Ambiente, la strategia di Ferrarelle
«Riutilizziamo per il consumo
tonnellate di bottiglie di plastica»

Franca Ferri
PRESENZANO (Caserta)

ECCOLE LÌ, compresse in balle che riempiono i piazzali di stoccaggio di fronte alla fabbrica: tonnellate e tonnellate di bottiglie di plastica, compresse in balle e pronte per essere riciclate. Sì, proprio le bottiglie in Pet (polietilene tereftalato), oggi più che mai ‘simbolo’ dell’inquinamento ambientale. Eppure, fra i tanti tipi di plastica, il Pet è riutilizzabile al 100%, a patto di essere raccolto e trattato adeguatamente. Come accade nello stabilimento Ferrarelle di Presenzano (a pochi chilometri dal sito di Riardo, dove l’acqua oligominerale viene raccolta dalla falda sottostante per essere imbottigliata): 35.000mq per un investimento di 27 milioni di euro, con una cinquantina di addetti (a regime saranno 60), in funzione da novembre 2018 e che raggiungerà il break even tra il 2020 e il 2021. «Promuovere il cambiamento culturale per un uso e un riciclo consapevole è il piano naturale di sviluppo strategico del nostro gruppo – spiega Michele Pontecorvo, vicepresidente di Ferrarelle SpA, –. Seguiamo da sempre due grandi direttrici: responsabilità sociale verso l’ecosistema di riferimento, cioè chi ci lavora e chi sceglie il marchio, e attenzione agli aspetti del business ».

IL PET è l’unico polimero plastico che ha tutte le caratteristiche necessarie per alimenti pronti al consumo; a differenza di altre plastiche (buste, cannucce, piatti, ecc) è riciclabile all’infinito: «Per ogni bottiglia di R-Pet prodotta qui, ne togliamo due dal ciclo dei rifiuti». A Presenzano c’è il ciclo industriale completo: «Partiamo da spazzatura – spiega Giuseppe Cerbone, consigliere delegato di Ferrarelle SpA – e per noi era importante essere dietro a ogni passaggio. Siamo i primi in Italia nel settore acque ad aver unificato in un unico sito tutte le fasi del processo». Processo che si divide in tre fasi. Si inizia con eliminazione delle etichette, prelavaggio, selezione del materiale indesiderato (sia con procedimenti automatici che con un controllo manuale), frantumazione delle bottiglie con una macinazione in acqua. Ne escono due ‘strati’ di plastiche diverse, con l’HDPE (i tappi) che resta più in alto: è la parte ‘non food’, che viene ‘scremata’ e venduta per altre forme di riciclo: «Tessile, isolanti per l’edilizia, piani da lavoro per cucine. Ci sono scarpette da calcio, costumi da bagno e borse fatte con R-Pet» racconta Pontecorvo. Il ciclo prosegue con altri lavaggi, centrifughe, asciugature e selezioni per dimensione e colore: le scaglie escono divise per colore e dimensioni (devono essere fra i 4 e i 12 mm, come le scaglie di sapone). La seconda fase è quella della ‘rigradazione alimentare’, un trattamento a caldo e sottovuoto che estrae le impurità e rende il Pet utilizzabile per usi alimentari.

TERZA FASE, quella delle tre grandi presse che producono le ‘preforme’, cilindri di plastica di dimensioni ridotte che verranno poi trasportate nel sito di imbottigliamento, a Riardo, e lì ‘soffiate’ fino a diventare bottiglie da 0,5 e 1,5 litri. «Le nostre presse possono lavorare sia con materiale vergine, che riciclato, che mixato – spiega ancora Cerbone –. Ce ne sono sei al mondo, e tre sono qui». Ma hanno un limite: «Siamo l’unico Paese al mondo dove la legge impone un tetto massimo di 50% di R-Pet. E fino al 2010 non si poteva utilizzare, poi una norma europea ha costretto il legislatore italiano ad arrivare almeno questa soglia». Tradotto: il riciclo al 100% è tecnicamente possibile e c’è chi lo fa, anche se l’R-Pet costa di più: «Sul mercato internazionale una tonnellata di plastica vergine costa 1100 euro, una di R-Pet 1380». A Presenzano la sostenibilità economica passa, oltre che dalla vendita del Pet non food, da grandi economie di scala: ad esempio, non trasformare la scaglie in forme più compatte fa risparmiare energia, così come il l’uso delle plastiche colorate per evitare coloranti. A regime, lo stabilimento riutilizzerà 23.000 tonnellate di plastica all’anno per produrne 18.000, di cui 8.000 in scaglie RPet per uso proprio, per 400 milioni di bottiglie. L’impatto ambientale viene ridotto dall’impianto fotovoltaico che alimenta anche l’impianto di Riardo, dal minor utilizzo di trasporti (visto la vicinanza fra i due siti), e dalla stazione sperimentale per bonifica e recupero dei pallet, per non mandarli al macero dopo pochi utilizzi.

Premio letterario Malaparte, vince l’irlandese Colm Toibin

NAPOLI

IL PREMIO Malaparte è considerato uno dei premi letterari più importanti d’Italia anche in virtù degli autori premiati dal 1983, quando nacque su iniziativa di Graziella Lonardi Bontempo e di Alberto Moravia. Una lista che comprende tra gli altri Anthony Burgess, Saul Bellow, John Le Carré, Susan Sontag, Michel Tournier e Isabelle Allende. Dopo una pausa di tredici anni, nel 2012 il premio è tornato grazie al sostegno di Ferrarelle, sponsor unico dell’iniziativa, e tra i recenti vincitori figurano Emmanuel Carrère e Richard Ford. Quest’anno la giuria, presieduta da Raffaele la Capria, 97 anni, e composta da Leonardo Colombati, Giordano Bruno Guerri, Giuseppe Merlino, Silvio Perrella, Emanuele Trevi e Marina Valensise, ha premiato l’irlandese Colm Toibin. «Per l’ottavo anno Ferrarelle – ha sottolineato il vicepresidente del gruppo, Michele Pontecorvo Ricciardi (nella foto) – ha confermato il suo sostegno al Malaparte, con grande orgoglio e convinzione: il premio è uno strumento a disposizione di quest’isola, Capri, che è uno scoglio bellissimo e amato, carico di cultura e tradizioni, ma che deve iniziare a ripensare il suo modo di offrirsi al mondo. È per questo – ha aggiunto – che il premio era stato fondato, per mantenere viva una fiamma di cultura e di ingegno, su un’isola bellissima, che purtroppo come tante altre bellezze dell’Italia è colpita dal turismo massificato. Sostenere il premio – ha concluso – per noi significa anche aiutare e proteggere e sostenere questo patrimonio». Da sempre Ferrarelle è al fianco di realtà prestigiose nel campo culturale, per sostenere il patrimonio artistico italiano e internazionale. Con la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli nel 2018 ha lanciato un bando per la raccolta di buone pratiche dal titolo ‘Smart & Sustainable Communities’ con lo scopo di mappare iniziative e progetti che abbiano applicato i principi dello sviluppo sostenibile.