degli atti vandalici, ma avendo un team di monitoraggio dei mezzi 24 ore su 24 e avendo sviluppato una tecnologia gps in grado di mappare con estrema precisione ogni mezzo, riusciamo a circoscrivere il problema a pochi casi, che diventano irrilevanti in termini di impatto economico».

Avete concorrenza in Italia? Uber sta accarezzando l’idea…

«Sì, ad oggi ci sono due operatori attivi ma non temiamo la concorrenza, anzi, può aiutare a educare i cittadini al rispetto e all’uso dei mezzi. Siamo i primi e l’azienda dimensionalmente più rilevante, abbiamo aperto il mercato a Milano, una città unica nel contesto europeo, stiamo testando una città importante come Rimini per i flussi turistici e abbiamo una programmazione che ci vedrà presto attivi in città come Firenze e Pisa ».

Di |2019-07-08T10:44:28+00:0008/07/2019|Imprese|