LE INDUSTRIE DELLA BIKECONOMY

Bici elettriche, Five corre da sola
«Nella nostra fabbrica green
produrremo anche le batterie»

Andrea Bonzi

BOLOGNA

IL POLO ITALIANO della bici elettrica ha intenzione di fare molta strada. Sono passati otto mesi dal taglio del nastro della Fabbrica italiana veicoli elettrici (Five), stabilimento autosufficiente e superautomatizzato alle porte di Bologna, l’amministratore Fabio Giatti non nasconde la soddisfazione per la continua crescita dei marchi di casa – Wayel e Italwin – e, più in generale, del settore della mobilità green..

Giatti, quali sono le caratteristiche della vostra fabbrica?

«Lo stabilimento, inaugurato nel maggio scorso dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, è il più grande d’Italia e tra i più estesi in Europa dedicati esclusivamente alla produzione di bici elettriche. Abbiamo fatto investimenti da Industria 4.0, con un magazzino interno automatizzato, una linea di produzione con verniciatura ad acqua ecologica e soprattutto, grazie al doppio impianto fotovoltaico e ad accorgimenti che hanno aumentato l’efficienza, la fabbrica è totalmente autosufficiente a livello energetico. A regime, potrà produrre 35mila pezzi l’anno e impiegherà 50 persone (attualmente sono 21, ndr)».

Si avvicinano i probabili dazi antidumping sulle bici a pedalata assistita. In che modo può impattare sul vostro business?

«A giugno scadrà il dazio antidumping per le biciclette tradizionali. Qualche mese fa, Bruxelles ha iniziato l’indagine per estenderlo alle bici elettriche, creando di fatto un comparto unico. L’industria del pedale, direttamente o indirettamente, occupa più di 400mila persone in Europa, dunque è anche giusto proteggere i lavoratori e la qualità. Le bici elettriche importate dalla Cina sono arrivate a quasi 800mila in pochi anni, con una qualità non adeguata al mercato europeo. Immagino che ci sarà chi comincerà a riportare nel continente le produzioni che aveva trasferito in Cina».

Voi, in questo, siete stati precursori…

«Sì, noi abbiamo iniziato tre anni fa a riportare la produzione dalla Cina in Italia. Non l’abbiamo fatto per la possibilità di futuri dazi antidumping, ma certo queste nuove misure costituiscono una spinta importante al settore».

Perché avete ricollocato la vostra produzione, andando controcorrente?

«Ci siamo riappropriati del controllo qualitativo del prodotto, perché importare dalla Cina non dava determinate garanzie, ma è stata anche una scelta di marketing e di orgoglio nazionale. Non ultimo, poi, tenere la produzione in Italia ci permette di essere più reattivi sul mercato. In Oriente le tempistiche sono più lunghe e i volumi del singolo modello devono essere molto consistenti, in Five, invece, facciamo della flessibilità e della tempestività con cui andiamo sul mercato una caratteristica vincente».

Di quanto cresce il mercato della bici a pedalata assistita in Italia?

«Lo scorso anno i volumi sono raddoppiati, e anche noi di Five siamo cresciuti altrettanto. Non siamo ancora ai livelli di utilizzo del Nord Europa, ma i numeri sono in costante aumento».

Come è cambiato questomercato?

«Si sono moltiplicate le modalità di utilizzo. La bicicletta elettrica sta rendendo obsoleta quella tradizionale. Oggi abbiamo chi si serve della bici elettrica anche per le gite del week-end, e quindi parliamo di mountain bike, cicloturismo e trekking bike. Per questo abbiamo lanciato la linea ‘Trail’ per il segmento trekking di Italwin con il nuovissimo motore centrale Five e prodotti di fascia altissima sul segmento sportivo come la Wayel Fango e la Italwin Boost, equipaggiate con la motorizzazione Shimano. Altro segmento interessante è quello delle pieghevoli. E poi ci sono le cargo bike, ovvero quella sorta di tricicli utilizzati per le consegne soprattutto nei centri storici: a breve inizieremo a produrre questi mezzi sono un nuovo marchio Cargoo».

Quali sono le prossime mosse di Five?

«Innanzitutto inizieremo la produzione di batterie che, in termini di valore, sono i componenti che pesano di più e determinano l’autonomia del prodotto. Abbiamo deciso di internalizzare anche questa parte del processo, e non faremo sconti sulla qualità, utilizzando celle Samsung, solamente testate e certificate. La nostra ambizione, però, è quella di diventare un contenitore di tutte le realtà del settore in Italia e dunque siamo pronti a produrre anche per marchi esterni, sfruttando le economie di scala si possono raggiungere nuovi traguardi».

Sifà. Noleggio a lungo termine per le e-bike

BOLOGNA

NON SOLO QUATTRO e sei ruote. Sifà, società di noleggio a lungo termine di cui Bper Banca ha acquistato la maggioranza, darà la possibilità di affittare anche le bici a pedalata assistita, grazie a una partnership con i prodotti realizzati dalla Fabbrica italiana veicoli elettrici. «Il nostro slogan è: ‘La mobilità ha nuove regole: le tue’ proprio perché offriamo servizi su misura del cliente, privato cittadino, professionista o azienda che sia – spiega l’amministratore delegato della Società italiana flotte aziendali, Paolo Ghinolfi –. E visto che c’è un trend mondiale di crescita elevato per la mobilità sostenibile, quando Five e la famiglia Giatti ci hanno stimolato abbiamo accettato di buon grado, intravedendo la possibilità di unire l’identità italiana di entrambe le nostre realtà con il rispetto per l’ambiente. Temi, questi ultimi, ormai entrati a far parte della responsabilità sociale di impresa». Sifà ha una flotta di seimila macchine e una crescita di volumi che, negli ultimi anni, è raddoppiata. Ma cosa significa noleggio a lungo termine? «Il cliente individua un mezzo che gli interessa – spiega Ghinolfi – e anziché doverlo comprare, assicurare, e gestirne la manutenzione, si rivolge a noi che acquistiamo il bene in questione e glielo noleggiamo in cambio di un canone mensile».

IL DUBBIO di molti è che, una volta terminato il contratto da tre, quattro o cinque anni, poi del mezzo in questione non resti in mano nulla. «Nel canone il cliente paga anche la svalutazione dell’auto o della bici selezionata nel periodo considerato – risponde Ghinolfi –, è vero che la deve restituire ma il fatto di non avere bolli e assicurazioni da pagare e di avere l’auto sostitutiva compresa in caso di guasto, è una comodità di cui poi, una volta provato, si fatica a rinunciare. È il vero modo di vivere, oggi, una commodity».

Di |2018-10-02T09:24:49+00:0012/02/2018|Imprese|