LE NUOVE FIGURE DEL WEB

Ecco come si diventa specialisti Seo
«Mix di marketing e informatica
Sempre più aziende li ricercano»

Alessia Gozzi

MILANO

IN UN MONDO dove l’e-commerce ha sempre più peso e i confini tra online e offline si infrangono, c’è una figura professionale che fa sempre più gola alle aziende, quella del SEO specialist. «Un professionista all’incrocio tra il tecnico informatico It e una persona di marketing che conosce bene come funzionano gli aspetti tecnici dei motori di ricerca», spiega Alessandro Agostini, partner di Bruce Clay Europe, società californiana che si occupa di Digital dal 1997 e in particolare di SEO, e formatore di professionisti del settore. SEO è un acronimo che sta per Search engine optimization e che, in sostanza, significa saper parlare la lingua di Google, Amazon & Co. con l’obiettivo di trarne un vantaggio economico: visite al sito, contatti e acquisti. Si tratta di una ‘specializzazione’ del SEM (Search engine marketing) che, a sua volta, è un filone in crescente affermazione del marketing.

Come si diventa un esperto di SEO, esistono dei percorsi di studio?

«Essendo un figura nuova non è ancora entrata nei profili accademici tradizionali. Sporcarsi le mani con la pratica è l’unico modo per diventarlo. Il SEO specialist, al momento, è principalmente un autodidatta ma, poiché è una figura sempre più ricercata, iniziano ad esserci diverse business school ma anche corsi specifici promossi dalle aziende stesse».

Quindi, come fate a scovare queste figure?

«LinkedIn è un bacino interessante, ma il reclutamento è molto difficile, sia per la scarsità di questi professionisti sia perché in pochi sono in grado di valutarne attitudini e competenze tecniche. Noi, ad esempio, stiamo cercando da tempo un SEO specialist e non l’abbiamo ancora trovato. Non è semplice, in parte perché professionalmente è ancora un’area grigia e, in parte, perché la domanda sta crescendo molto».

Quali caratteristiche deve avere?

«Da un lato competenze tecniche, non deve essere un programmatore ma deve avere una buona attitudine all’informatica. Dall’altro, serve un’attitudine al marketing e alla comunicazione. Fondamentale che sia curioso e in continuo aggiornamento. Basti pensare che Google cambia i sui algoritmi oltre 500 volte in un anno».

Ci sono diverse declinazioni in ambito aziendale?

«Sì. C’è il SEO più tecnico, il SEO semantico che fa anche copywriting e una figura meno tecnica, più legata al mondo delle public relation, che ricerca i segnali di link dall’esterno verso il sito aziendale».

Le aziende si affidano a società esterne o hanno un esperto SEO al loro interno?

«In passato utilizzavano soprattutto società o singoli freelance ma, oggi, molte aziende iniziano a internalizzare questa figura. Per dare l’idea dei numeri: i SEO specialist sono non più di 200 in tutto il mondo, da noi in Bruce Clay sono una quindicina».

Come fanno le aziende a valutare se il SEO fa la differenza? Se ne può misurare l’efficacia?

«Certamente. Posso misurare quanto traffico incrementale si genera da Google verso il sito dell’azienda ma anche l’aumento di fatturato che deriva dal motore di ricerca. Insomma, ci sono indicatori quantitativi ed economici».

Oltre a Google quali sono gli altri ambiti del SEO?

«Una delle tendenze che si stanno affermando di più è quella del SEO su Amazon che, come Google, è un grande motore di ricerca. Lo stesso vale per YouTube o per l’indicizzazione delle App negli store di Apple o Android. Ma la stessa logica può essere applicata anche ai social media, da Facebook a Twitter, per valorizzare la presenza della propria pagina, di un certo contenuto o di una campagna marketing».

 

Social Foto profilo che ispira fiducia? Te lo dice l’IA

MILANO

IL RECRUITING ONLINE ha sempre più peso nella selezione del personale per le aziende. I social network, quindi, hanno un’importanza fondamentale per far capire chi sia la persona che abbiamo di fronte. E dunque, anche l’impatto della foto profilo di LinkedIn o di Facebook può costituire ‘un’arma’ in più per il candidato in cerca di un’occupazione o desiderosa di migliorare la propria posizione. In passato, la scelta dell’immagine del profilo si basava sull’esperienza e sull’opinione di un amico, o semplicemente sul gusto personale. Ma c’è un modo di valutare con metodi analitici l’efficacia di un’immagine? La risposta può essere il tool Bella Foto (testabile al link http://ai-sentiment.aleagostini.com/): l’Intelligenza artificiale verifica in pochi secondi cosa oggettivamente comunica la tua immagine, cercando di capire se è idonea per essere utilizzata sul curriculum, sul profilo WhatsApp, sui social professionali (Linkedin) o ludici (Facebook, Snapchat, Tinder, ecc). «L’immagine del proprio volto – si legge nella presentazione fatta dal digital marketer Alessandro Agostini, che pubblica il tool – evoca emozioni e quella che usi sui tuoi social ti posiziona in un modo o in un altro (anche se tu non lo vuoi). Bella Foto ha decodificato l’immagine, ha dato una stima dell’età dimostrata, e segnalato l’impressione che trasmetto attraverso lo sguardo e il sorriso. Un’analisi della personalità del soggetto che viene elaborata calcolando il livello di competenza, socialità e affidabilità». Uno strumento gratuito di personal branding che può essere utilizzato anche per il marketing politico: il 98% dei manifesti elettorali, del resto, ha stampata la faccia in primo piano del candidato.

 

Di |2018-10-02T09:24:35+00:0002/05/2018|Lavoro|