LE NUOVE FRONTIERE

I robot diventano consulenti
I grandi dell’informatica
fiutano il business

Ma resiste il fattore umano

Alessia Gozzi

MILANO

UN ALGORITMO al posto di un consulente finanziario in carne ed ossa al quale affidare i propri investimenti. Si chiamano roboadvisor, piattaforme online che, sulla base di algoritmi di risk management e asset allocation, offrono ai risparmiatori soluzioni di investimento precostituite, consigliando la costruzione di portafo-gli più o meno personalizzati secondo le esigenze del cliente. Negli Stati Uniti infatti, società come WealthFront e Betterment gestiscono circa un miliardo di dollari e anche realtà storiche come Charles Schwab stanno per lanciare la loro versione automatizzata del servizio di consulenza. Ma ci sono esempi anche in Europa, come Nutmeg in Gran Bretagna o TAdvisor in Spagna. Secondo un’analisi di Kpmg, il tasso di crescita annuale stimato dei roboadvisor nei prossimi anni è del 68%, dai circa 60 milioni di masse gestite nel 2015 lo studio stima che si arrivi a 2,2 trilioni entro il 2020 su scala globale, che saliranno a 3,7 trilioni nei cinque anni successivi. Nella partita vogliono entrare anche big del settore hi-tech come Apple o Facebook, AliBaba già l’ha fatto. Anche in Italia le cose si muovono grazie a MoneyFarm, fondata nel 2011 in Italia e Regno Unito, che oggi conta 20mila clienti attivi e 150mila iscritti, e ad AdviseOnly, nata nel 2010. Da un lato c’è l’economicità della consulenza tramite intelligenza artificiale; dall’altra, l’esigenza per l’investitore di fidarsi. Sarà per questo che in Italia, il roboavisory non è esploso come Oltreoceano. La via italiana, per ora, sembra essere quella del robot for advisors.

COME ‘ALFABETO’, la piattaforma di digital advisory lanciata nel 2016 da Fideuram, la divisione private banking del gruppo Intesa Sanpaolo. Una sorta di ‘ufficio digitale’ che permette a consulente e cliente di condividere informazioni anche a distanza, di comunicare tramite chat o video-chiamata, o addirittura di sfruttare innovative funzionalità di co-browsing per navigare assieme tra rendiconti, portafoglio finanziario e proposte di investimento, fino alla loro approvazione tramite firma elettronica o addirittura quella biometrica con il pollice. Oltre 60mila clienti lo utilizzano, soprattutto tramite app, e 2.500 consulenti finanziari (oltre la metà di quelli di Fideuram) sono iscritti. «La tecnologia può dare una mano, soprattutto per individuare prodotti più efficienti – spiega Raffaele Levi, responsabile Modello di Business di Fideuram – ma l’elemento umano resta distintivo: il ruolo del consulente è di far emergere le esigenze del cliente e adottarle alle scelte finanziarie. Del resto, il robot psicologo non esiste ancora». Secondo Levi i trend del Fintech in italia sono «di commistione» e anche negli Stati Uniti «i roboadvisor hanno avuto una diffusione limitata finché non hanno stretto relazioni con grandi banche o istituzioni finanziarie che già avevano un rapporto con la clientela». Chissà che l’entrata in vigore della direttiva europea Mifid2, con i suoi oneri aggiuntivi, non faccia tornare in primo piano il tema.

