LE MOSSE DEL GIGANTE TEDESCO

Sicurezza, genetica e big data
L’agricoltura secondo Bayer
«Nozze fra ricerca e ambiente»

Antonio Del Prete
Monheim (Germania)

ALLE NOSTRE latitudini siamo abituati ad associare il concetto di sostenibilità all’ambiente. E a tradurlo in uno sviluppo che non compromette le possibilità delle generazioni future. Ma c’è un altro modo di vedere le cose. Una via dove, insieme con l’ecologia e l’avvenire, camminano l’economia, la società e il presente. È la via della Bayer. Nei giorni scorsi la multinazionale tedesca dei prodotti chimici e dei farmaci ha dato vita a un forum internazionale sul futuro dell’agricoltura, il ‘Future of farming dialogue’. L’evento, che si è svolto nel quartier generale di Monheim (Germania), ha trovato la sua sintesi programmatica nelle parole di Liam Condon, presidente della divisione Crop Science: «Dobbiamo alzare l’asticella ». Che significa, come da sottotitolo del meeting, «plasmare insieme l’agricoltura per gli agricoltori, i consumatori e il pianeta». Definire, cioè, «nuovi standard sul mercato in termini di innovazione, trasformazione digitale e sostenibilità». Non a caso lo slogan del colosso industriale è ‘Scienza per una vita migliore’. «Ma non siamo una Ong, siamo un’azienda che ha lo scopo di fare business», ha tenuto a chiarire senza ipocrisia Condon. Lo dimostra la mega operazione con cui, in giugno, la Bayer ha acquisito la Monsanto. Il marchio della multinazionale americana, condannata di recente a risarcire 289 milioni di dollari a un giardiniere malato di cancro, sparirà. Jesus Madrazo, che prima di diventare capo degli Affari Agricoli di Bayer Crop Science è stato vicepresidente della Monsanto, l’ha presa con filosofia: «Se questo aiuterà l’agricoltura ad andare avanti, è probabilmente un buon prezzo da pagare». «Comunque – ha chiarito –, rimarranno i brand dei singoli prodotti».

INTANTO, i dati parlano di un gigante primo sui mercati del mais e della soia, dell’orticoltura, dei cereali. «Numeri che ci permetteranno di investire nella sicurezza alimentare », ha garantito Condon. Per il manager, infatti, è proprio questa la priorità. «Si tratta di una questione complessa – ha spiegato –, perché condizionata da fattori imprevedibili come la natura, la politica e la cultura ». Il cambiamento climatico, le guerre commerciali, le regolamentazioni e le nuove «religioni alimentari», secondo il membro del board, stanno lì a dimostrarlo. Cionondimeno, la Bayer si è posta l’obiettivo di trasformare l’agricoltura. Con quali strumenti? L’innovazione e la tecnologia, innanzitutto. In tal senso, il mese scorso la Climate Corporation ha lanciato sul mercato Climate FieldView. Si tratta di una piattaforma digitale che consente agli agricoltori di raccogliere e visualizzare facilmente i dati del campo, analizzare e valutare le prestazioni del raccolto per ottimizzare la produttività delle colture.

«PER GLI IMPRENDITORI agricoli – ha puntualizzato Madrazo -, sostenibilità significa massimizzare i raccolti e far quadrare i conti». Inoltre, si lavora su editing genetico e big data. Ma non mancano gli ostacoli. Da una parte ci sono le regolamentazioni introdotte dagli Stati e dalle organizzazioni sovranazionali come l’Unione Europea; dall’altra l’opinione pubblica, che associa il cibo alla natura, non alla scienza. Un tabù che secondo i vertici Bayer si supera con la comunicazione. «Vogliamo ridurre il gap tra l’agricoltura moderna e la percezione comune », ha detto Madrazo. «Non sempre i cosiddetti alimenti naturali lo sono davvero – ha aggiunto Condon -, mentre dobbiamo far capire che l’innovazione scientifica rende i prodotti sostenibili». Ed è questa, forse, la sfida più grande.

L’esempio Nella vigna Moranda sistemi hi-tech e alveari

MONHEIM (Germania)

CONIUGARE scienza e natura, non solo si può, ma si deve. La pensano così alla Bayer, che ha lanciato il progetto Bayer ForwardFarming. «Una piattaforma di conoscenze – spiega la multinazionale tedesca – che consente agli agricoltori di dimostrare come è possibile fare agricoltura in modo sostenibile». Il programma, sviluppato in tutto il mondo, è stato sposato in Italia dall’Azienda Agricola Moranda. Sede a Nesente, nel Veronese, produce i vini Valpolicella, Valpolicella Superiore e l’Amarone. Frutti di 17 ettari di terreno, di cui 15 dedicati alla vite, di proprietà dal 1896 della famiglia Capurso. «Proteggiamo il vigneto con le più corrette tecniche agronomiche e l’uso degli agrofarmaci», dice Giovanni Capurso, il titolare (nella foto). «Grazie al supporto degli esperti Bayer – aggiunge – abbiamo potuto implementare pratiche all’avanguardia». Un esempio? «L’installazione della capannina meteorologica – risponde -, che ci consente di avere in tempo reale tutti i parametri necessari per poter intervenire nel momento giusto sia per quanto riguarda l’irrigazione del terreno sia per i trattamenti degli agrofarmaci».

TRA I CAPITOLI del progetto ci sono anche il monitoraggio degli insetti dannosi, delle malattie fungine, della biodiversità, la sicurezza degli operatori, la biodegradazione degli agrofarmaci e la tutela delle api. Insetti fondamentali per l’agricoltura, poiché il ‘lavoro’ di impollinazione dei fiori determina la qualità dei frutti. La loro presenza, inoltre, è indice di un’ottima salute ambientale. Per questo motivo Capurso ha installato due arnie che gli permettono di allevare circa 60mila api. Gli agricoltori che aderiscono a Bayer ForwardFarming condividono le esperienze e i risultati con altri operatori del settore: l’obiettivo è aumentare lo scambio di conoscenze.

Antonio Del Prete

Di |2018-10-02T09:24:17+00:0024/09/2018|Focus Sostenibilità|