LE NOSTRE TASCHE

Una fetta di stipendio o pensione
per rimborsare fino a 80mila euro
Cessione del quinto, nuovo boom

Achille Perego
MILANO

SUCCEDE di avere bisogno di un prestito per affrontare una spesa imprevista ma anche per realizzare un piccolo, grande sogno o aiutare figli e nipoti. E non sempre è possibile ottenere un finanziamento attraverso il canale dei prestiti personali o altre forme di credito al consumo. Si può allora percorrere la strada della cessione del quinto dello stipendio o della pensione. Una strada, spiega Michele Cristiano, ad e dg di CF Assicurazioni, la compagnia che fa capo al gruppo Tecnocasa, tornata a essere percorsa negli ultimi anni dopo un periodo di stabilità, se non di vero e proprio calo. CF ha nelle garanzie di copertura assicurativa – offerte a una quindicina di banche e società finanziarie partner che prestano il servizio della cessione del quinto – una delle sue specializzazioni e, proprio per questo, ha recentemente creato una business unit dedicata. A dirigerla c’è Stefano Loreti, che ha maturato in questo mercato una notevole esperienza lavorando per compagnie come Hdi, Net Insurance e Cardif.

CF, AGGIUNGE CRISTIANO, si occupa delle garanzie assicurative quando un lavoratore o un pensionato richiede a una banca o una società finanziaria il prestito per sostenere una spesa. In genere, aggiunge l’ad di CF, non riguarda le compravendite immobiliari – per cui si ricorre al classico mutuo – ma l’acquisto dell’auto o dell’arredamento, una spesa medica o ancora il matrimonio dei figli. Con un prestito medio che si aggira sui 20-25mila euro. E vede sempre di più anche i pensionati richiedere la cessione del quinto del loro assegno mensile, proprio per aiutare figli e nipoti. Così, dopo che negli anni scorsi l’erogato complessivo della cessione del quinto era sceso attorno ai 4 miliardi l’anno, l’aumento delle richieste, ha fatto salire questa cifra attorno a 5,2.

UN TEMPO questa forma di finanziamento era riservata solo ai dipendenti pubblici, poi è stata estesa anche a quelli privati, oltre che ai pensionati. Si tratta di una forma di finanziamento a tasso fisso e con pagamento costante della rata che ogni mese viene trattenuta o dallo stipendio o dalla pensione. La somma addebitata in genere non può essere superiore a un quinto della busta paga o della pensione e il prestito, a seconda dell’età lavorativa e del livello della retribuzione, può arrivare anche a 70-80mila euro rimborsabili fino a 120 mesi. La legge poi prevede che il richiedente, se pensionato, si assicuri con una polizza sulla vita. Nel caso di un dipendente, invece, è necessario sottoscrivere anche una polizza che copra il rischio dell’eventuale perdita dell’impiego. In quel caso intervengono le coperture assicurative, sottolinea Cristiano, garantite da una compagnia come CF. Ovviamente queste coperture sono più o meno costose rispetto alla sicurezza del posto di lavoro o l’età del pensionato che, prevedendo il caso morte, più è alta maggiore è il premio da versare. Premio che viene inserito nella rata della cessione del quinto. Che, rispetto ad altri tipi di prestiti, ha un percorso più agevolato e una certa convenienza dei tassi (dal 4-5% a oltre il 10% annuo) anche se è sempre bene confrontare le varie offerte sul mercato.

E IN FATTO di offerta assicurativa, conclude Cristiano, CF sta diversificando la sua attività. Dalla specializzazione nelle coperture per la cessione del quinto e tutte le polizze che accompagnano il core business dell’acquisto di una casa caratteristico del gruppo Tecnocasa (quindi le polizze incendio, vita, infortuni, perdita del lavoro), l’azienda ha lanciato un innovativo, e addirittura brevettato, pacchetto assicurativo (CF Wellfare) per tutte le esigenze di welfare, dalla pensione integrativa alla salute con un ‘preventivatore’ online sul sito (www.cfwellfare. it) che calcola le esigenze personali e prevede versamenti mensile anche minimi, partendo da circa 100 euro.

Contro corrente di ERNESTO PREATONI
COSÌ L’EUROPA PUÒ SALVARSI

QUESTA EUROPA è senza futuro, se non cambia passo. Ormai basta nominarla per perdere consensi. Se ne sta accorgendo il presidente Emmanuel Macron (nella foto) che, eletto l’anno scorso accompagnato dall’Inno alla Gioia (la colonna sonora dell’Unione europea), in quindici mesi è crollato ai minimi storici dell’indice delle preferenze . Dai sondaggi risulta che, oggi, meno del 30% dei francesi voterebbe per lui. Mai nessun Presidente della Quinta Repubblica era sceso così in basso dopo il primo anno di mandato. Neanche il suo predecessore Francois Hollande, considerato il peggiore di tutti. Sembra ormai che per l’Unione stia suonando la campanella dell’ultimo giro e sarà certamente così senza un deciso cambio di passo che dovrà ruotare su tre cardini che, senza snaturare la funzione dei singoli Stati, possa ridare un senso al disegno comune. Quindi basta con le politiche di austerità attraverso il finanziamento di un grande programma di investimenti (non il Piano Juncker), cui dovrebbe essere aggiunta l’attribuzione di nuove funzioni alla Bce, rendendola sempre più simile alle altre banche centrali. Infine, un grande progetto di formazione, con l’istituzione di una sorta di ‘Scuola europea’ che uniformi i livelli scolastici di ogni ordine e grado pur mantenendo le caratteristiche particolari di ogni Paese.

TRAGUARDI troppo ambiziosi? È possibile. Tuttavia io penso, da europeista convinto quale sono, che non ci siano alternative se si vuole ancora salvare quanto di buono in settant’anni è stato creato. Proseguire sulla strada dei piccoli rattoppi non serve assolutamente a nulla perché porta verso la distruzione. Meglio allora sedersi a un tavolo e preparare le procedure per un’uscita ordinata dall’euro. Questa la mia opinione, prendendo atto della realtà.

Di |2018-10-02T09:24:17+00:0017/09/2018|Dossier Economia & Finanza|