La cautela spinge i fondi
L’intelligenza artificiale
calcola i nuovi rischi

LUGANO

UN NUOVO modo per difendersi dai rischi di volatilità. Come? Attraverso l’intelligenza artificiale. Che non è la ‘solita’: quella ideata dalla sgr svizzera Controlfida studia la statistica della volatilità. È la nuova frontiera nella gestione dei fondi. Già, perché la corsa dei mercati sta iniziando a sollevare più di un interrogativo sulla sostenibilità della crescita e le sue prospettive. La Borsa americana sta ormai guadagnando ininterrottamente da nove anni e, anche se i risultati societari sono confortanti e la riforma fiscale di Donald Trump promette nuovo ossigeno alle imprese, i multipli nelle valutazioni hanno raggiunto livelli poco legati ai fondamentali. Sul fronte obbligazionario, le aspettative di rialzo dei tassi dalle banche centrali stanno penalizzando i prezzi dei bond e, nonostante non manchino all’orizzonte incognite geopolitiche come le elezioni italiane o le tensioni in Siria e in Medio-Oriente, la volatilità resta ai minimi sotto le medie storiche. In questo perimetro, alcuni gestori stanno tornando a guardare a una diversificazione a favore di gestioni decorrelate dai mercati, così da proteggersi in caso di repentine inversioni di tendenza.

È IL CASO di Controlfida, family office svizzero specializzato in grandi patrimoni e in gestioni per la tutela degli investimenti dai potenziali scossoni dei mercati, che ha appena aggiunto ai propri fondi con strategie opzionarie (che riparano dai rischi di volatilità) una nuova soluzione all’avanguardia nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

IL FONDO Aglaia, infatti, rappresenta una vera e propria novità nel panorama delle gestioni di investimento per l’approccio scientifico e analitico. «Ci prefiggiamo ritorni molto interessanti a fronte di una volatilità contenuta, entro il 5%, grazie a un approccio unico che sfrutta l’analisi delle statistiche sul ciclo di volatilità di determinate asset-class, come azioni, obbligazioni o materie prime», spiega Carlo Ferrari Ardicini, vicepresidente di Controlfida. Che aggiunge: «Da 10 anni ci siamo avvicinati all’intelligenza artificiale con un algoritmo proprietario che identifica determinati momenti in cui emergono correlazioni significative nelle fluttuazioni dei titoli».

LE STATISTICHE raccolte nel database della società hanno evidenziato comportamenti tracciabili in sette casi su dieci consentendo di definire strategie ad hoc in presenza di risposte precise tra le quaranta variabili analizzate. La gestione, di tipo long-short del fondo, ovvero libera di puntare sia al rialzo che al ribasso, si serve di una piattaforma proprietaria che misura la volatilità intraday e utilizza il modello matematico costruito per seguirne le indicazioni.

«LA LOGICA matematica rappresenta la nuova frontiera nelle gestioni con vantaggi tangibili nel controllo dei rischi di volatilità, e con il vantaggio di una ulteriore diversificazione e decorrelazione dalle strategie più tipiche dei normali strumenti di investimento», aggiunge Ferrari Ardicini. Ribadendo che «proprio la decorrelazione è un elemento distintivo del nostro prodotto, il risultato che si ottiene e che costituisce un punto di forza. L’intelligenza artificiale è una caratteristica innovativa e importante perché il sistema non ha sentimenti, e questo è un vantaggio in finanza. Ma dietro un algoritmo ci sono sempre menti umane…».

Scenari Usa. Occupazione e mercati sull’altalena, orizzonte roseo

LUGANO

LE AZIONI sono ai massimi livelli dopo nove anni consecutivi di rialzo. Alcuni elementi del mercato portano a una maggiore cautela, a partire dalla volatilità ai minimi storici nonostante le incertezze politiche. In questo scenario, è stato lanciato il fondo Aglaia Ucits. L’indagine di Controlfida conferma come «a dicembre 2017 gli indicatori di fiducia siano al loro apice» e come «l’economia degli Stati Uniti stia migliorando dal 2008 e il tasso di disoccupazione sia inferiore a quello del 2000 e del 2007. E ancora, la volatilità nei mercati obbligazionari e azionari è tornata ai livelli pre-crisi del 2007». In particolare, per quanto riguarda gli Usa «è arrivato il momento della verità nei mercati obbligazionari statunitensi». Il trading di Aglaia «non è correlato ai mercati azionari e alle altre principali asset class». Questo, come spiegato da Ferrari Ardicini, si pone come «punto di forza» del fondo.

Di |2018-05-14T13:14:13+00:0012/02/2018|Dossier Economia & Finanza|